“Antonio Donghi. La magia del silenzio”, da Venerdi 9 Febbraio a Palazzo Merulana

Uno dei maggiori interpreti del realismo magico in Italia

Una mostra straordinaria, davvero un unicum per la quantità e qualità delle opere esposte in un luogo che interpreta molto bene un modello di gestione condivisa del patrimonio di Roma Capitale, valorizzato molto bene. Ringrazio la famiglia Cerasi e Coopculture che hanno fatto di Palazzo Merulana un gioiello legato al quartiere, capace di accogliere e includere e valorizzare dei capolavori davvero straordinari. Roma è anche una città dell’arte contemporanea e in questo Palazzo ci sono alcuni dei capolavori della Scuola Romana.” Così il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, in visita a Palazzo Merulana per la mostra ‘Antonio Donghi. La magia del silenzio‘, che apre al pubblico dal 9 Febbraio al 26 Maggio 2024.

La mostra – curata da Fabio Benzi e prodotta da CoopCulture che gestisce Palazzo Merulana, sede della Fondazione Elena e Claudio Cerasie – si tiene con i contributi della Regione Lazio e di Roma Capitale.

Riscoperto da pubblico e critica negli anni ’80, Antonio Donghi che fu uno dei maggiori interpreti del realismo magico in Italia è oggi nuovamente apprezzato e inserito nella maggior parte delle rassegne internazionali sugli anni Venti e Trenta.

Questo progetto vuole aggiungere alla sua rivisitazione non solo uno studio, ancora mancante, sulle sue fonti culturali estremamente eclettiche, ma anche il ruolo importante che alcune collezioni pubbliche romane hanno svolto, attraverso la raccolta delle sue opere, per la conoscenza e diffusione della sua arte.

In mostra oltre trenta opere, prevalentemente acquistate direttamente alle mostre del tempo (Biennali di Venezia, Quadriennali di Roma, ecc.), o reperite sul mercato rendendole di pubblica fruizione, che si affiancano ai tre capolavori donghani già presenti alla Fondazione Elena e Claudio Cerasi: Lavandaie (1922-23); Gita in barca (1934) e Piccoli saltimbanchi (1938). Attraverso queste opere è possibile ricostruire interamente il  percorso artistico di Donghi, spesso condotto in modo schivo ma sempre originale e stimolante.

 

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