

Il piano strategico dell'azienda per l'emergenza-urgenza. Nel 2026 entrano in servizio 25 nuovi presidi a gestione diretta
Un piano industriale e sanitario per blindare la rete del soccorso pubblico, accorciare i tempi d’intervento e portare la tecnologia avanzata direttamente a bordo dei mezzi di soccorso.
Dopo aver superato il biennio più delicato della sua storia recente — segnato dalla macchina straordinaria del Giubileo, dalle esequie di Papa Francesco e dalle complesse manovre di sicurezza per il Conclave che ha eletto Papa Leone XIV — l’Ares 118 volta pagina. L’azienda sanitaria regionale ha messo nero su bianco le linee guida della strategia per i prossimi mesi, imperniata su un netto potenziamento della gestione pubblica, sul patto di trasparenza con il volontariato e sull’innovazione digitale.
I numeri di partenza raccontano lo sforzo di una macchina mastodontica: una media di 600 mila missioni di soccorso all’anno garantite in tutte le province del Lazio, supportate da una rete di 260 postazioni territoriali, 270 mezzi su gomma (tra ambulanze e automediche) e 3 elicotteri dedicati alle emergenze nelle aree più impervie o isolate.
Il primo pilastro del piano strategico punta a invertire la rotta rispetto alle esternalizzazioni selvagge degli anni passati. Nel corso del 2026, Ares 118 internalizzerà il servizio con l’attivazione di 25 nuove postazioni a gestione diretta. Una scelta strutturale che mira a riappropriarsi del controllo dei territori chiave, senza però rinunciare al supporto strategico del Terzo settore.
Per normare la collaborazione con il volontariato nascerà un tavolo permanente di co-programmazione con le reti associative iscritte al Runts.
Il primo passo concreto è l’introduzione di un regolamento unico per i rimborsi spese alle associazioni convenzionate, improntato a criteri omogenei per evitare disparità di trattamento. Laddove le forze interne e il volontariato non riusciranno a coprire i turni, l’azienda ricorrerà a bandi di gara specifici e vincolati.
La vera rivoluzione per i cittadini viaggerà però sui sistemi informatici di telemedicina integrati nella nuova flotta di veicoli in arrivo. Le nuove ambulanze saranno interamente connesse con la rete ospedaliera regionale. Durante il trasporto in regime di emergenza, i mezzi trasmetteranno i tracciati elettrocardiografici e i dati clinici del paziente direttamente ai monitor dei medici ospedalieri.
Questo flusso continuo permetterà alle strutture di preparare i posti letto e le terapie prima ancora che il mezzo arrivi in sirena, abbattendo radicalmente le attese e azzerando i tempi morti all’accettazione.
Parallelamente, le centrali operative estenderanno l’utilizzo della piattaforma FlagMii. Il sistema permette all’operatore del 118, previo consenso di chi chiama, di attivare la fotocamera dello smartphone dell’utente.
Il medico in centrale potrà vedere in tempo reale la gravità del trauma o della situazione clinica, guidando il cittadino passo dopo passo nelle manovre di primo soccorso (come il massaggio cardiaco) in attesa dell’arrivo dell’automedica.
«L’espansione della componente pubblica si muove di pari passo con un investimento massiccio su mezzi, tecnologie e capitale umano», spiega il direttore generale di Ares 118, Narciso Mostarda. «Aumentiamo i professionisti sanitari nel sistema d’emergenza e portiamo su strada mezzi connessi capaci di anticipare le diagnosi, abbattendo drasticamente i tempi di risposta della macchina del soccorso».
Il piano prevede infine la standardizzazione delle procedure d’intervento attraverso programmi di alta formazione obbligatori per dipendenti pubblici, volontari e operatori privati. Sul fronte della prevenzione, dopo il successo del progetto “Roma Cardioprotetta” — che ha dotato di defibrillatori tutte le pattuglie delle forze dell’ordine nella Capitale — la rete dei dispositivi salvavita DAE verrà capillarmente estesa anche ai piccoli comuni delle province laziali.
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