Bookcrossing al Ketumbar

In via Galvani 24 a Testaccio, è una Official Crossing Zone
Patrizia Artemisio - 24 Febbraio 2020

E poi il bookcrossing. Dove Steve Jobs iniziò a comandare l’iPhone sfiorandolo col dito e Zuckerberg trasportò la comunità umana nella realtà virtuale, nel 2001 due veterinari mollano quello che stavano facendo per far rivivere, con un social network, il caro vecchio libro.

Nel modo che non immagini torna a galla la storia. Con www.bookcrossing.com una comunità mondiale di lettori si organizza, traccia percorsi, crea nuove relazioni.
Le correnti, si sa, sono veloci e il messaggio in bottiglia è già sulle sponde del Tevere.

“Un libro liberato non è abbandonato: è un libro in cerca del suo lettore.
La nostra scommessa è far inciampare le persone in un libro, far incontrare le persone, modificare le relazioni standardizzate e frettolose con cui viviamo la città”,
leggiamo su bibliotecaacieloaperto.wordpress.com, un progetto che dall’Ottavo municipio si è oramai esteso a tanti altri.

In via Galvani 24 a Testaccio, il Ketumbar è una Official Crossing Zone, quindi un luogo in cui lasciare, leggere, portar via un libro liberamente. Se registrato con un Bookcrossing Identity Number, il libro, grazie al sistema tracciante del sito bookcrossing.com, potrà essere identificato e seguito nel suo percorso “leggi e rilascia”.

Come è nata l’idea del bookcrossing in un ristorante wine & cocktailbar?
Ci risponde il titolare, Stefano Tanoni: “Un’attenzione ai libri l’ho sempre avuta, avevo letto che in altri Paesi è una pratica ormai diffusa, avevamo degli spazi, essendo un locale abbastanza grande, e l’idea ci piaceva. È una cosa che facciamo con semplicità: ci chiamano per portare dei libri, ci sono persone che si mettono qui a leggerli, poi, non sapendo bene come funziona la cosa, ci domandano timidamente se li possono prendere. Noi li invitiamo a lasciarne uno ma se non ce l’hanno non importa”.

I libri li tenete in un angolo specifico?
“Ci sono delle mensole sparse in tutto il locale, poi c’è una saletta con un frigorifero non funzionante con i libri dentro”.

Chi è il cliente-lettore?
“Ormai le attività sono quasi tutte appannaggio delle donne! In generale, come clientela direi che vengono ogni 7 donne 3 uomini!”

Come si comportano, vengono e mangiano qui oppure leggono e basta?
“Una cosa che ho notato è che vengono sole, oddio anche con un’amica o un compagno, ma più spesso sole. Magari prendono un caffè al banco, non è un’attività che ci dà un riscontro dal punto di vista commerciale, ma è una cosa che comunque ci piace fare, è una nostra filosofia”.

I clienti sono in genere persone che abitano nel quartiere?
“No – risponde – vengono da tutta Roma, anche stranieri!” Se ti guardi intorno, ti accorgi delle candele, dell’arredo minimal, l’ambiente sofisticato ma accogliente. Così, sedute due tavolini più in là, con i calici in mano, sembra quasi di vedere Carry e le sue amiche Samantha, Charlotte e Miranda…

e allora Carry: – Ho detto a Big che somiglia al giovane Holden!

Samantha: Certo, un ragazzino!

Charlotte: No! Un inguaribile romantico…

Voleva sapere in che modo gli somiglia. L’ho annotato nel libro.

Miranda: Oh mio Dio! Non dirmi che credi che lo leggerà?

Gli ho detto che l’avrei rilasciato al Ketumbar

Samantha: Lo avrà già preso una donna.

Ma torniamo a Stefano: lei legge?
“Quando posso sì, spesso sono costretto a leggere libri che riguardano l’attività, ma il tempo a disposizione è veramente poco”.

Le librerie sono in crisi, secondo lei è cambiato il modo di leggere o si legge poco?
“Io non compro più un quotidiano non so da quanto tempo, le notizie le leggo online”.

Ma il libro è diverso… “Si infatti i libri ogni tanto li compro, però non ce la faccio a leggerli, non avrei tempo neanche per l’ebook! Il tempo è quello, lo stile di vita, i problemi che l’attività commerciale comporta…”

Va detto comunque che, nonostante i ritmi frenetici, elettrizzanti, travolgenti da Sex and The City, a Roma come a New York, continuiamo a sederci volentieri con un libro ed un bicchiere in mano. E non va dimenticato che, ne’ Il barone rampante, Cosimo Piovasco di Rondò “considerava i libri un po’ come degli uccelli e non voleva vederli fermi o ingabbiati”.

 

Patrizia Artemisio


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