

I militari di Guidonia risalgono al punto d'innesco grazie al Metodo delle Evidenze Fisiche: fiamme sfiorano la Riserva Naturale di Monte Catillo
La pratica illegale dell’abbruciamento di residui vegetali in pieno divieto estivo rischia di trasformarsi in un disastro ambientale a ridosso delle aree protette della provincia romana.
I Carabinieri del Nucleo Forestale di Guidonia Montecelio hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Tivoli due persone, gravemente indiziate del reato di incendio boschivo colposo in agro del comune di Marcellina.
L’operazione è scattata a seguito della formale denuncia presentata dal proprietario di un terreno agricolo confinante, i cui uliveti sono stati parzialmente divorati e devastati dalle fiamme.
Per risalire ai responsabili, i Carabinieri Forestali hanno applicato sul terreno il M.E.F. (Metodo delle Evidenze Fisiche), una tecnica analitica che permette di decifrare la direzione e la dinamica del rogo analizzando le impronte lasciate dal calore su rocce, recinzioni, scorze degli alberi e vegetazione.
L’analisi scientifica ha consentito di localizzare con precisione millimetrica il punto d’innesco: i due indagati avevano acceso un rogo all’interno del proprio fondo per disfarsi di sterpaglie e scarti di potatura. Complici le temperature torride e la siccità strisciante, le fiamme sono sfuggite al loro controllo, propagandosi rapidamente al terreno vicino e fermandosi a pochissima distanza dai boschi tutelati della Riserva Naturale di Monte Catillo.
La posizione dei due agricoltori si preannuncia complessa. L’articolo 423-bis del Codice Penale punisce l’incendio boschivo colposo con la reclusione da due a cinque anni (pena che sale da 6 a 10 anni in caso di dolo), in attuazione della tutela del patrimonio naturale sancita dall’articolo 9 della Costituzione.
Inoltre, ai sensi della Legge Quadro n. 353/2000, le aree arse dal fuoco vengono automaticamente sottoposte a un vincolo decennale che vieta qualsiasi nuova edificazione, cambi di destinazione d’uso, attività di pascolo e caccia.
L’episodio riaccende i riflettori sui rischi legati alle imprudenze estive. Sebbene il Testo Unico Ambientale (D.lgs 152/2006) consenta in via ordinaria lo smaltimento in loco di piccoli cumuli di scarti vegetali, tale facoltà è tassativamente sospesa dalle ordinanze dei sindaci durante l’intero periodo di massima pericolosità per gli incendi boschivi.
I Carabinieri Forestali tornano a raccomandare la massima cautela alla cittadinanza:
Zero combustioni: divieto assoluto di bruciare stoppie e ramaglie all’aperto nei mesi estivi;
Attenzione ai macchinari: evitare attrezzi che generano scintille vicino all’erba secca;
Stop ai veicoli sul secco: non parcheggiare mai l’auto con il catalizzatore caldo sopra sterpaglie;
Pulizia dei fondi: mantenere le campiture agricole libere da accumuli di materiale infiammabile.
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