

A rendere tutto più complicato è il fattore tempo, ma anche quello climatico. Piantare tra aprile e giugno significa lavorare fuori stagione, alle porte dell’estate e con temperature in aumento
Il polmone verde di Ostia si gioca il tutto per tutto in una volata finale di due mesi e mezzo. La riforestazione della Pineta di Castel Fusano, finanziata dai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è finalmente ai blocchi di partenza: la data segnata sul calendario è il 17 aprile.
Tuttavia, la sfida non è solo logistica, ma una vera e propria lotta contro il calendario e le leggi della natura.
Per non perdere i finanziamenti, i lavori devono essere ultimati entro il 30 giugno 2026. Una scadenza che il vicesindaco della Città Metropolitana, Pierluigi Sanna, ha definito improrogabile, nonostante i ritardi accumulati che hanno portato alla firma dell’accordo quadro solo lo scorso 11 marzo.
L’obiettivo è contribuire al grande piano di forestazione urbana che punta a portare nella Capitale un milione di nuove piante. Ma a Castel Fusano la realtà è più complessa: qui si dovrà prima fare i conti con le ferite lasciate dalla cocciniglia tartaruga, il parassita che ha decimato migliaia di pini.
Gli abbattimenti, necessari per mettere in sicurezza l’area, non sono ancora conclusi. Un ritardo che rischia di rallentare ulteriormente le operazioni, tanto da spingere la Città metropolitana a valutare un intervento diretto per accelerare i tempi.
Nel frattempo, il cantiere si prepara a muoversi in un contesto tutt’altro che semplice. I tronchi secchi da rimuovere si trovano spesso in zone difficili da raggiungere, immerse nella vegetazione spontanea.
Per far spazio ai mezzi, sarà inevitabile intervenire anche su parte della macchia mediterranea, in un equilibrio delicato tra tutela e necessità operativa.

A rendere tutto più complicato è il fattore tempo, ma anche quello climatico. Piantare tra aprile e giugno significa lavorare fuori stagione, alle porte dell’estate e con temperature in aumento.
Condizioni che mettono a rischio l’attecchimento delle nuove piante e impongono una gestione attenta dell’irrigazione e della manutenzione.
Un rischio tutt’altro che teorico. Lo dimostra quanto accaduto nei cantieri già avviati sul litorale, dove una quota rilevante delle essenze messe a dimora non ha superato le prime settimane.
Nell’area di Ostia Acque Rosse, il primo intervento di riforestazione ha mostrato tutte le criticità del progetto. Il terreno sabbioso, l’esposizione ai venti marini e alcune difficoltà nella gestione dei lavori hanno compromesso la sopravvivenza di molte piante.
Una situazione che ha acceso i riflettori sulla necessità di correggere il tiro. I bandi, in ogni caso, prevedono la sostituzione delle piante non attecchite e una manutenzione pluriennale, con irrigazione e cura costante del verde.
La rinascita della pineta non passa solo dal PNRR. A rafforzare il piano ci sono ulteriori risorse: fondi ministeriali destinati all’acquisto di migliaia di nuovi alberi e stanziamenti comunali per ripristinare i filari lungo le strade, impoveriti dagli abbattimenti degli ultimi anni.
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