Celebrato il 50° anniversario del Sunia

L'intervento del Sindaco di Roma Roberto Gualtieri - Il VIDEO dell'evento
Redazione - 6 Dicembre 2022

Il 50ennale del Sunia, è stato festeggiato il 6 dicembre 2022 all’Auditorium Antonianum, stesso luogo della costituzione del Sunia, con la partecipazione dei fondatori, degli attivisti e dei militanti di ieri e di oggi e degli autori del libro e della mostra fotografica Francesco Sirleto e Vincenzo Luciani.
Un giorno speciale per ricordare 50 anni di lotte per la casa di un sindacato che si prepara ad affrontare le prossime sfide.

Sono intervenuti Vincenzo Luciani, anche nella sua veste di fondatore del Sunia, il segretario generale del Sunia Stefano Chiappelli, Daniela Barbaresi, della segreteria della CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro, l’assessore alla Casa del Comune di Roma Tobia Zevi e il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.

Presenti in sala (premiati con targa alla memoria) i figli di Aldo Tozzetti: Valter e Miriam, in rappresentanza anche della mamma Marisa, di Pietro Amendola: Antonella e Giovanni (in rappresentanza anche della sorella Piera) e la vedova di Rodolfo CarpanetoLina Carpaneto con la figlia Laura.

Premiati anche ex e nuovi dirigenti del Sunia.

Ed ecco qui di seguito il testo dell’intervento del Sindaco di Roma Roberto Gualtieri

«È con piacere che ho accolto il vostro invito a partecipare a questa significativa ricorrenza che celebra il cinquantesimo anniversario del SUNIA (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari), un sindacato che, da sempre, assiste e supporta i cittadini in condizione abitativa precaria.

Ho il privilegio di portare a voi tutti il saluto dell’amministrazione capitolina, ma ho anche la volontà di impiegare il tempo che mi è stato offerto per riflettere sulle politiche abitative in un’ottica di trasformazione sociale ed urbana delle nostre città, nonché sulle misure che concretamente Roma Capitale sta attivando per intervenire sulla condizione di migliaia di famiglie che versano in stato di cronica, e spesso decennale, difficoltà a fruire del fondamentale diritto alla casa.

L’amministrazione che guido è determinata a coniugare politiche immediate rivolte all’emergenza sociale che migliaia di romani vivono quotidianamente, con l’ambizione di operare trasformazioni di medio e lungo periodo sul tessuto urbano e sociale della nostra città.

Dar Ciriola

In questi primi dodici mesi di mandato abbiamo affrontato il dramma di donne e uomini, di bambini e disabili che riuscivano a stento ad entrare in contatto con le istituzioni deputate a dare loro risposta per ottenere un tetto.

Sembra una inezia, eppure solo pochi mesi fa la Capitale d’Italia lasciava in piedi, sotto il sole cocente o al freddo gelido, quanti attendevano una faticosa e alle volte improbabile interlocuzione con gli uffici.

Ecco perché sono orgoglioso che uno dei nostri primi atti abbia comportato l’apertura di un adeguato e accogliente sportello per la casa in Piazza Giovanni da Verrazzano, appositamente dedicato alle necessità dei cittadini romani e in cui trovare ogni utile indicazione del personale del Dipartimento Politiche Abitative.

Una dignità conquistata – lo dico in un contesto sindacale – da più soggetti: dagli utenti, i cittadini, che trovano aperte le porte delle istituzioni capitoline in un momento di grave difficoltà e dai nostri dipendenti, che con rinnovato entusiasmo operano finalmente in luoghi di lavoro decorosi, attrezzati e informatizzati. Si tratta anche del tentativo di costruire un nuovo rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni pubbliche, e in particolare quella romana tante volte ingiustamente bistrattata, ma effettivamente in difficoltà a causa di anni di incuria.

E non è un caso se negli ultimi sei mesi del 2021 Roma Capitale ha assegnato 35 alloggi di edilizia residenziale pubblica – 6 al mese –, mentre oggi i medesimi uffici, opportunamente riorganizzati e motivati, ne assegnano in media 40 al mese.

L’idea che il rispetto sia fondamentale tanto per i lavoratori quanto per i cittadini sta mostrando risultati significativi già apprezzabili che abbiamo intenzione di migliorare ulteriormente.

Il nostro obiettivo principale è garantire ad ogni romano che ne ha diritto una casa.

E anche una residenza. Così da consentire ai meritevoli di tutela di fruire di fondamentali diritti quali l’istruzione e la salute, nonché di condizioni igienico-sanitarie adeguate in cui vivere.

Per queste ragioni sociali ho ritenuto di derogare all’articolo 5 del Decreto Lupi del 2014 e consentito agli occupanti di iscriversi alle graduatorie per l’Edilizia Residenziale Pubblica: un atto di giustizia sociale e di attenzione verso quanti, in condizione di emergenza estrema, non hanno trovato conforto in passato nelle politiche pubbliche. Un provvedimento che, inoltre, è volto a consentire all’Amministrazione di conoscere meglio le situazioni di precarietà abitativa, di dimensionare adeguatamente i servizi da erogare ai cittadini e di garantire una maggiore sicurezza del territorio.

Proprio perché l’ERP è per noi una priorità. Per rispondere alla domanda di case abbiamo stanziato in bilancio nello scorso luglio ben 220 milioni di euro per il solo anno 2022 e nelle prossime settimane arriveremo a definire l’acquisto del primo stock di nuovi immobili da destinare all’Edilizia Residenziale Pubblica, così da ampliare la disponibilità di alloggi da assegnare e portare a 500 il numero di appartamenti che ogni anno possano ospitare i più fragili della nostra città, sottraendoli alla strada o a ripari fortuiti e temporanei.

Siamo convinti di aver intrapreso il giusto cammino per rendere la vita di migliaia di individui in lista di attesa per un alloggio, e delle loro famiglie, migliore o almeno un po’ più facile.

Si tratta di un impegno finanziario notevole volto a definire, unitamente ad altre importanti misure, un ambizioso piano per l’abitare che dia risposte ai romani più fragili, ma finalizzato anche a calmierare il mercato immobiliare e a ridisegnare – rendendoli meno frammentari e più adeguati – gli strumenti di welfare abitativo oggi disponibili.

Una sfida alla quale l’Assessore Zevi sta lavorando bene e con dedizione.

Certo, la difficile situazione che abbiamo ereditato – unitamente all’aggravarsi della crisi economica e sociale in corso in tutto il Paese – non ci fa dormire sonni tranquilli.

Per questa ragione, anche sollecitati dalle organizzazioni sindacali del settore, abbiamo speso grandi energie per recuperare in pochi mesi gli enormi ritardi accumulati nel tempo – e con grave colpa addirittura durante la pandemia – pagando già da luglio a decine di migliaia di persone il contributo affitti riferito all’anno 2020, in queste settimane quello del 2019, e bandendo già a settembre quello per il 2021. Inoltre, stiamo recuperando circa 800 posizioni relative all’anno 2015 inspiegabilmente non lavorate.

In questo modo stiamo consentendo alle famiglie più soggette a difficoltà economiche acuite dal Covid-19, prima, e dagli aumenti dei costi energetici, dopo, di integrare con un contributo fino a 2.000 € il pagamento del canone di locazione per la propria abitazione e, così, rimanere nel libero mercato.

Analogamente, in una città il cui numero di sfratti rischia di sconvolgere molte famiglie, l’istituto della morosità incolpevole rappresenta uno strumento volto a contrastare la sopravvenuta impossibilità di provvedere al pagamento del canone di locazione.

In una Roma, così ci dicono i dati, che nei mesi scorsi è tornata a fornire significativi segni di ripresa, ma che sconta ancora gli effetti del lungo periodo di difficoltà economica e sociale che vogliamo lasciarci alle spalle, la riduzione o la perdita del reddito famigliare costituisce ragione di grande preoccupazione.

Ecco perché abbiamo in animo di rispondere in modo ancora più efficace alla consistente riduzione dell’orario o alla perdita del lavoro; alla diminuzione del reddito derivato dalla cassa integrazione; alla cessazione di attività libero-professionali o di impresa; alla malattia, all’infortunio o al decesso di un componente del nucleo familiare o alla necessità di impiegare notevole parte del reddito per fronteggiare rilevanti spese mediche e assistenziali con misure ancora più solide ed efficaci.

Per venire incontro a queste categorie stiamo lavorando di concerto con la Prefettura con l’obiettivo di sottoscrivere un protocollo di intesa che scongiuri gli effetti sociali più drammatici e problemi di ordine pubblico.

Ci siamo posti l’obiettivo ambizioso di sostenere non solo gli ultimi, ma anche i penultimi di questa nostra città, coloro che rischiano di scivolare nell’indigenza e che, con l’attenzione e l’impegno della pubblica amministrazione, possono evitare le prove più ardue di una crisi personale o familiare magari solo transitoria e reversibile.

Ma sebbene quello che ho fin qui descritto sia già uno sforzo assai impegnativo, non possiamo affatto considerarlo esaustivo.

Infatti, sono ancora molte centinaia le famiglie romane vivono in Piani di Zona i cui contributi regionali sono stati revocati e per i quali è intervenuta la decadenza della Convenzione urbanistica da parte del Comune. Situazioni complesse, spesso lasciate senza intervento per anni e di cui ci stiamo occupando introducendo un insieme coordinato di azioni amministrative: dall’acquisizione al patrimonio comunale alla redazione dei collaudi statici e tecnico-amministrativi, dalla riduzione dei contenziosi in atto alle immissioni in possesso, dalla verifica dei requisiti dei legittimi titolari all’assegnazione definitiva a famiglie che da anni vivono un infernale girone dantesco.

Le ragioni dell’equità sociale non possono che impegnare a fondo le nostre energie per riconsegnare il patrimonio pubblico ai romani e per metterlo a disposizione di importanti fini sociali.

È con lo stesso spirito che stiamo revisionando i dossier riguardanti gli interventi di housing sociale per assicurarci che le assegnazioni avvengano con trasparenza e siano rivolte a coloro che hanno effettivamente bisogno.

Un lavoro enorme, che necessita di un grande impegno amministrativo e di un costante confronto con le realtà sociali, associative e sindacali operanti in città.

Una responsabilità che, però, va anche coniugata con una maggiore cura manutentiva dei nostri 27.000 alloggi ERP – per i quali proprio da alcuni giorni è operativo un nuovo accordo quadro al quale abbiamo quintuplicato le risorse finanziarie rispetto al precedente – e con la trasformazione dei nostri ambiti più periferici e popolari, che necessitano di investimenti importanti in funzione della realizzazione di servizi al cittadino, reti della mobilità, efficientamento energetico, strutture scolastiche e socio-assistenziali.

Con lo sguardo volto al futuro abbiamo idea che attuando nuove politiche abitative possiamo realisticamente incardinare significativi cambiamenti sul tessuto urbanistico e sociale della Capitale.

L’innovazione è uno strumento da applicare anche – e soprattutto – in contesti più svantaggiati per favorire la trasformazione di interi quartieri, immaginare nuovi poli di aggregazione, garantire la coesione sociale delle comunità insediate, riorganizzare servizi ed attrezzature pubbliche anche al fine di offrire opportunità e scambi.

Insomma, ci siamo calati nell’emergenza con il proposito di individuare e realizzare soluzioni strutturali, di avviare nuovi processi di integrazione, di riqualificare aree urbane riducendo il disagio abitativo, favorendo l’inclusione sociale e lo sviluppo dei territori.

Con investimenti assai significativi e una progettazione di grande qualità a breve avvieremo cantieri da 40 milioni di euro totali che trasformeranno completamente il volto dell’ex Istituto Don Calabria in via di Cardinal Capranica, dell’ex Direzione magazzini del commissariato in via Del Porto Fluviale e del comparto R5 a Tor Bella Monaca, inseriti all’interno del Programma nazionale della qualità dell’abitare (PinQua).

Uno sforzo considerevole dei Dipartimenti Patrimonio e Politiche Abitative, Urbanistica e Lavori Pubblici, in coordinamento con i Municipi e il coinvolgimento di varie Università romane.

La sostituzione edilizia, il recupero e la trasformazione di immobili di archeologia industriale e la riqualificazione urbana ci consentiranno di consegnare non solo 560 alloggi – prevalentemente destinati ad ERP con una quota di Housing Sociale e Cohousing –, ma anche di migliorare le prestazioni tecnologiche, energetiche ed ambientali degli immobili; di aumentare il comfort abitativo per i residenti; di ripensare e ampliare la dotazione di nuovi servizi di livello locale; di strutturare con percorsi partecipati nuovi modelli di interazione e gestione tra gli spazi comuni e gli quelli privati.

Stiamo lavorando, insomma, per garantire soluzioni di breve termine e risposte a medio-lungo raggio alle contraddizioni sociali ancora oggi aperte in città.

Vogliamo tenere conto dei nuovi stili di vita dei cittadini e della progettazione innovativa di edifici e ambiti urbani, aggiornando il dibattito pubblico sugli strumenti edilizi, urbanistici e, più in generale, amministrativi occorrenti per governare i nuovi processi in atto.

Chiudendo la fase storica del vertiginoso consumo di suolo degli scorsi decenni, stiamo mettendo in piedi strategie pubbliche che coniughino la coesione sociale dei cittadini romani con lo sviluppo economico e l’innovazione tecnologica.

L’esperienza individuale e collettiva che la pandemia da Covid-19 ci ha obbligati a vivere ha aperto nuovi scenari che, insieme all’aumento dei costi energetici di questi mesi, ci pongono al cospetto di autentiche sfide senza precedenti che investono la salute, l’ambiente e il clima, l’energia e le risorse a disposizione.

Abbiamo da costruire un nuovo modello abitativo, una nuova organizzazione sociale, una nuova partecipazione dei cittadini e un nuovo utilizzo del patrimonio pubblico.

Siamo consapevoli che la sfida sia altissima e che sia impossibile riuscire nel nostro intento – quello cioè di consegnare Roma al futuro – senza un confronto costante e continuativo con le organizzazioni sindacali e la rappresentanza di inquilini e assegnatari degli immobili pubblici, che ringrazio per la collaborazione costante e proficua.

Stiamo affrontando un tempo difficile e, al contempo, interessante che impone impegno, dedizione e confronto: noi siamo pronti a fare la nostra parte e siamo disposti ad ascoltare con attenzione le proposte che l’esperienza maturata da organizzazioni come la vostra suggeriscono.

Tanti auguri per il mezzo secolo di attività e buon lavoro».

 

Il Sunia, cinquant’anni dopo (1)

Il ricordo di due fondatori: Angelo Bonsignori e Vincenzo Luciani

Il Sunia, cinquanta anni dopo (2)

Gli interventi di Stefano Chiappelli (segretario generale Sunia) e Daniela Barbaresi (Segreteria nazionale Cgil)

 


Commenti

  Commenti: 1

  1. ANNAMARIA ADDANTE


    Una volta il SUNIA era un grande Sindacato, purtroppo oggi si è adeguato, forse perchè non ci sono più gli uomini e le donne di una volta.
    Infatti il problema casa sta nella merda, la Regione fa vendere le case popolari all’Asta dall’Ater e la gente sta in mezzo alla strada.
    Il sindaco si preoccupa di far dare le residenza agli occupanti abusivi così ricomincia il mercato delle vacche!!!
    Invece di attivarsi a ristrutturare gli edifici industriali di Roma abbandonati facendo così nuove case per i bisognosi!
    Purtroppo oggi i politici solo chiacchiere….

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