Chi si interessa di quei dimenticati senza lavoro del commercio?

Nessuno dei governi che si sono avvicendati negli ultimi decenni si è mai interessato a fondo di uno dei comparti più importanti della nostra economia
di Alfonso Rossetti - 13 Settembre 2008

4000 negozi ,(e dodicimila posti di lavoro persi) solo nella città di Roma hanno chiuso o chiuderanno nello spazio di brevissimo tempo.

La prima osservazione che mi viene da fare è che per i lavoratori Alitalia (giustamente) si sta tentando ogni possibile strategia per salvare loro il posto di lavoro.
87.000 insegnanti in esubero su scala nazionale rischierebbero il posto di lavoro.

Per gli uni e per gli altri la politica, l’informazione e l’opinione pubblica si stanno stracciando le vesti. Pare che le questioni Alitalia e scuola siano le più drammatiche nella pur drammatica storia recente del nostro Paese.

Ed invece degli operatori del piccolo e medio commercio che da anni infoltiscono la schiera dei senza lavoro dimenticati, a nessuno sembra interessare nulla.
Nessun governo che si è succeduto alla guida del nostro Paese negli ultimi decenni si è mai – e veramente – interessato ad uno dei comparti più importanti della nostra economia.

Il solo settore della nostra economia che non si è mai giovato di aiuti di Stato, di ammortizzatori sociali e che non ha mai pesato sulle tasche del contribuente.
Troppo presi i nostri politici a sostenere grandi aziende in difficoltà che sono state tenute in vita solo grazie ai soldi del cittadino per comprendere che un piccolo commerciante è un lavoratore al pari di un qualsiasi addetto dell’Alitalia, della Fiat, di Olivetti, della scuola o di una tuta blu.

I sindacati firmano accordi vergognosi (non si sono opposti alle aperture domenicali e festive dei negozi per non inimicarsi la grande distribuzione!) e quasi mai alzano la voce per tutelare i lavoratori del commercio come fanno per altre categorie di lavoratori.
Il piccolo e medio commercio, che piaccia o no, è uno dei pochi settori della nostra economia che cammina con le proprie gambe, che produce reddito ‘sano’ (quando ci riesce!) per l’imprenditore e per gli addetti che impiega, ma nessuno se ne cura.

Quali sarebberi dunque le cause di questa crisi? Sarebbe riduttivo limitarsi alla troppo spesso invocata crisi economica. La crisi c’è, è reale, e certamente pesa – anche – sul piccolo e medio commercio. Ritengo che le cause siano anche – e soprattutto- altre.

Esse sono principalmente da ricercarsi nella indiscriminata e selvaggia proliferazione dei centri commerciali. Solo un osservatore superficiale del mercato può convicersi che in quei luoghi il risparmiatore risparmi davvero!
E’ vero che talvolta le offerte che propongono sono strabilianti (ci sarebbe anche da chiedersi quanto sia ‘econonico e corretto’ tollerare il sottocosto….), ma il ‘paniere’ complessivo -sfido chiunque a dimostrare il contrario- raramente è più conveniente del cosidetto negozio di vicinato.

I centri commerciali altresì propongono contratti di lavoro a tempo determinato, con orari spezzettati nell’arco della giornata, esigendo il lavoro domenicale e festivo del lavoratore. Nondimeno queste strutture si sorreggono solo grazie agli incassi del sabato e della domenica. E per effetto di ciò si è deciso di assecondare le grandi strutture commerciali senza tener in nessun conto le esigenze del piccolo commerciante e dei suoi colloratori.

Un piccolo commerciante non può permettersi di tenere aperte le serrande sette giorni su sette per cinquantadue settimane all’anno. In nome della libera concorrenza si sacrificano posti di lavoro, quella libera concorrenza che però non si può invocare allo sportello di un ufficio pubblico dove un incapace resta al suo posto anche se il mercato ne offrirebbe uno più preparato!

Secondo un recente studio la città di Roma è la capitale più ‘aperta’  d’Europa!  In Germania (addirittura!) i negozi sono chiusi la domenica proprio per non penalizzare oltremodo il piccolo commercio. In Italia una certa informazione tira la ‘volata’ alla grande distribuzione tutto l’anno salvo ricordarsi, in estate, che il negozio di vicinato dovrebbe restare aperto in agosto per garantire i servizi ai consumatori!  Occorre perciò dire che intorno al tema emergono stridenti contraddizioni.

Eppure i danni che la chiusura di tanti piccoli negozi provoca nelle città è un dato ormai noto a tutti. Molte capitali europee ormai prive dell’essenziale ‘tessuto sociale’ rappresentato dai piccoli negozi col calar della sera offrono scenari da Day After. I sociologi la chiamano desertificazione dei quartieri.

Un’ ultimissima previsione. Quando il seppur debole contrasto che oggi ancora oppongono i piccoli negozi alle grandi strutture commerciali verrà meno, queste ultime ‘faranno cartello’ ed allora pensare di acquistare un prodotto sotto ad un certo prezzo sarà impossibile.

Discorso a parte meriterebbe la Bersani che tanti benefici avrebbe dovuto sortire sul commercio (della serie, ma chi li ha visti questi benefici?), ma questa è un’altra storia.


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