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Ci ha lasciato Giovanna Marini, voce della canzone popolare italiana

Ha collaborato con Pasolini, Calvino, Fo, De Gregori. Ha fondato a Roma la Scuola Popolare di Testaccio ed ha visitato nella sua ricerca tanti piccoli paesi dell’altra Italia (e tra questi Ischitella nel Gargano)

Ci ha lasciato l’8 maggio 2024, a 87 anni, a Roma, Giovanna Marini, compositrice, cantante, ricercatrice che ha dedicato la sua vita alla tradizione orale fondando nel 1974 la scuola di musica popolare di Testaccio negli anni Settanta, la prima nel suo genere, ancora attiva. Diplomata in chitarra al conservatorio di Santa Cecilia, ha perfezionato i suoi studi con Andres Segovia. Negli anni Sessanta Marini entra in contatto con i maggiori studiosi della tradizione popolare italiana, tra i quali Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino, Roberto Lydi, Gianni Bosio e Diego Carpitella.

È una colonna portante dell’Istituto Ernesto De Martino, in cui raccoglie i canti popolari da lei scoperti e catalogati. Tra i suoi spettacoli, Ci ragiono e canto, diretto da Dario Fo nel 1965, Vi parlo dell’America, Chiesa Chiesa ed Eroe. Nel 2002 con Francesco De Gregori incide l’album Il fischio del vapore, facendo conoscere dopo 40 anni il suo nome al grande pubblico.
Colonna della musica italiana del Novecento, definita la ‘Joan Baez italiana’, riporta in auge il valore del canto popolare e il suo valore politico, riportando alla luce in un lavoro filologico il Nuovo Canzoniere italiano che porta in giro per teatri e piazze della penisola. Ha scritto molta musica per teatro e per il cinema. Il suo ‘Bella ciao’ cantato nel cuore della Garbatella, è stato colonna sonora del 25 aprile del 2023.

Giovanna Marini e “Le cantatrici di Ischitella”

Tra i tanti luoghi della sua incessante ricerca etnomusicale, Giovanna Marini è stata per ben tre volte ad Ischitella (FG), affascinata dalle “Cantatrici di Ischitella”. Ed ecco qui di seguito il racconto, tratto da “43 poeti per Ischitella”  a cura di Vincenzo Luciani, Introduzione  di Rino Caputo, pp. 72, illustrazioni (Ed. Cofine 2016)

GIOVANNA MARINI

Le cantatrici di Ischitella

Tre volte Salvatore Villani mi ha portato a conoscere le ‘donne di Ischitella’ e per tre volte ne ho avuto una forte emozione. Emozione diversa da quella, sempre presente, per altri incontri con altri cantori originali.

Mi sono chiesta il perché.

Le donne di Ischitella sono un corpo unico, con tanti occhi, tante voci, tanti sorrisi uno diverso dall’altro, tanti caratteri, ma sono una donna sola. La loro voce è un’unica voce potente, con un’emissione controllata, non urlano mai, eppure tesa come un sassofono suonato da un maestro. La loro musicalità è evidente, lineare, quasi tangibile.

I loro codici d’interpretazione unanimi. È questa solidità, questa monoliticità, questa massa di suono, di corpo, di maternità, che coinvolge, avviluppa, non lascia possibilità al dubbio: le donne di Ischitella sono una certezza. Allo stesso tempo sono le donne più libere, nell’espressione, e allegramente scanzonate, in ogni loro attitudine, che io abbia mai conosciuto. Quella certezza che comunicano all’ascoltatore viene certamente da una libertà interiore che manifestano persino con il passo, con l’andatura, che viene da ogni canto, sia esso devozionale, sia esso uno stornello, o un canto di lavoro.

Le ho viste sempre in luoghi piccoli, o erano sempre loro troppo grandi per entrare in qualsiasi luogo?

E la grande commozione credo proprio venisse da questo mucchio di energia travolgente, espressa in canto, polifonia tranquillamente accordale ma canto profondamente eversivo, come impatto di suono tutto di un’unica emissione, anche nelle tonalità più alte. Le tecniche di canto si trasmettono per tradizione orale, le donne di Ischitella cantano evidentemente da secoli su quegli stessi toni i loro canti, e arrivano in alto e in basso con un unico colore pieno, spinto, che turba l’ascoltatore. Non è riproducibile quel colore vocale che hanno le donne di Ischitella, bisogna solo augurarsi che non lo perdano mai.

E con esso non perdano mai quella voglia di raccontare cantando, che fa parte della loro storia, del loro sentirsi libere, del loro alimentare la loro tranquilla voglia di vivere andando insieme ai loro riti devozionali, ai pellegrinaggi, come alle feste con amici.

Le donne di Ischitella con il loro canto raccontano e trasmettono il gusto di una socialità che noi abbiamo perso e che rimpiangiamo.

Sarà per tutto questo, che trasmettono quella grande commozione.

da Le cantatrici di Ischitella, di Salvatore Villani, Centro Studi di Tradizioni popolari del Gargano e della Capitanata – Araiani Ed., Rignano Garganico, 2005 14

“Arriviamo a Ischitella, dove ci aspetta Salvatore Villani, giovane etnomusicologo locale, con le sue donne: un magnifico gruppo radunato in una piccola sede.

Come ci vedono, le donne si mettono a cantare senza fare tanti complimenti: è un repertorio bellissimo, e per noi completamente nuovo.

Passioni, ninne nanne, canti epico-narrativi: c’è di tutto. Cantano, cantano, poi ce ne andiamo a cercare i loro mariti che ci aspettano al bar. Chiacchieriamo un po’ con tutti, domani ci sarà da fare, perché ci sono i Sepolcri.”

Giovanna Marini, Una mattina mi son svegliata – La musica e le storie di un’Italia perduta, Milano, Rizzoli, 2005, pp. 83-84.


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