

Lunedì 17 Luglio 1936, Spagna “El Alzamiento”, di Francisco Franco e degli altri Generali falangisti
In Spagna, dopo quasi tre anni di guerra dal 17 Luglio del 1936 (data del cosiddetto “Alzamiento”, ovvero il Colpo di Stato del Generale Emilio Mola Vidal, a cui si unìisce da subito il Generale Francisco Franco) al 1° Aprile del 1939, si registrarono dai 500.000 al milione di morti e Francisco Franco, uno dei Generali ribelli contro il legittimo Governo della Repubblica spagnola, diventerà “El Caudillo” o anche “Il Generalissimo”.
Mussolini aveva mandato in Spagna, a fianco dei falangisti di Franco e Mola, 80mila uomini, spacciati per “volontari”, mentre in realtà si trattava di Unità militari dell’Esercito Regio e di contadini a cui era stato promesso un terreno e una casa nelle Colonie, ma che, invece, erano stati dirottati a forza in Spagna, per combattere con la camicia nera per i franchisti. Di quegli 80mila uomini, 6.000 moriranno e 15.000 resteranno feriti. Hitler manda a sua volta in Spagna la ”Legione Condor” della Luftwaffe (l’Aviazione militare germanica) che, il 26 Aprile del 1937, bombarderà e distruggerà interamente la cittadina basca di Guernica, causando tra i 200 ed i 300 morti,
“Oggi qui, domani in Italia”, aveva detto Carlo Rosselli, il 13 Novembre del 1936, in un Appello agli italiani – perché venissero a combattere nelle Brigate Internazionali, al fianco del legittimo governo repubblicano spagnolo – Appello lanciato dai microfoni di Radio Barcellona.
Per ricordare il bombardamento criminale tedesco di Guernica, il pittore spagnolo Pablo Picasso dipingerà, tra l’Aprile ed il Giugno del 1937, un’Opera pittorica che intitolerà “La Guernica” (olio su tela largo 783 centimetri e alto 351 centimetri) che sarà esposta nel Padiglione spagnolo dell’Esposizione Universale di Parigi del 1937, per il quale l’Opera pittorica era stata commissionata s Picasso dal Governo repubblicano spagnolo. Oggi, il dipinto di Picasso si trova esposto nel Museo “Reina Sofia”, di Madrid,
Alla fine della Guerra civile, nel 1939, Francisco Franco dirà, durante una riunione dei componenti del suo Governo: “Uccidere, uccidere, uccidere, dobbiamo uccidere almeno un terzo della popolazione adulta, per farla finita con il marxismo ed il proletariato.”.
E così effettivamente è stato. Migliaia di persone sono state uccise dal 1939 al 1975. Uccisioni senza processo, sparizioni, arresti, torture, condanne a morte eseguite con la “garrota”, si sono succedute in quel Paese senza soluzione di continuità. Le ultime cinque condanne a morte – mediante fucilazione – vennero eseguite il 27 Settembre del 1975 nei confronti di cinque giovani antifranchisti baschi, militanti dell’ETA e del FRAP, che si trovavano in detenzione, per avere ucciso, a Madrid, un poliziotto.
Franco morirà a Madrid, il 20 Novembre del 1975 e sarà sepolto nella Basilica della “Valle de los Caidos”, Mausoleo falangista costruito tra il 1940 ed il 1958, con il lavoro-schiavo degli oltre 20mila detenuti politici ristretti nelle carceri franchiste. Nel Mausoleo sono sepolti, insieme, i caduti franchisti della Guerra civile e i deportati antifranchisti, morti di fatica e di maltrattamenti durante la costruzione del Mausoleo.
Il 15 Febbraio del 2019 il Governo spagnolo, presieduto dal socialista Pedro Sanchez – nonostante le violente proteste dei familiari di Franco, appoggiati dalla Fundación Nacional Francisco Franco, dalla Asociación de Defensa de la Valle de los Caidos; da alcune Forze politiche, tra cui la giovane Vox; nonché dal Priore benedettino che è amministratore della Basilica in cui era stato sepolto il dittatore – approva l’esumazione della salma di Franco dalla sepoltura nella Valle de los Caidos. I resti mortali del dittatore spagnolo, insieme a quelli della moglie, che era stata anch’essa sepolta nella Basilica della Valle, saranno poi definitivamente traslati nel Cimitero di Mingorrubbio El Pardo, situato nella periferia Nord della Capitale spagnola.
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“Che crimine ho commesso? Perché mi uccidono? Dov’è la ragione della Giustizia? Nella bandiera della libertà, ricamai l’amore più grande della mia vita.”. (da “Marianna Pineda” , 1928, di Federico Garcia Lorca, 1898-1936) assassinato dai falangisti a Granada il 19 Agosto del 1936, perché apertamente favorevole al Governo repubblicano, massone e omosessuale. L’ordine di esecuzione era arrivato dai Generali falangisti Josè Valdez Guzman e Gonzalo Queipo De Llano. Il corpo del poeta non sarà mai ritrovato.
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