Torna alla luce la vera “Torre Vergata”: scoperto e restaurato il simbolo perduto che dà il nome al quartiere

Grazie ai fondi del Pnrr riaffiorano i resti della struttura storica che ha battezzato l'ateneo e il quadrante est. Sarà il cuore del rinnovato Museo Archeologico Universitario del Territorio

Pronunciare un nome migliaia di volte al giorno, per anni, senza sapere che aspetto abbia. Per generazioni di studenti, residenti e pendolari, “Tor Vergata” è stata una coordinata geografica, la sigla di un prestigioso ateneo, un’uscita del Grande Raccordo Anulare.

Ma della torre vera e propria, quella che aveva battezzato l’intero quadrante della periferia est della Capitale, si erano perse le tracce materiali, lasciando che la memoria storica sfumasse nel mito e nella toponomastica.

Fino a ieri pomeriggio. Con un taglio del nastro che sa di riscatto culturale, la porzione superstite della Torre Vergata è tornata ufficialmente alla luce. Nascosto nello scrigno di Villa Gentile, l’antico manufatto medievale – la cui costruzione è collocabile tra la fine del dodicesimo e l’inizio del tredicesimo secolo – è stato restituito alla collettività al termine di un delicato cantiere di restauro finanziato con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Il casale delle metamorfosi: dalle ville dei patrizi al campus moderno

La torre non è solo un rudere da ammirare, ma il fulcro di un racconto che attraversa i secoli. Sorge infatti all’interno di un’area fortemente stratificata: il Casale di Villa Gentile è una vera e propria macchina del tempo architettonica, edificata sulle fondamenta di una sontuosa residenza di epoca romana, trasformata in avamposto difensivo nel Medioevo e infine riconvertita in azienda agricola in età moderna.

Oggi questo spazio, che fa da cerniera verde tra il polo universitario e l’espansione urbana circostante, si prepara a una nuova metamorfosi come sede del MAUT, il Museo Archeologico Universitario del Territorio.

I visitatori dovranno pazientare fino a settembre per varcare i cancelli del rinnovato spazio espositivo, ma il progetto promette di scardinare la classica idea di museo polveroso.

La torre medievale sarà infatti l’attrazione centrale di un percorso interattivo dove i reperti dell’agro romano dialogheranno con proiezioni multimediali e ricostruzioni in 3D, offrendo un’esperienza immersiva pensata per catturare l’attenzione sia degli accademici sia dei residenti del quartiere.

La sorpresa sotto l’intonaco: «Così abbiamo ritrovato le nostre radici»

La riscoperta della torre ha il sapore della sorpresa archeologica. Durante i quasi tre anni di lavori di consolidamento del casale rurale, gli scavi stratigrafici hanno iniziato a rivelare porzioni di muratura che non c’entravano nulla con l’architettura settecentesca dell’edificio.

«Le indagini archeologiche condotte durante il restauro ci hanno permesso di isolare e identificare con certezza i resti della struttura medievale originale», spiega con orgoglio Marco Fabbri, direttore del MAUT. «Si tratta di un ritrovamento di eccezionale valore scientifico. Finalmente siamo in grado di dare una forma fisica e una consistenza materiale all’origine del nome del nostro Ateneo e dell’intero territorio circostante».

Un entusiasmo condiviso dal rettore di Tor Vergata, Nathan Levialdi Ghiron, che vede nel progetto un manifesto politico e culturale per il futuro dell’università: «Il recupero di questo simbolo non è un’operazione nostalgica, ma un ponte ideale lanciato tra il nostro passato e le sfide del futuro. Un grande ateneo scientifico e moderno non può correre verso l’innovazione se prima non impara a riconoscere e a valorizzare le proprie radici e il patrimonio del territorio che lo ospita».

Da settembre, quel pezzo di storia medievale smetterà di essere solo un cartello stradale per diventare, finalmente, pietra e memoria condivisa.

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