Soggiorni estivi per disabili, scontro Roma-Regione: «Le nuove regole escludono i malati psichici»

Allarme della commissione Politiche Sociali sul provvedimento regionale: l'obbligo della Legge 104 rischia di tagliare fuori centinaia di utenti

Un paracadute sociale che rischia di chiudersi proprio nel momento del bisogno, trasformando una storica opportunità di sollievo e riabilitazione in un labirinto burocratico inaccessibile. È lo scenario di scontro che si sta consumando tra il Campidoglio e la Regione Lazio sul futuro dei soggiorni estivi destinati alle persone con disabilità e disagio psichico.

Al centro della contesa c’è la nuova disciplina approvata dalla Pisana a fine 2024, i cui effetti rischiano di abbattersi pesantemente sulle famiglie romane.

A lanciare l’allarme è Nella Converti, presidente della Commissione capitolina Politiche sociali e della salute, che contesta duramente l’impianto della riforma regionale supportata da una mozione di censura appena approvata dall’Assemblea Capitolina: «Le istituzioni dovrebbero eliminare gli ostacoli che limitano i diritti delle persone più fragili, non introdurne di nuovi. Quando una norma presenta evidenti criticità, è dovere di tutti intervenire per correggerla prima che sia troppo tardi».

I paletti della discordia: l’obbligo della 104 e il rischio esclusione

La riforma della Regione Lazio nasceva con l’intento di riorganizzare i soggiorni estivi per maggiorenni, introducendo un sistema di compartecipazione economica per garantirne la sostenibilità finanziaria. Tuttavia, secondo Palazzo Senatorio, i nuovi requisiti d’accesso rischiano di produrre una clamorosa discriminazione:

Il nodo della Legge 104: La nuova legge impone come requisito obbligatorio il possesso della certificazione di disabilità ai sensi della Legge 104/92. Un vincolo che, denunciano dal Comune, finirebbe per escludere automaticamente decine di giovani e adulti con gravi disturbi della salute mentale che, pur essendo seguiti dai dipartimenti di salute mentale, non sono in possesso di quel formale riconoscimento.

L’accorpamento dei servizi: La riforma inserisce sotto lo stesso ombrello normativo la disabilità fisica e il disagio psichico, ignorando le profonde differenze cliniche e riabilitative che richiedono, invece, percorsi terapeutici fortemente personalizzati.

Il passaggio di consegne nel 2027: burocrazia contro continuità terapeutica

A preoccupare il Campidoglio è anche il nuovo modello organizzativo che entrerà pienamente a regime a partire dal 2027. La riforma prevede infatti il trasferimento della gestione dei soggiorni dalle Aziende Sanitarie Locali (Asl) ai singoli distretti sociosanitari comunali.

Un passaggio di consegne che rischia di spaccare in due il percorso assistenziale: la presa in carico clinica resterebbe in capo ai medici della Asl, mentre l’organizzazione pratica del viaggio spetterebbe agli uffici comunali.

Una scissione che rischia di mandare in tilt le Unità di valutazione multidimensionale (Uvmd), già alle prese con una cronica carenza di personale e ora caricate del compito di vidimare ogni singolo progetto individualizzato.

L’appello al dialogo: «I soggiorni sono parte integrante delle cure»

Con la mozione approvata in Aula Giulio Cesare, Roma Capitale chiede formalmente alla Regione l’apertura di un tavolo di confronto urgente per modificare la delibera. Le richieste sono chiare: eliminare il vincolo della Legge 104 per i pazienti psichiatrici e mantenere la cabina di regia dei soggiorni in capo alle Asl, unici soggetti in grado di garantire che la vacanza rimanga un’estensione del progetto terapeutico e non si riduca a mero assistenzialismo.

«Per molte persone con fragilitàconclude Nella Converti – queste settimane estive non sono semplici vacanze, ma momenti fondamentali di un percorso di cura e socializzazione. Se dal 2027 il servizio perderà la sua valenza sanitaria per diventare solo un servizio assistenziale comunale, il rischio di lasciare indietro chi ha più bisogno di sostegno diventerà realtà. Non possiamo permetterlo».

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