

Il report di Greenpeace e Cgil incorona la Capitale come l'area metropolitana più bollente del Paese per chi lavora
Tre statue di ghiaccio che raffigurano un rider, un bracciante agricolo e un operaio edile, posizionate davanti al Colosseo, destinate a sciogliersi inesorabilmente sotto il sole di luglio.
È la potente immagine scelta da Greenpeace e Cgil per accendere i riflettori su un primato invisibile e drammatico: Roma e la sua area metropolitana sono il territorio italiano dove le ondate di calore estremo colpiscono più duramente la salute e la sicurezza dei lavoratori.
A certificarlo è il dossier “Lavoratori a rischio per le ondate di calore”, redatto dall’associazione ambientalista elaborando i dati scientifici del progetto Worklimate.
I numeri parlano chiaro: negli ultimi cinque anni, la crisi climatica ha trasformato l’estate romana in una trappola termica per oltre 210mila persone.
Lo studio ha analizzato i dati biometeorologici (temperatura, umidità, sforzo fisico e tipologia di mansione) tra il 2021 e il 2025.
Se a livello nazionale le giornate estive ad alto rischio termico sono passate da una media di 22 a ben 35 nell’ultimo biennio (un balzo del 60%), Roma guida la classifica delle città metropolitane più esposte:
1. ROMA — 47 giorni
2. MILANO — 46 giorni
3. CAGLIARI — 44 giorni
4. BOLOGNA — 44 giorni
In pratica, nell’ultimo quinquennio oltre la metà dell’estate nella Capitale è stata caratterizzata da condizioni climatiche potenzialmente pericolose per l’organismo umano.
Una tendenza che ha toccato il picco nel corso del 2025, quando le giornate da bollino rosso sono state addirittura 60, portando il numero dei lavoratori romani esposti al rischio alla cifra record di 278mila (il 16% del totale degli occupati della provincia, contro una media nazionale del 9%).
Il pericolo non si limita ai colpi di calore o alla disidratazione. Alessandro Marinaccio, responsabile del Laboratorio di epidemiologia dell’Inail, spiega che l’ipertermia incide direttamente sulla lucidità dei lavoratori:
«Le evidenze scientifiche mostrano che il cambiamento climatico renderà queste ondate sempre più intense. Lo stress termico riduce drasticamente la soglia di attenzione e la concentrazione. Questo si traduce in un aumento immediato degli infortuni sul lavoro: cadute dai ponteggi, scivolamenti e incidenti con i macchinari diventano statisticamente molto più frequenti nelle giornate di massima afa».
Una correlazione drammatica che a Roma, nell’ultimo anno, ha mostrato il suo volto più tragico: le temperature eccezionali sono state associate a ben 835 decessi complessivi in città, confermando come il caldo sia ormai a tutti gli effetti una delle principali emergenze sanitarie della metropoli.
Per la Cgil e Greenpeace, le ordinanze d’emergenza non bastano più. «Il caldo estremo richiede risposte strutturali e non stagionali», avverte la segretaria confederale della Cgil, Francesca Re David.
Il sindacato chiede l’introduzione della cassa integrazione automatica e obbligatoria per fermare i cantieri e le consegne nelle ore centrali della giornata, una rimodulazione degli orari e la climatizzazione obbligatoria dei luoghi di lavoro al chiuso.
«Costringere un lavoratore a operare sotto il sole a quaranta gradi è un rischio evitabile», incalza Simona Abbate, campaigner di Greenpeace. Per l’associazione, la protezione dei lavoratori più esposti è ormai il primo banco di prova della giustizia climatica in una città che deve urgentemente ridisegnare i propri ritmi di vita.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.