

La vertenza approda in commissione alla Regione Lazio. Sindacati e politica chiedono la stabilizzazione immediata: nell'ente mancano già cento unità
Una nuova bomba occupazionale rischia di esplodere a stretto giro all’interno degli uffici di Ater Roma, l’ente regionale che gestisce il mastodontico patrimonio di edilizia residenziale pubblica della Capitale.
Sono 49 i lavoratori precari con il contratto a tempo determinato in scadenza che vedono il proprio futuro lavorativo appeso a un filo.
Per i primi 11 dipendenti il traguardo finale è fissato drammaticamente al prossimo 30 giugno, mentre per i restanti 38 la mannaia scatterà progressivamente nel corso del 2027.
Una prospettiva che non solo getta nell’angoscia decine di famiglie, ma che rischia di mandare in tilt definitivo i servizi di assistenza e gestione rivolti agli assegnatari delle case popolari nei quartieri più difficili della città.
La vertenza è sbarcata ufficialmente alla Pisana, sul tavolo dell’ultima seduta della commissione Urbanistica e Politiche abitative della Regione Lazio, presieduta da Laura Corrotti.
Al vertice hanno preso parte l’assessore regionale Pasquale Ciacciarelli, il commissario straordinario di Ater Roma, Orazio Campo, e le sigle sindacali.
Dall’audizione è emerso un quadro d’insieme allarmante: l’azienda sta già operando in condizioni di fortissimo affanno, con una carenza cronica che supera le 100 unità in pianta organica.
Il mancato rinnovo dei 49 contratti precari significherebbe privare l’ente delle uniche forze fresche che negli ultimi anni hanno permesso di mandare avanti la macchina amministrativa.
Il ruolo dei lavoratori a termine si è rivelato fondamentale soprattutto in un settore ultrasensibile: quello della regolarizzazione delle occupazioni senza titolo.
Circa la metà dei dipendenti a rischio è infatti impiegata nell’esame e nello smaltimento delle migliaia di domande presentate dalle famiglie che vivono negli alloggi popolari in via di fatto, senza una regolare assegnazione.
I rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Confsal hanno chiesto una proroga lampo per i contratti in scadenza a giugno e l’apertura di un tavolo strutturato per la stabilizzazione definitiva. «Perdere queste professionalità significa condannare l’ente all’immobilità totale», denunciano i sindacati.
La partita occupazionale si intreccia inevitabilmente con la tenuta dei bilanci aziendali. Tra gli obiettivi strategici fissati dalla gestione commissariale di Ater figurano infatti l’accelerazione delle sanatorie e il contrasto alla morosità.
Due pilastri economici che, senza le braccia e le competenze dei 49 impiegati, rischiano di rimanere scritti solo sulla carta, privando l’istituto delle entrate necessarie a garantire la manutenzione degli stessi complessi edilizi.
Nelle prossime settimane la Regione Lazio dovrà trovare la quadra finanziaria per evitare i licenziamenti.
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