

I sindacati del commercio proclamano la mobilitazione. Nella Capitale alta tensione per il futuro dei dipendenti dell'ex sede di via Cola di Rienzo e per i tagli negli altri punti vendita
La crisi della grande distribuzione organizzata torna a scuotere il centro di Roma e si appresta a vivere lo snodo più drammatico.
I sindacati di categoria del commercio hanno proclamato uno sciopero nazionale per il prossimo 18 giugno, una giornata di mobilitazione generale che coinciderà con il cruciale vertice di crisi convocato a Palazzo Piacentini, sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit).
Sul tavolo del governo si discuterà il piano di rilancio del gruppo Coin e, soprattutto, il destino occupazionale di centinaia di lavoratori della rete capitolina, stretti tra saracinesche abbassate e il ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali.
Nella Capitale la vertenza tiene con il fiato sospeso centinaia di famiglie, tra dipendenti diretti dei grandi magazzini e addetti dell’indotto (servizi di pulizia, vigilanza e commessi dei marchi in corner).
Il timore delle sigle sindacali è che la cassa integrazione attualmente attiva si stia trasformando in uno strumento strutturale per tagliare i costi fissi, orfana di un reale piano industriale di investimenti capace di traguardare il rilancio del marchio.
Il punto di massima frizione della vertenza romana si concentra nello storico ex punto vendita di via Cola di Rienzo, nel cuore del quartiere Prati. La serrata definitiva dello store ha lasciato decine di commessi in un limbo di totale incertezza.
Per loro, i sindacati chiedono il rispetto tassativo degli accordi di ricollocazione siglati nei mesi scorsi presso i tavoli istituzionali, pretendendo che l’azienda individui soluzioni lavorative stabili all’interno del circuito commerciale cittadino.
La sofferenza occupazionale non risparmia però gli altri store Coin della Capitale ancora operativi. Negli altri punti vendita strategici della città, la direzione aziendale sta continuando a fare ricorso alla cassa integrazione.
Una misura che, secondo le denunce dei rappresentanti dei lavoratori, ha ridotto all’osso i turni di presenza nei negozi, provocando un drastico aumento dei carichi di lavoro per il personale rimasto in servizio e un peggioramento degli standard di accoglienza per la clientela.
A far saltare la pace sindacale è soprattutto la mancanza di trasparenza sulle prospettive a medio termine.
Nonostante i vertici di Coin abbiano ventilato la possibilità di future aperture e di un progressivo riassorbimento del personale nel corso dei prossimi anni, i sindacati bollano queste rassicurazioni come troppo generiche.
La richiesta che verrà portata al Ministero è netta: l’azienda deve presentare un cronoprogramma vincolante, indicando l’entità degli investimenti finanziari e le modalità di rilancio del brand.
Ad aggravare il quadro vi è anche lo stato di salute degli immobili commerciali romani. Le rappresentanze sindacali hanno inserito nella piattaforma di scontento la richiesta di interventi manutentivi urgenti all’interno di diversi store.
Molte strutture necessiterebbero di opere di adeguamento edilizio e climatizzazione per sanare carenze ambientali che penalizzano quotidianamente il benessere dei lavoratori e l’esperienza d’acquisto dei cittadini.
Il 18 giugno, sotto le finestre del Ministero, si giocherà l’ultimo miglio per salvare un pezzo di storia del commercio romano.
In merito allo sciopero nazionale proclamato dalle Segreterie Nazionali di Filcams CGIL, Fisascat CISL e UILTuCS per il 18 giugno 2026, Coin S.p.A. conferma che sta dando piena applicazione a quanto è stato definito negli accordi siglati ad aprile 2026 con le Organizzazioni sindacali presso il Ministero del Lavoro.
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