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Umberto I, nasce la terapia intensiva “blindata”: un reparto hi-tech a prova di virus e batteri killer

Inaugurati venti posti letto ad alto biocontenimento finanziati con 3,7 milioni di fondi Pnrr. Camere a isolamento bidirezionale per proteggere i malati infettivi e i pazienti più fragili

Blindato contro le minacce microscopiche, eppure incredibilmente aperto e luminoso. Al Policlinico Umberto I di Roma apre le porte una delle strutture più avanzate d’Italia per la gestione delle emergenze infettive e cliniche.

Presso la IV Clinica Chirurgica del Dipartimento Emergenza Urgenza, è stato inaugurato questa mattina il nuovo reparto di Terapia Intensiva ad Alto Biocontenimento.

Un progetto strategico, costato 3,7 milioni di euro interamente finanziati con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), inaugurato dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, insieme al direttore generale dell’ospedale, Fabrizio D’Alba, e alla rettrice della Sapienza Università di Roma, Antonella Polimeni.

Come funziona lo scudo d’aria: l’isolamento bidirezionale

Il cuore tecnologico del nuovo reparto si sviluppa su una capienza di 20 posti letto. La vera rivoluzione è rappresentata da otto camere singole, dotate di una speciale zona filtro che permette il cosiddetto “isolamento bidirezionale”.

Si tratta di un sistema ingegneristico che controlla la pressione dell’aria all’interno delle stanze:

Pressione negativa: Impedisce all’aria interna (e quindi a virus o batteri ad alta trasmissibilità) di uscire nei corridoi, proteggendo il personale e gli altri pazienti.

Pressione positiva: Impedisce all’aria esterna non sterile di entrare nella stanza, creando una bolla di sicurezza per i pazienti estremamente fragili o immunocompromessi.

Questa flessibilità consente ai medici di isolare istantaneamente singoli casi sospetti o di riconfigurare interi settori del reparto per affrontare improvvise emergenze epidemiche.

Robotica, telemedicina e cure a misura d’uomo

Sotto il profilo tecnologico, il reparto si presenta come una vera e propria centrale di bioingegneria. Le postazioni sono attrezzate per gestire i quadri clinici più complessi, dal supporto extracorporeo polmonare (ECMO) e cardiaco all’insufficienza multiorgano, fino alla dialisi continua e alla depurazione epatica avanzata.

L’intero reparto è monitorato in tempo reale da una sala di controllo centrale dotata di telemetria multiparametrica e telecamere a circuito chiuso.

Tuttavia, l’efficienza non ha sacrificato l’empatia. Gli ambienti sono stati progettati per essere inondati dalla luce naturale, un fattore clinicamente dimostrato per ridurre il delirio da terapia intensiva e favorire il recupero.

Inoltre, grazie alle speciali zone filtro a vetri, i familiari dei pazienti potranno accedere in sicurezza e comunicare con i propri cari anche durante i protocolli di massimo isolamento.

Per garantire la piena operatività della struttura a qualsiasi ora del giorno e della notte, è stata schierata una squadra d’élite multidisciplinare composta da otto medici anestesisti fissi e un team di 50 professionisti tra infermieri specializzati, fisioterapisti della riabilitazione respiratoria, psicologi e consulenti clinici.

Un nuovo pilastro della sanità pubblica romana che mette in soffitta l’era delle soluzioni d’emergenza per fare spazio alla prevenzione del futuro.

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