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«Mucca Pazza», il gestore si difende dopo il Tar: «Strutture ereditate dal passato, noi nel mirino»

Il tribunale boccia la veranda esterna e l'uso dei magazzini come cucine

La sentenza del Tar del Lazio non spegne i riflettori, né tantomeno le polemiche, sul ristorante “Mucca Pazza” di via Luigi Zambarelli.

Il locale di Monteverde, da tempo al centro di un duro scontro tra i gestori, il Municipio XII e i residenti del quartiere riuniti nel comitato “Monteverde Attiva”, incassa il verdetto dei giudici amministrativi che hanno confermato le irregolarità edilizie contestate dall’amministrazione.

Ma l’attuale gestione non ci sta a passare per abusiva e respinge le accuse al mittente, distinguendo le proprie responsabilità da quelle di chi c’era prima.

«Accogliamo la decisione del Tar con il rispetto dovuto a ogni pronunciamento della magistratura», premette Fabio Bonardo, attuale gestore del ristorante. «Ma c’è una verità storica da ristabilire: noi siamo subentrati solo nel 2023 rilevando un’attività che funzionava da oltre quindici anni. Non abbiamo costruito un solo metro quadro, né modificato l’immobile. Abbiamo acquistato un locale facendo affidamento su autorizzazioni che, per tre lustri, nessuno aveva mai contestato».

Le censure del Tar: la finta pergotenda e la cucina nel magazzino

Il pronunciamento del Tribunale Amministrativo Regionale si concentra su due violazioni principali:

Il gazebo esterno: Quella che doveva essere una semplice pergotenda (una struttura leggera, mobile e facilmente rimovibile) è stata giudicata una vera e propria veranda permanente su suolo pubblico, priva dei requisiti di temporaneità.

I locali interni: Alcuni spazi accatastati come magazzino sono stati trasformati e utilizzati come sale per i clienti e cucine a servizio della ristorazione.

Su quest’ultimo punto, Bonardo ricorda che la trasformazione dei locali interrati risale a prima degli anni Duemila e che i proprietari delle mura avevano presentato una domanda di condono edilizio nel lontano 2003, rimasta nei cassetti del Comune per oltre vent’anni.

Il Tar ha stabilito che per quella pratica non può valere il meccanismo del silenzio-assenso, ma per la difesa del locale la questione presenta ancora molti lati d’ombra.

Il giallo dell’autorizzazione revocata e le proteste per i fumi

Il punto di rottura più forte riguarda la veranda esterna. Secondo la ricostruzione di Bonardo, nell’ottobre del 2023 il Municipio XII aveva regolarmente concesso l’autorizzazione per la struttura.

Un provvedimento poi revocato in autotutela dagli stessi uffici municipali a seguito degli esposti presentati dai residenti del quartiere. «Fatica a trovare una spiegazione logica il fatto che una struttura venga considerata regolare in un determinato momento e, senza che sia stata fatta alcuna modifica sostanziale, perda quella stessa legittimità pochi mesi più tardi solo per via delle proteste», attacca il gestore.

I residenti del comitato “Monteverde Attiva” lamentano da tempo anche problemi legati all’inquinamento acustico – puntando il dito contro la musica ad alto volume diffusa all’esterno – e le emissioni di fumi e odori dalla cucina. Accuse che la proprietà respinge con fermezza: «Parlare del nostro gazebo come di una “discoteca per bambini” è una forzatura che non rispecchia la realtà. Quanto alle emissioni, i nostri impianti di aspirazione sono a norma e non hanno mai ricevuto contestazioni nei tredici anni precedenti al nostro arrivo». La battaglia, promettono i gestori, andrà avanti nelle sedi competenti.

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