

Proclamato uno stato di agitazione. Il club dei Friedkin trasferisce in blocco il personale degli uffici amministrativi e del marketing nei "Roma Store" della Capitale
Mentre i giocatori riallacciano gli scarpini sul prato verde di Trigoria per dare il via alla preparazione della nuova stagione calcistica, dietro le quinte del centro sportivo “Fulvio Bernardini” si consuma una rottura drammatica.
La tempesta questa volta non agita lo spogliatoio o le dinamiche di calciomercato, ma investe direttamente gli uffici direzionali dell’A.S. Roma.
Decine di dipendenti storici del club giallorosso sono entrati ufficialmente in stato di agitazione dopo aver ricevuto l’ordine di abbandonare le proprie scrivanie per andare a lavorare come commessi nei punti vendita ufficiali del merchandising societario sparsi per la città.
La mobilitazione, proclamata unitariamente dalle sigle sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, rappresenta un unicum nella storia recente della società capitolina.
Sotto i riflettori finisce la gestione aziendale della presidenza Friedkin, accusata dai rappresentanti dei lavoratori di voler tagliare i costi mortificando le professionalità interne.
Il provvedimento di riorganizzazione colpisce 38 dipendenti su una forza lavoro aziendale di circa 300 persone. Si tratta di figure specializzate che per anni hanno gestito settori nevralgici della macchina societaria: la comunicazione, lo sviluppo del brand, la pianificazione del marketing, l’amministrazione e i servizi logistici di supporto alla prima squadra.
Da un giorno all’altro, secondo quanto denunciato dai sindacati, a questi lavoratori è stato comunicato il trasferimento immediato nei vari “Roma Store” della Capitale con mansioni di addetti alle vendite:
L’accusa di demansionamento: Le sigle sindacali parlano apertamente di una manovra punitiva volta a svuotare di valore competenze specifiche e spingere i dipendenti più anziani alle dimissioni volontarie, aggirando così le procedure di licenziamento.
La notifica via mail: A surriscaldare gli animi è stato anche il metodo utilizzato dal club, che avrebbe comunicato il drastico cambio di vita professionale ai diretti interessati tramite una fredda comunicazione di posta elettronica, senza alcun incontro preventivo o preavviso.

Oltre al danno professionale, i lavoratori lamentano pesanti ripercussioni sulla gestione della vita quotidiana. Molti dei dipendenti coinvolti risiedono storicamente nel quadrante sud della Capitale, a ridosso del centro di Trigoria.
La nuova dislocazione nei punti vendita sparsi sul territorio cittadino si tradurrà, per molti, in ore di viaggio nel traffico romano, costi di trasporto raddoppiati e l’impossibilità di conciliare i turni domenicali del commercio con le esigenze familiari.
«È inaccettabile che una società di primo piano come l’A.S. Roma, che fa della responsabilità sociale, del rispetto e dell’inclusione i propri valori di facciata, tratti i propri collaboratori in questo modo», tuona la nota congiunta dei sindacati. «Si stanno disperdendo eccellenze professionali cresciute con il club, declassandole ad attività che nulla hanno a che fare con il loro percorso di studi e di carriera».
La protesta è divampata lunedì 13 luglio, proprio in coincidenza con il raduno dei calciatori a Trigoria. I dipendenti, riuniti in assemblea straordinaria, hanno votato all’unanimità lo stato di agitazione.
I sindacati chiedono ora al management dei Friedkin l’immediata sospensione dei trasferimenti e l’apertura di un tavolo negoziale per ridiscutere la riorganizzazione. Fino ad allora, la pace aziendale a Trigoria rimarrà un miraggio.
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