Cosa resta della Sicurezza Stradale dopo la bocciatura delle zone 30

Tanti progetti, tanti incontri, tante speranze ma poi esce fuori la verità: le zone 30 sono indigeste all’amministrazione pubblica. I motivi sono tanti ma quello che prevale è che l’economia viene prima del salvataggio di una vita. Lo vediamo tutti i giorni sulle strade come lo rileviamo per i morti sui luoghi di lavoro: prima il denaro e poi i diritti delle persone. Un interrogativo che mi assale da tempo è conoscere quante multe hanno fatto i vigili romani per gli automobilisti che non si fermano sulle strisce. Roma è forse l’unica città in cui non c’è nessuna tutela per chi deve attraversare le strade nei luoghi consentiti.

Il provvedimento in arrivo dal ministero Infrastrutture, e subito esaltato da tanti amministratori locali, imporrà limiti sotto i 50 km/h solo in zone sensibili a rischio incidenti, come strade scolastiche e intersezioni con piste ciclabili. Il ministro Salvini ha dichiarato: “Costringere tutti a stare in coda non significa difendere l’ambiente, è una scelta ideologica. Meno morti sulle strade è una mia missione, ma danneggiare la gente è demenziale.” Frasi che potrebbero anche essere condivisibili se il ministro ci spiegasse quali sono i suoi progetti per limitare i morti, i feriti, gli invalidi sulle strade cittadine.

Ora cosa resterà del progetto sulla Sicurezza Stradale di Colli Aniene. Ben poco. Probabilmente resterà quel programma di restrizione delle carreggiate per realizzare una pista ciclabile sui quattro viali principali che toglierà inevitabilmente tanti posti auto soprattutto su viale Bardanzellu. Forse verrà creato il cuscino rialzato sulle strisce pedonali davanti alla scuola Balabanoff su via Bardanzellu (progetto che dovrebbe partire nei primi mesi di quest’anno) e l’approntamento di tre attraversamenti pedonali luminosi. Quasi certamente verrà depennato il progetto di ISOLA AMBIENTALE per Colli Aniene che era previsto nel Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS). Le isole ambientali sono zone non attraversate dal grande traffico di scorrimento, limiti di velocità a 30 km/h, con marciapiedi più larghi, spazi pedonali e tanti locali.

Però il cartello dei 30 km/h continuerà ad essere usato dall’amministrazione locale per le buche che tardano ad essere riparate, per il manto stradale dissestato da radici affioranti e ovunque ci sia un problema che gli “efficientissimi” uffici tecnici della Capitale non riescono a risolvere per mancanza di fondi o di progettisti. Sono le contraddizioni di chi governa lo stato, le regioni, le città.

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Come al solito la montagna partorirà il solito topolino e il rischio per le persone sarà sempre quello.

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