Da Pietralata al Colosseo

Il resoconto della camminata tra ricordi e attualità del 22 novembre 2020
Vincenzo Luciani - 22 Novembre 2020

Passeggiata da via di Pietralata fino al Colosseo lungo tutta la via Tiburtina e deviazione di via Marsala-stazione Termini. Poi da via Giolitti in via Principe Eugenio e verso piazza Vittorio. Da qui in via Leopardi, via Merulana, via Poliziano, colle Oppio, via delle Terme di Tito e finalmente il Colosseo. Da qui, dopo tre ore di camminata lenta con soste di nuovo verso casa in metro B fino a Pietralata.

Da tempo mi ripromettevo di farmi una passeggiata lungo tutta via Tiburtina da Pietralata. Oggi è stata la giornata giusta: un cielo terso, un clima freddo secco che faceva godere ancora di più i tratti soleggiati. Poche persone per strada. Mascheratissime, nonostante la poca gente in giro.

Nessuna foto fino alla stazione Tiburtina, dopo aver superato il tratto di via Tiburtina che la costeggia e che è tabù per i pedoni che devono avventurarsi lungo un – si fa per dire- strettissimo che costeggia un boschetto in cui sono presenti alloggiamenti di fortuna di barboni.

Laboratorio Analisi Lepetit

 

Poi finalmente riappaiono marciapiedi e addirittura una pista ciclabile colma di foglie per metà. Dopo un’occhiata al Tibus con pochi pullman data l’ora ecco i palazzoni della nuova architettura urbana.

Procedendo, sull’altro lato della strada l’ingresso al Verano, mentre sul mio lato, dove la via Tiburtina si restringe, irrispettoso della privacy allungo lo sguardo in un interno di un edificio con archi.

Un furgoncino, non ultima moda attira la mia attenzione: SAID dal 1923 che sosta davanti all’omonima quasi centenaria “Antica fabbrica del cioccolato”. Sono tentato di entrare per acquistare una tavoletta di assaggio, ma soprassiedo.

Di fronte alla targa della bella biblioteca comunale “Tullio De Mauro” il mio pensiero va all’illustre studioso e amico che ho avuto il privilegio di conoscere e di cui ho avuto modo di constatare l’impegno per la salvaguardia delle lingue dialettali italiane.

Procedendo la mia attenzione si concentra sulla Porta Tiburtina e sul suo complesso domina dalla torre e nell’avvicinamento mi attira un enorme murale con persona in bici.

A Porta Tiburtina

Porta Tiburtina e il suo complesso oggi si mostrano in tutta la sfolgorante bellezza emi scateno scattando foto in lungo e in largo ad uso e consumo dei miei venticinque lettori ai quali dedico anche il cartello illustrativo della storia di questa antica Porta che precede l’enorme stazione Termini e prima ancora quella delle ferrovie laziali.

Supero il portale con lapide di Sisto V e mi attira irresistibilmente questa scritta nella quale mii ritrovo toto corde:

“La poesia sta negli spazi che ti prendi, non in quelli concessi”.

La fotografo e me la ripeto dentro, mentre supero la sede di Binario 95 e di quella delle altre associazioni che dedicano le loro cure ai diseredati che stentano la loro vita attorno alla stazione.

 

Due poeti romaneschi

Da via Marsala mi sposto in via Giolitti lungo il tetro sottopassaggio.

In un’arcata noto e fotografo un giaciglio di un barbone e mi viene in mente la bella poesia di Vincenzo Scarpellino (Roma 1934-1999) intitolata “Stazzione Termini”

No sguardo prescioloso su un cartone

e un piede che lo pista indiferente…

Nell’ombre de le pieghe ce sta ancora

un fiotto de calore…

Un poro cristo – forse propio Dio! –

cià passato la notte.

 

Nel portichetto di via Giolitti dopo un murale dedicato a Dante Alighieri, in quello che raffigura Trilussa è riportata una splendida poesia che mi ricorda che la felicità è fatta di piccole meravigliose cose (quelle che anch’io vado cercando).

Eccola:

C’è un’ape che se posa

su un bottone de rosa:

lo succhia e se ne va…

Tutto sommato, la felicità

è una piccola cosa.

TRILUSSA, Poesie scelte (Milano, Mondadori 1985).

 

Strada facendo, mi lascio guidare dall’istinto e da questa riflessione: forse è l’ultima volta che cammini in queste strade… E quindi me la voglio godere.

Supero la piazzetta sulla quale si affaccia il celebre Teatro Ambra Jovinelli (destinato principalmente alle rappresentazioni di teatro comico).

Mi spingo in via Principe Eugenio dove nel giugno 1979, in un attentato dei NAR, ho rischiato insieme con altri compagni del PCI di lasciarci le penne… Ma sono ancora qua.

E sono ormai passati tanti anni.

E proseguo, non senza aver fotografato il Palazzo del Ghiaccio di Fassi (gelati sopraffini!) verso piazza Vittorio ristrutturata e che oggi sotto un sole sfolgorante che è una gioia per gli occhi e per il cuore.

 

La nuova piazza Vittorio

In lontananza e poi più da vicino mi godo i Trofei di Mario e la Fontana del Glauco, nuovamente funzionante dopo l’intervento da parte della Sovrintendenza Capitolina, la nuova fontana degli Zampilli.

E’ stato anche completato il restauro della cosiddetta “Porta Magica”, incastonata in un blocco di terra e tufo vicino ai Trofei di Mario. Sono stati anche terminati i lavori di restyling, che in futuro diverrà un punto di ristoro. Sono stati riqualificati, anche, i bagni pubblici.

I Giardini “Nicola Calipari” di Piazza Vittorio Emanuele II quindi sono tornati a nuova vita dopo gli interventi di riqualificazione coordinati dal Dipartimento Lavori Pubblici e il 31 ottobre l’area, totalmente rinnovata è stata riaperta al pubblico.

La mia piazza Vittorio, quella di cui mi ricordo, di quando risiedevo (1975-1978) da queste parti come vi dirò, quella piazza aveva tutt’intorno i variopinti banchi del grande mercato di piazza Vittorio.

Infatti fino al 2001 il nome Piazza Vittorio non era associato al bel giardino creato alla fine del XIX secolo da Carlo Tenerari, e nemmeno ai grandi ruderi romani conosciuti come Trofei di Mario, ma a un grande mercato all’aperto: decine di bancarelle, banchi fissi e carretti di ambulanti che vendevano i prodotti più vari, per lo più di tipo alimentare.

Un mercato molto popolare, con prezzi alla portata di tutte le tasche, (e quindi anche alla mia tasca), molto frequentato, e parecchi romani venivano a fare acquisti anche da altri quartieri.

Indimenticabile la descrizione che ne ha fatto Carlo Emilio Gadda in “Ner pasticciaccio brutto de via Merulana” (vedi qui http://www.scudit.net/mdpiazzav_mercato.htm)

Uscito dalla piazza, lungo i portici mi sono diretto verso via dello Statuto (con gli immarcescibili MAS) e ho puntato l’obiettivo del mio smartphone verso il palazzo ad angolo con via Leopardi dove al civico 54, al quarto piano senza ascensore e in coabitazione, ho trascorso i primi durissimi anni romani, dopo il trasferimento da Torino con Rosa e il piccolo Enzo di anni due. La casa era vecchia, scomoda, piccola ma era a pochi passi da Santa Maria Maggiore e San Giovanni e il Colle Oppio e il Colosseo.

Irresistibile è stato per me buttare l’occhio sui citofoni degli attuali inquilini e proprietari e. udite udite, anzi vedete vedete vi abita ancora oggi un certo… Luciani, non un mio parente o conoscente, in verità.

In questo itinerario improvvisato decido su due piedi, scendendo lungo via Leopardi e costeggiando l’Auditorium di Mecenate di dirigermi verso il Colle Oppio e quindi verso il Colosseo.

A proposito il cosiddetto Auditorium di Mecenate (in realtà un ninfeo, più che un auditorium) è un’architettura antica di Roma situata, in largo Leopardi, lungo la via Merulana, è un sito, visitabile su prenotazione, gestito dalla Sovrintendenza Capitolina.

Lungo via Merulana scendo verso via Poliziano – oggi siamo nel viaggio nella memoria – dove sosto al numero 8. Qui nel 1986 è nata la Cofine srl e nel 1987 il mensile “Abitare A”.

Anche qui mi sono soffermato a leggere le etichette degli attuali residenti e ho resistito appena alla tentazione di entrare, al seguito di un residente che aveva nel frattempo aperto la porta. Curioso di un giornalista.

A proposito del giornalista che camminando è sempre sulla notizia, eccovi nei pressi di Colle Oppio il dispiegamento dei mezzi al servizio del film molto reclamizzato “Mission Impossible 7”, con Tom Cruise che si sta girando a Roma in questi mesi.

Il sole intanto ha addolcito l’aria mentre passeggio nei viali del parco del Colle Oppio e si intravede la cara sagoma del Colosseo.

Scendo da via delle Terme di Tito e intravedo L’Hostaria da Nerone, uno dei luoghi dell’anima e del corpo dei miei anni romani, di quando abitavo e lavoravo all’Esquilino.

Prima di arivare nelle vicinanze ammiro le Terme di Traiano, erette a pochi anni dall’incendio della Domus Aurea (104 d.C.) e concluse nel 109 d.C. da Traiano, con inaugurazione il 22 giugno. Sebbene precedute cronologicamente dalle terme di Agrippa e da quelle di Nerone e di Tito, furono le prime “grandi terme” di Roma e all’epoca infatti erano il più grande edificio termale esistente al mondo.

Scendo verso le serrande chiuse della trattoria e noto che sul lato di via della Polveriera c’è una serranda alzata e sento delle voci dall’interno, in particolare una, quella dell’amico nonché titolare Eugenio.

Busso. Mi viene detto avanti!, da Eugenio, lo vedo e lo saluto: “Parlo con l’avvelenatore di Roma? a distanza ma con molto trasporto, felici entrambi dell’incontro inopinato in tempo di Covd.

Maledetto Covid che ha costretto la trattoria alla prudenziale chiusura. Speriamo bene.

Dopo una franca chiacchierata ci salutiamo di noi e ci diamo uno speranzoso arrivederci.

Una mattinata altamente emozionante, con c’è che dire.

La concludo con un selfie con sullo sfondo il mio Colosseo, prima di salire sulla metro verso casa.

Sulla metro non molte persone, tutte regolarmente mascherate e dove possibile a congrua distanza.

Mentre viaggio sulla metro mi telefona l’amico poeta Roberto Pagan, un mio maestro, di cui ho pubblicato alcuni bei libri e al quale voglio bene.

Alla prossima!

 

Qtu tutte le FOTO

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