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Giornalismo in lutto, è morto Marco Vignudelli: colonna del sindacato, cambiò la storia contrattuale della Rai

Per oltre quarant’anni Vignudelli ha rappresentato un punto di riferimento per il mondo dell’informazione

Il giornalismo italiano perde una delle sue voci più autorevoli e rispettate.

Si è spento Marco Vignudelli, storico esponente del sindacato dei giornalisti Rai e figura centrale nelle battaglie per la tutela del lavoro nell’informazione pubblica. Aveva 69 anni.

La notizia della sua scomparsa, diffusa dal presidente della Fnsi Vittorio Di Trapani, ha rapidamente attraversato redazioni, sedi sindacali e ambienti istituzionali, lasciando sgomento e commozione tra colleghi e amici.

Per oltre quarant’anni Vignudelli ha rappresentato un punto di riferimento per il mondo dell’informazione.

Giornalista professionista dal 1980, aveva intrecciato il lavoro nelle redazioni a un impegno sindacale costante, spesso lontano dai riflettori ma decisivo nelle trattative che hanno segnato la storia recente del servizio pubblico.

Il suo nome resta legato soprattutto alla lunga battaglia per il riconoscimento contrattuale dei giornalisti impegnati nei programmi di rete Rai.

Una vertenza complessa, portata avanti per anni e culminata nel 2019 con l’accordo che garantì tutele, diritti e stabilità a centinaia di lavoratori fino ad allora rimasti in una zona grigia professionale.

Per molti colleghi quella firma rappresentò la fine di una precarietà cronica. Per Vignudelli, invece, fu semplicemente il compimento di una battaglia di giustizia.

Nel corso della sua attività aveva ricoperto ruoli di primo piano nell’Usigrai, nella Stampa Romana e all’interno delle realtà sindacali del Lazio, distinguendosi sempre per un approccio sobrio e pragmatico.

Non amava le esposizioni personali né i protagonismi, ma preferiva il lavoro paziente dietro le quinte, la mediazione e l’ascolto.

Chi ha condiviso con lui tavoli sindacali e riunioni lo ricorda come una presenza ferma ma mai aggressiva, capace di mantenere lucidità e misura anche nei momenti più tesi.

Il ricordo più sentito è arrivato proprio dall’Usigrai, che in una nota ha parlato della sua “passione civile e professionale nella difesa dell’autonomia e dell’indipendenza dell’informazione”, sottolineando come il suo contributo abbia inciso concretamente sulla vita di intere generazioni di giornalisti Rai.

Particolarmente intenso anche il messaggio dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, che ha voluto raccontare non soltanto il professionista, ma soprattutto l’uomo. Un profilo fatto di discrezione, lealtà e rigore morale.

“Non gli piaceva apparire ricordano dall’Ordine parlava poco, ma ogni parola aveva peso. Era una persona capace di mettere le proprie competenze al servizio degli altri senza mai chiedere nulla in cambio”.

Anche dopo il pensionamento, Vignudelli aveva continuato a seguire con attenzione il dibattito sull’informazione e sulle condizioni del lavoro giornalistico, restando vicino al sindacato e alle nuove generazioni di cronisti. La sua scomparsa arriva in un momento delicato per il settore, segnato da precarietà crescente e trasformazioni profonde del mestiere.

Nelle ultime ore decine di messaggi di cordoglio stanno riempiendo social network, chat di redazione e comunicati ufficiali.

Tutti restituiscono la stessa immagine: quella di un uomo che ha dedicato la vita alla dignità del lavoro giornalistico, combattendo senza clamore ma con determinazione per garantire diritti, indipendenza e tutele a chi fa informazione.

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