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Il 4 giugno 1944 di Nello Zannella

La battaglia si sposta verso il Prenestino

PREMESSA
Visto il grande interesse suscitato dai miei 2 articoli sul 4 giugno 1944 a Centocelle, in occasione dell’ingresso degli alleati a Roma, come preannunciato, pubblico qui un estratto dal racconto del Signor Nello Zannella, oggi simpatico e attivo novantatreenne, racconto che costituisce una specie di continuazione delle prime 2 storie, in quanto la battaglia scoppiata a Centocelle prosegue e si sposta in tarda mattinata tra Torpignattara e il Prenestino, in direzione centro di Roma.
Il racconto è molto interessante e costituisce un documento prezioso, in quanto è frutto dell’esperienza diretta di Nello, all’epoca diciassettenne e testimone oculare dei fatti che narra.

Il brano è tratto dal Gruppo Facebook “ Il Prenestino com’era… e com’è…” specializzato sui fatti storici della zona, del grande ricercatore e appassionato dell’area Stefano Mosconi.

Nello Zannella all’epoca abitava in via Attilio Zuccagni Orlandini alla “Borgata Galliano”, tra la via Casilina e la via Prenestina, tra Torpignattara, il Pigneto e via dell’Acqua Bullicante. Oggi è un po’ la memoria storica della sua zona ed è felice di far conoscere le vicende da lui vissute in gioventù alle nuove generazioni.

NB: I brani riportati sono un estratto dai racconti di Nello. Ho cercato di lasciare quasi tutto il racconto nelle parole originali usate da Nello; ho aggiunto solo qualche parola in più per aiutare il lettore nella comprensione dei luoghi e del susseguirsi dei fatti.
A corredo del racconto, diverse foto dei combattimenti tra americani e tedeschi, in particolare stavolta sulla via Prenestina.

Al Prenestino, i fanti americani avanzano lentamente verso il centro città

LA VITA ROMA DURANTE L’OCCUPAZIONE NAZISTA

Esattamente 76 anni fa, avvenne “la liberazione di Roma” ed ora con questa mia testimonianza vissuta e sofferta, vi farò rivivere questo evento avvenuto il 4 giugno 1944, dopo 9 mesi di oppressione nazista (dall’8 settembre 1943 al 4 giugno 1944).
Il 22 Gennaio 1944 gli alleati Anglo-Americani sbarcano ad Anzio e consolidano una testa di ponte, resistendo a tutti gli attacchi dell’esercito tedesco che tenta di rigettarli a mare.
Passano i mesi e finalmente il 3 Giugno 1944 , gli alleati travolgono la resistenza tedesca e marciano verso Roma , che conquistano il giorno successivo, 4 giugno.
Durante il periodo Settembre 1943 – Giugno 1944 , Roma è sotto il dominio dei nazisti ed è praticamente la retrovia dei fronti di combattimento di Cassino ed Anzio.
Ormai in città scarseggiano viveri, acqua, carbone e, per avere piccole quantità di questi generi, bisognava fare lunghe e stressanti file. Spesso mancava anche l’elettricità.
I romani cercano di sopravvivere a questa drammatica situazione, ma c’è anche la paura dei bombardamenti aerei. In particolare la zona, dove io abito, è situata tra le stazioni ferroviarie Casilina e Prenestina, oggetto di continue incursioni di caccia-bombardieri alleati, aventi l’obiettivo di distruggere le linee ferroviarie e i treni di rifornimento all’esercito tedesco che ad Anzio e Cassino contrasta l’esercito Anglo-Americano per impedirne l’avanzata verso il nord Italia.
La notte è sempre illuminata da riflettori per intercettare gli aerei alleati che sorvolano la Città e i Castelli Romani in cerca di obiettivi militari da distruggere.
L’orizzonte, verso Anzio – Nettuno, di notte è sempre illuminato dai bagliori del fuoco di sbarramento e con traccianti colorati per proteggere la testa di ponte, che gli alleati potenziano sempre di più con sbarchi di uomini e materiale bellico.
I terreni intorno a questi campi di battaglia furono letteralmente ricoperti dalle schegge di ogni tipo di bomba.
I fratelli Stradaioli, allora giovani squattrinati, in seguito validi industriali di Aprilia (LT), tempo fa mi raccontarono che alla vigilia del Natale 1944, riuscirono ad avere il denaro sufficiente a trascorrere dignitosamente le festività Natalizie, raccogliendo e rivendendo oltre due quintali di schegge di ferro, riaffiorate dopo l’aratura di un campo agricolo.
Inoltre nella città di Roma, per gli uomini validi, c’è il pericolo dei rastrellamenti che le SS naziste fanno in continuazione per avere forza di lavoro da inviare a scavare trincee, a consolidamento delle difese dei fronti di combattimento. Per evitare queste odiose retate i giovani si nascondono.
Avendo circa diciotto anni, al primo cenno di pericolo, anche io fuggivo a nascondermi, perché mi garbava poco l’idea di essere preso e portato a morire chissà dove, per una guerra che già sentivo prossima alla fine.

LA GIORNATA DEL 4 GIUGNO 1944: i tedeschi, le bombe e i carri armati!

La mattina del 4 giugno 1944, molto presto, la mia borgata viene svegliata dal rombo dei cannoni in lontananza.
Poco dopo le ore 6,00 per avere una visione migliore , con l’incoscienza dei giovani , salgo su una struttura senza parapetto, sovrastante il terrazzo del mio palazzo.
Improvvisamente l’orizzonte viene squarciato da una immensa esplosione, Mi getto sdraiato sul pavimento appena in tempo per non essere travolto dall’urto violento dello spostamento d’aria provocato dal tremendo scoppio. In seguito venni a sapere che i tedeschi in ritirata avevano minato e fatto saltare la polveriera “Sfacchini” sulla via Tiburtina, non molto lontana dalla mia casa.
E poiché le cannonate e i boati di una battaglia si sentivano sempre più vicini, in casa si decise di mandare le donne e i bambini della famiglia nei ricoveri antiaerei del centro di Roma.
Io, mio fratello Augusto e nostro padre malato restammo a guardia delle nostre case, rifugiandosi nella cantina.

Sulla via Prenestina, fanti americani superano un carro armato tedesco in fiamme ed avanzano verso Porta Maggiore

Io però, non riuscivo a restare rinchiuso nel sotterraneo e spesso salivo sui piani superiori, per vedere come andavano le sorti di quella battaglia che ormai aveva coinvolto sia Via Prenestina che via dell’Acqua Bullicante, con le cannonate che sembravano essere sempre più vicine.

Tornato in cantina cerco di vedere qualcosa da una sua finestra posta a livello terreno esterno.

Ad un tratto sento un forte schianto avvenire contro il nostro fabbricato proprio a qualche metro sopra di me. Subito dopo, di fronte alla finestra , cade di piatto un grosso proiettile di cannone senza esplodere!

La paura è stata tanta, tantissima, ma io continuo a salire su, ai piani superiori per rendermi conto di cosa stava accadendo.

Nascosto dietro le persiane della mia camera vedo sulla mia strada, via Attilio Zuccagni Orlandini completamente deserta, passare tre giovani soldati tedeschi con elmetto, tuta mimetica, fucile imbracciato e al collo una collana delle classiche bombe a mano tedesche con un lungo manico di legno.
Evidentemente stanno cercando una posizione strategica per piazzare un cannone anticarro al fine di controllare la Via Prenestina e proteggere così la ritirata dei loro camerati che stanno fuggendo da Roma.

La posizione più adatta viene trovata su un casolare posto su una piccola collina della proprietà agricola Tavoletti, confinante con la Via del Pigneto e non distante dal mio punto di osservazione.
Più a sud della Casilina, gli americani, provenienti dalla via Appia e dalla via Tuscolana, sono già avanzati maggiormente verso il centro di Roma, ma qui il piccolo cannone che spara in continuazione sulla Via Prenestina contribuisce a bloccare la loro avanzata.
Come visto a Centocelle, anche qui i reparti della retroguardia tedesca avevano realizzato in pochissimo tempo una sorta di ultima linea di difesa con nidi di mitragliatrici, pezzi di artiglieria, piccoli cannoni, ma supportati anche da carri armati e controcarri, posizionati negli incroci e nei punti più strategici.
Su un tratto della via Prenestina, subito dopo Largo Preneste, a riprova degli avvenuti scontri, per lungo tempo rimasero poi le carcasse abbandonate di alcuni carri armati tedeschi, colpiti alla fine dai mezzi corazzati americani.
Dal mio punto di osservazione vedo anche una “Cicogna” (un piccolo aereo americano militare da ricognizione ) sorvolare numerose volte la collina , evidentemente per comunicare via radio la posizione esatta anche di quel cannone e sul quale subito viene concentrato il fuoco dei carri armati americani, provenienti da via dell’Acqua Bullicante. Dopo poco il piccolo cannone tace.

Sulla via Prenestina, carri armati e fanti americani superano un carro armato tedesco in fiamme ed avanzano verso Porta Maggiore

Con il passare del pomeriggio, i colpi di cannone si fanno sempre più lontani ed ormai, ad inizio serata, con il tam tam del passa parola, nella nostra Borgata si venne a sapere che i tedeschi erano fuggiti e gli americani già stavano raggiungendo il centro di Roma.
Timidamente la gente cominciò ad uscire dalle cantine e dai rifugi e ad apparire sui cortili e negli orti prima, sulle vie e sulle piazze dopo. Ma quando si ebbe la certezza che ormai Roma era libera dall’occupazione nazista e la guerra era ormai finita, la gioia esplose e durò gran parte della notte con canti e balli in strada.
Il mattino seguente volevo rendermi conto di quello che era successo il giorno avanti.

Sulla via Prenestina, carri armati americani avanzano verso Porta Maggiore

Per prima cosa, volli capire come quel proiettile di cannone era arrivato così vicino a me senza esplodere. Ricordo bene come allora ricostruii quella strana traiettoria che portò il proiettile a colpire di fianco un robusto tronco di un albero di ciliegie, spezzandolo quasi in due. Fortunatamente questo primo urto deviò la traiettoria quel tanto da farlo arrivare e urtare violentemente – ma solo di fianco – contro quella parte di parete di casa, posta vicino alla finestra su cui stavo appoggiato. Dopo l’urto, il grosso proiettile cadde pesantemente in terra, ma di lato e senza botto! L’unico danno furono le tante ciliegie in terra, poi raccolte e mangiate!
Comunque dopo solo due giorni,“ la bomba” fu finalmente rimossa e portata via dagli artificieri.
Sempre il mattino del giorno seguente, mio padre ed altri abitanti della zona, trovarono il corpo di un giovane soldato tedesco, morto vicino ai resti del cannone distrutto, quello che avevo visto il giorno prima. Scavarono una fossa e ve lo deposero. Dopo alcuni giorni il cadavere fu rimosso dalle autorità preposte e portato altrove.
Ora finalmente Roma era libera dall’oppressione nazista e anche se altrove in Italia continuava, la guerra per noi romani era finita e , dopo tante tribolazioni e paure, esplodeva, come detto, la gioia di vivere.
Anche io ero felice, ma non smettevo di pensare a LUDWIG RHONNER il giovane soldato tedesco sepolto sulla collina e di cui sapevo il nome perché fui io l’incaricato di scriverlo sulla croce piantata sopra il cumulo di terra che lo ricopriva.

Quel nome LUDWIG RHONNER non lo dimenticherò mai e lo accomuno sempre, con tanta tristezza, ai nomi dei tanti giovani soldati sepolti nel cimitero Americano di Nettuno, morti per ridare a noi romani la libertà e la democrazia.

Cerchiamo di non dimenticare mai che la vita umana, ed in particolare la gioventù, sono i beni più preziosi che abbiamo, e distruggerli con la guerra, è la cosa peggiore che l’uomo abbia mai concepito.

QUI ALTRE FOTO

 

La battaglia di Centocelle – 4 giugno 1944

L’ingresso degli alleati in città e l’ultimo giorno di guerra per Roma

 

 

 

Il 4 giugno 1944 di mia zia

Roma, quartiere di Centocelle ottanta anni fa

 

 

Il ricordo di una giornata speciale di ottanta anni fa

Con due testimonianze importanti una proveniente dall’oltreoceano ed un’altra da un centocellino ultranovantenne

 

 

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