Il diritto applicato alla ISS (International Space Station)

Intervista del Dr. Marco Regi alla Dr.ssa Marilena Montanari, autrice del libro Il Programma di Stazione Spaziale Internazionale e la sua regolamentazione
a cur di Federico Carabetta - 22 Settembre 2021

La Stazione spaziale internazionale (ISS) attira l’attenzione non solo di ingegneri, scienziati, tecnici e appassionati del settore spaziale, ma anche dei giuristi perché è il più grande programma di cooperazione internazionale nello spazio extra-atmosferico e, in quanto tale, la sua regolamentazione sarà presa a modello per i futuri programmi lunari e marziani.

MR: Dr.ssa Montanari, ci può riassumere brevemente cos’è la stazione spaziale internazionale, a cosa serve e perché si è interessata ad essa?

MM: L’International Space Station (ISS) è il complesso modulare più grande che l’umanità abbia mai costruito nella LEO. Infatti, la sua superficie totale è equivalente a quella di un campo da calcio regolare ed è composta da laboratori pressurizzati per esperimenti e da piattaforme esterne per l’osservazione dell’universo e della Terra. Oltre ad attirare l’attenzione di scienziati e ingegneri, la ISS è fonte di interesse anche per chi, come me, studia diritto, perché si tratta del più grande programma di cooperazione spaziale mai realizzato finora in termini di complessità e interdipendenza creata: una cooperazione politica, tra Stati e Agenzie Spaziali diverse; giuridica, perché fondata su un trattato intergovernativo multilaterale; scientifica e tecnologica, per gli esperimenti che vengono progettati, condotti a bordo e realizzati sulla stazione dagli astronauti e, non da ultimo, umana, perché è la prima “casa nello spazio” abitata ininterrottamente dal lontano 2001.

MR: Perché si è recentemente parlato e perché gli studiosi sono tornati a focalizzarsi su tale programma?

MM: Oggi la ISS è considerata una best practice per i programmi di cooperazione nell’esplorazione spaziale di lunga durata e sarà fonte di ispirazione per i programmi lunari e marziani. Il programma ISS, infatti, ci ha insegnato che pur in presenza di una struttura complessa, dinamica e del più grande artefatto dal punto di vista giuridico e tecnico, esso può funzionare bene perché l’accordo internazionale e l’intelaiatura legale che sono state concluse hanno finito con l’essere chiare e di pronta comprensione per tutti i partner, seppur fossero di differenti culture giuridiche.

MR: Qual è, dunque, l’intelaiatura giuridica che caratterizza questo programma spaziale?

MM: Si tratta di una struttura piramidale che vede alla base un accordo intergovernativo, da cui discendono 4 Memorandum of Understanding tra le Agenzie Spaziali coinvolte e a cui si iscrivono, a loro volta, numerosi accordi attuativi conclusi tra partner e con appaltatori. L’accordo intergovernativo è stato concluso sulla base di un’iniziativa americana, perché nel 1984 il Presidente Reagan invitò “amici ed alleati” ad unirsi all’impresa. L’accordo venne raggiunto nel 1988 e i Partner coinvolti furono 4: USA, Canada, Giappone e Partner europeo (in cui parteciparono 9 Stati membri di ESA). Nel 1993, poi, gli USA proposero alla nascente Federazione Russa di unirsi al progetto e per tale motivo venne concluso un nuovo trattato nel 1998, che sostituì il precedente e che è tutt’ora la base fondante della regolamentazione del programma ISS. Quest’ultimo accordo venne quindi concluso tra 15 Stati e 5 Partner ed è la base di regolamentazione per le attività operative e di gestione delle Agenzie Spaziali, che sono disciplinate nei Memoranda of Understanding, strutturati ad “hub and spokes” perché la NASA fa da perno della cooperazione con tutti gli altri Partner. Da questi dipendono, poi, una moltitudine di strumenti giuridici ulteriori di natura tecnica a livello di Agenzie o di privati che collaborano con esse, che sono incentrati su aspetti ulteriormente di dettaglio.

MR: Come si applica il diritto ad una struttura che fisicamente non è situata nel territorio di alcuno Stato? E come viene regolata la convivenza di più astronauti a bordo della stazione, considerata anche la loro diversa nazionalità?

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MM: Innanzitutto, bisogna premettere che lo spazio extra-atmosferico è stato definito dal Trattato sulle norme che regolano l’esplorazione e l’utilizzazione, da parte degli Stati, dello spazio extra-atmosferico, compresi la Luna e gli altri corpi celesti del 1967 (in seguito Trattato sullo spazio – OST) come res communis omnium, ossia come ambiente in cui tutte le attività di esplorazione e utilizzazione sono condotte per il bene e nell’interesse di tutti i Paesi, senza riguardo alcuno al livello del loro sviluppo economico o scientifico e gli Stati sono chiamati a cooperare nelle attività spaziali. Non si può dire lo stesso, invece, per gli oggetti spaziali nelle cui orbite vengono lanciati e posizionati. Ad essi, infatti, le convenzioni ONU sullo spazio extra-atmosferico (in particolare l’OST del 1967 e la Convenzione sull’Immatricolazione degli oggetti spaziali del 1975) attribuiscono la sovranità dello Stato che ne ha la proprietà e che ha immatricolato nel registro nazionale l’oggetto spaziale, segnalando all’ONU l’avvenuta immatricolazione. La ISS appare, tecnicamente, come un complesso di elementi; pertanto, da un punto di vista giuridico si è giunti a ritenerla non come un oggetto spaziale unico, ma come un “grappolo” di oggetti spaziali, che sono stati meglio identificati e intitolati alla proprietà di Stati diversi nell’Allegato all’accordo intergovernativo concluso nel 1998. Quanto agli astronauti, invece, essi appartengono ai corpi astronautici degli Stati Partner che li hanno inviati e sono, pertanto, assoggettati alle regole di ingaggio di ciascuno Stato. Resta fermo, in ogni caso, il fatto che l’OST e l’Accordo sul salvataggio degli astronauti del 1968 li definiscono inviati dell’umanità e, pertanto, in caso di pericolo o di rientro di emergenza a terra, qualsiasi Stato è tenuto ad intervenire prestando il suo soccorso. Quando sono in orbita, però, oltre a queste regole sono tenuti a rispettare il Codice di Condotta del personale a bordo della stazione che è stato concluso tra i Partner nel 2002 e che definiscono come autorità di riferimento a bordo della stazione il Comandante, che è scelto concordemente tra gli Stati Partner.

MR: Dr.ssa Montanari, lei è autrice dell’opera “Il Programma di Stazione Spaziale Internazionale e la sua regolamentazione”. Ci spiega brevemente di cosa tratta l’opera che ha scritto?

Nell’opera parto dal dato di fatto attualmente noto sul programma ISS (cioè la regolamentazione attuale) e mi chiedo quali saranno le considerazioni e le problematiche di natura giuridica che i negoziatori dovranno fronteggiare per la conclusione di un apposito accordo sul fine vita della struttura orbitante. Accordo, questo, che voleva inizialmente essere inserito per mezzo di una disposizione specifica nel trattato del 1998, ma su cui si decise di omettere il contenuto, per inconciliabilità di vedute tra i partner su quello che avrebbe dovuto essere la conclusione del programma ISS.

MR: Qual è l’idea fondamentale che scaturisce dal suo lavoro?

MM: La domanda che rimane in sottofondo e che emerge solo alla fine dell’opera è se si possa dire sussistente un obbligo giuridico di rimozione dall’orbita di posizionamento degli oggetti spaziali inutilizzati e obsoleti per rendere l’ambiente spaziale salubre e utilizzabile da tutti. Di essa se ne è parlato molto recentemente, considerata la seria minaccia dello space debris che popola le orbite terrestri. Per arginare il problema, numerose linee guida vennero adottate, tra le quali si menzionano le Space Debris Mitigation Guidelines elaborate entro lo Scientific and Technical Sub-Committee del COPUOS, approvate nel 2007 in sessione plenaria (nel documento A/62/20) e adottate dall’Assemblea Generale ONU con Risoluzione n. 62/217 del 22 dicembre 2007. Si tratta di norme comportamentali che devono essere rispettate tanto nella fase di progettazione di un programma spaziale quanto in quella di esecuzione ed operazione, al fine di prevenire l’insorgere di ulteriori rifiuti che andrebbero ad ammassarsi al debris esistente. Le 21 Guidelines for the long-term sustainability of outer space activities, adottate nel giugno 2019 si pongono, invece, un obiettivo di più ampio respiro, di cui la mitigazione e la rimozione dei detriti spaziali è solamente un singolo aspetto. Esse si ispirano all’idea di sviluppo sostenibile che è stata introdotta con la Conferenza mondiale Rio +20 e che ha portato alla sua più ampia articolazione, dalla predisposizione prima degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e poi degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, questi ultimi contenuti nell’Agenda 2030 ONU. In sintesi, l’idea di fondo che permea l’opera è che ogni attività spaziale è sì il risultato del genio umano, della sua capacità inventiva e di collaborare anche con altre persone, ma deve essere condotta responsabilmente e in modo sostenibile, nel rispetto degli esseri umani presenti, delle generazioni future e dello stesso ambiente extra-atmosferico.


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