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Il grande sbarco in Normandia

Ricordiamo con gratitudine, come negli anni passati, quei ragazzi americani che sbarcarono in Normandia per abbattere il mostro hitleriano e nazifascista

L’altro ieri l’ottantesimo anniversario della liberazione di Roma oggi, 6 giugno 2024 anniversario  dello sbarco Alleato in Normandia.

Ambedue date memorabili della guerra contro il nazifascismo. Roma era la prima capitale nazifascista a cadere e l’invasione alleata della “fortezza Europa” hitleriana ebbe una valenza strategico militare ben più consistente nel conflitto mondiale sul fronte europeo contro il fascismo.

Gli Alleati angloamericani lo chiamarono “secondo fronte” anche perché il primo, quello italiano, – privilegiato da Churchill nella sua “strategia del coccodrillo” per arrivare prima dei sovietici nell’Europa centrale – non funzionava come doveva perché il terreno italiano, irto di monti, non permetteva un’avanzata Alleata celere nel cuore della Germania. Gli americani lo avevano capito e Roosevelt aveva trovato a Teheran un’intesa con Stalin passando sopra le remore di Churchill.

 

Non bisogna, però, dimenticare che in Europa i fronti della guerra antinazifascista erano tre perché c’era anche quello sovietico, decisivo per la lotta antihitleriana, che per tre anni aveva sopportato la guerra nazista che a est, da subito, fu guerra di sterminio ideologica contro il comunismo e contro gli slavi considerati razza inferiore. Distruzioni immani e 26 milioni di morti alla fine costò quel conflitto ai sovietici. 

Lo sbarco in Normandia intervenne quando Stalin e l’Armata rossa, in piena controffensiva dopo Stalingrado dove avevano spezzato militarmente e moralmente le armate degli aggressori nazisti, stavano ricacciando i tedeschi dalla Bielorussia e dall’Ucraina. D’intesa con gli angloamericani e per appoggiare la grande operazione militare in Normandia, Stalin aveva lanciato l’operazione “Bagration”, l’offensiva militare che ad agosto portò l’Armata rossa ad entrare in Polonia fino alla Vistola e a Varsavia e a settembre a varcare i confini della Germania nella Prussia tedesca.

La riuscita dello sbarco Alleato fu di grande sollievo per il capo dell’Urss che lo aveva reclamato fin dal 1942, in qualche caso usando parole un po’ troppo forti e ingenerose con Churchill. Un effetto collaterale, ma significativo, fu che con lo sbarco la potenza degli Usa sopravanzò decisamente quella britannica. Un cambio di rapporti di forza che si sarebbe fatto sentire da subito non solo in Europa e nel Mediterraneo ma nel mondo.

Non bisogna dimenticare, infine, che gli Usa erano stati aggrediti dal militarismo giapponese e che sostenevano il peso maggiore – se lo potevano permettere data la loro potenza industriale – della guerra mondiale che si svolgeva da due anni e mezzo su due fronti: quello del Pacifico e in Europa. Fu essenzialmente merito del Presidente Roosevelt capire che il fronte decisivo era quello europeo contro il nazifascismo.

Avendo combattuto sempre l’imperialismo americano e le sue politiche di dominio e aggressive nei decenni a seguire non ho alcuna remora a ricordare oggi con gratitudine, come negli anni passati, quei ragazzi americani che sbarcarono in Normandia per abbattere il mostro hitleriano e nazifascista. 

Lo fecero per liberarci da qualcosa di oppressivo e orribile, da un “male assoluto”, aiutando in modo decisivo chi si stava battendo per la propria libertà e liberazione.


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