Il lavoro che verrà dopo il Covid

In un report lo studio di dove stiamo andando nel mercato occupazionale dopo la pandemia
Patrizia Artemisio - 26 Maggio 2021

Sta accadendo che Khaby Lame, un ventunenne che con il lockdown aveva perso il lavoro, è diventato l’italiano più seguito sui social e, con 53 milioni di follower su TikTok, di quel lavoro che ha perduto non avrà più bisogno. Già lo scorso anno, Nas Daily, il video blogger palestinese-israeliano che ha creato 1.000 video al giorno di 1 minuto su Facebook, postava ‘Why degrees are useless’,  ovvero ‘perché le lauree non servono’. Il video, con 10 milioni di visualizzazioni, spiega che, sebbene Nas sia laureato a Harvard, i suoi dipendenti non sono mai andati all’università, hanno imparato ciò che sanno da autodidatti, e ne sanno più di altri di questo mondo diverso, veloce, improvvisato, digitale.

Basta insomma guardarsi intorno per capire che nulla è come prima e che la mutazione è più veloce dello sguardo. Nel momento in cui la vedi è già accaduta. C’è però chi, in quest’ultimo periodo, l’ha studiata e può spiegare, in qualche modo, dove stiamo andando.  Alessandro Maola Comunicazione ha pubblicato, grazie al contributo di realtà importanti dell’economia italiana operanti in settori diversi tra loro, il report: “Il lavoro che verrà. Idee, prospettive e dati sul mercato del lavoro post Covid”.

La prima riflessione emersa è che venendo meno il concetto di ufficio e scrivania, si lavora per obiettivi da qualsiasi parte del mondo, abbattendo i confini geografici e dando maggior valore alle competenze di ognuno. Il mondo del lavoro appare, dunque, sempre più globalizzato, per questo il vero capitale del futuro sarà rappresentato dalla reputazione. L’argomento è, naturalmente, ben più ampio, e solo una lettura completa può dare ad ognuno l’informazione che davvero sta cercando. Noi ci limitiamo a riportare qui un breve estratto del contributo di alcuni soggetti coinvolti nell’analisi. Cerchiamo di indicare un sentiero. A voi il come, dove, quando e se percorrerlo.

“Con la Pandemia è cambiato non solo il modo di lavorare, ma anche l’impostazione della ricerca e, soprattutto i settori e le aziende privilegiate. Ci si orienta di più verso supermercati e compagnie di corrieri per consegne a domicilio, visti come lavori più solidi economicamente, dei quali non si fa a meno neanche in lockdown” Fernando Angulo, Responsabile della comunicazione di Semrush, piattaforma di Saas per la gestione della visibilità online.

“Prima del covid, almeno il secondo colloquio veniva svolto in presenza, per valutare anche tutta una serie di soft skills, magari con piccoli test attitudinali. Oggi è tutto online, per questo la lettera di referenze assume un peso sempre maggiore. Anche puntare sulla costruzione di cv (curriculum vitae) che non siano solo un elenco di studi conseguiti o lavori svolti, ma raccontino chi è il candidato, la sua indole e le sue passioni può rappresentare una carta vincente” Andrea Polo, CEO & Founder di Milano EXE, agenzia specializzata in recruiting.

“In periodi di crisi, la scelta migliore è quella di investire su se stessi ed acquisire nuove competenze, che possano rappresentare un vantaggio competitivo. In questo modo, a differenza di quanto si creda, è possibile reinventarsi a qualsiasi età, cambiando completamente lavoro. È importante, quindi puntare ad implementare la performance management, il coaching e lo sviluppo di competenze relazionali” Roberto Castaldo, Presidente e fondatore del Centro Studio Performance di 4 MAN Consulting, società di consulenza aziendale specializzata in performance management.

“Per le aziende oggi lavorare sulla propria reputazione e guardare oltre il profitto diventa essenza stessa del profitto, perché uno dei principali criteri con i quali si finanzieranno le imprese sarà quello reputazionale. Non solo, anche le migliori menti, dovendo scegliere a chi inviare il cv, sceglieranno sulla base della reputazione di una determinata azienda. Per gli imprenditori, però, è importante capire che la reputazione non è solo ciò che viene scritto sui social o nelle recensioni, ma si tratta di un parametro complesso, composto da asset interni ed esterni molto diversi tra loro” Davide Ippolito, Ceo di Zwan, agenzia di reputation marketing e cofondatore di Reputation Rating, unico algoritmo che misura i parametri oggettivi e soggettivi della reputazione, attraverso la tecnologia blockchain.

Il report completo:

https://www.dropbox.com/s/5ck8kybawhxgmbp/defff%20Report%20Lavoro%20-%20DEF_compressed.pdf?dl=0&utm_source=sendinblue&utm_campaign=Report_lavoro&utm_medium=email

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