Il mercato del lavoro italiano tra maternità e Covid-19

Alla vigilia della Festa della mamma, Save the Children fotografa la situazione delle mamme lavoratrici nel Rapporto “Le Equilibriste 2021”
Laura Politi - 8 Maggio 2021

Un mercato del lavoro in cui è difficile conciliare genitorialità e impiego e in cui sono le donne a pagare il prezzo più alto, con un divario tra padri lavoratori e madri lavoratrici che si allarga nell’Italia meridionale. Questo è quanto emerge dal Rapporto “Le Equilibriste: la maternità in Italia 2021”, lanciato da Save the Children, l’organizzazione internazionale che da oltre un secolo combatte per il futuro dei bambini in difficoltà.

In occasione della Festa della mamma, il report è testimone di una situazione che si è aggravata nella penisola nell’anno della pandemia. Nel 2020 sono 249 mila – su un totale di 456 posti svaniti – le donne che hanno perso il lavoro e 96 mila sono mamme di figli minorenni. Circa l’80% di queste ultime ha un figlio con meno di 5 anni.

Il Covid-19 ha inasprito le difficoltà già esistenti per le madri che non vogliono rinunciare ad avere una vita professionale e che quest’anno si sono trovate in un equilibrio precario tra impegni lavorativi ed esigenze dei figli, costretti a casa dalla chiusura delle scuole. A livello occupazionale esiste un divario di genere che aumenta nel caso di genitori con figli minorenni e che è salito ancora nel 2020. Se infatti quasi l’88% dei padri possiede un impiego, solo il 57% delle madri risulta inserito nel mercato del lavoro. E questa è certamente una problematica da affrontare se si vogliono supportare le donne italiane che scelgono di diventare madri e che si trovano al primo posto in Europa come le più anziane alla nascita del primo figlio. “Questi dati ci dicono come non ci sia più altro tempo da perdere: sono necessarie scelte politiche che mirino alla costruzione senza più ritardi di un sistema di protezione, di garanzie e stimoli per superare una situazione che relega le madri unicamente alla cura dei figli e della casa”, afferma Antonella Inverno, responsabile delle politiche per l’infanzia e l’adolescenza di Save the Children.

Nella ricerca di equilibrio tra esigenze lavorative e familiari, le mamme lavoratrici del sud della penisola vivono le difficoltà maggiori. Nel Rapporto di Save the Children è contenuto un “Indice delle madri” che esamina le condizioni socioeconomiche più favorevoli per le donne nelle diverse regioni italiane. Il sostegno alla maternità e la situazione delle madri vengono valutati nelle tre aree della cura, del lavoro e dei servizi, ed è il Nord Italia ad aggiudicarsi il podio nelle diverse categorie. Nella classifica dell’indice generale si trovano in testa le Province Autonome di Bolzano e Trento, seguite dalla Valle d’Aosta e dall’Emilia-Romagna, mentre a chiudere la lista c’è la Campania, preceduta dalla Calabria.

“Anche quest’anno, l’Indice delle madri mostra il netto divario tra regioni del nord e regioni del sud. Per quanto ci sia un miglioramento generale dei dati in tutte le regioni, quelle del nord mostrano valori più alti della media, mentre nel Mezzogiorno si riscontra l’esatto contrario con valori più bassi”, commenta Antonella Inverno. E aggiunge: “È evidente che al sud il gap non è mai stato superato in nessuna delle tre aree. Questo si traduce non solo in uno scarso riconoscimento dei bisogni e delle necessità delle donne che vogliono diventare madri, ma anche dei diritti relativi allo sviluppo e all’educazione di bambini e bambine”.


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