“Il pane e la luce” – Rapporto sull’impatto del caro energia a Roma nelle famiglie a basso reddito

Analisi e proposte contro la povertà energetica

Presentata lunedì 15 maggio al Pigneto presso il circolo ARCI-Sparwasser l’indagine condotta dall’associazione di volontariato Nonna Roma sul problema del caro energia e su quella che è stata definita come povertà energetica. Con tale termine, secondo il Governo italiano, ci si riferisce alla “condizione di difficoltà ad acquistare un paniere minimo di beni e servizi energetici oppure alla condizione per cui l’accesso ai servizi energetici implica una distrazione di risorse superiore a quanto socialmente accettabile”.

Il lavoro, come illustrato da Teresa Ilardo di Nonna Roma, nasce per indagare le privazioni derivanti dalla crisi energetica, con un focus particolare sull’impatto per le famiglie a basso reddito.

Quello della povertà energetica, seppur acuito nell’ultimo anno per via degli effetti legati alla guerra in Ucraina” ha detto Ilardo “è in realtà un problema molto più strutturale e va avanti da molti anni, ed il Governo col Decreto del 1° maggio non ha fatto che acuirlo, adottando una serie di misure che vanno ad impoverire la platea, in un contesto generalizzato di povertà in aumento.”

Chi si sta impoverendo

Nel merito dei numeri dell’indagine è entrato Andrea Simone (sempre di Nonna Roma) che ha illustrato la composizione della platea di riferimento colpita dall’incremento di impoverimento.
Platea che risulta essere di duplice natura: da una parte un insieme di nuclei familiari più numerosi della media nazionale, con un numero medio di 3 componenti rispetto alla media nazionale di 2; dall’altra famiglie unipersonali a reddito molto basso o addirittura nullo.
Il quadro presenta comunque una condizione sociale-reddituale caratterizzata nel suo complesso da famiglie in cui la maggior parte dei componenti non ha un reddito diretto ma dipende dagli introiti di un unico componente.

Anche la definizione di “occupabile” legata alla prossima sospensione del Reddito di Cittadinanza non tiene in realtà conto del fatto che la stragrande maggioranza di queste persone ha al massimo la licenza media, avendo quindi delle difficili – se non proibitive – condizioni di accesso al mercato del lavoro (solo il 5% della fascia 18-30 anni ha un titolo di studio elevato).

Infine, la platea analizzata presenta un ISEE medio di circa 3.500 euro l’anno, ben al di sotto di qualsiasi soglia prevista per i sussidi minimi, con un importo medio del RdC di 410 euro, il 70% circa del quale se ne va per il solo pagamento delle bollette.

Il combinato disposto di abolizione del RdC ed aumento generalizzato dei prezzi ha un effetto micidiale sulle famiglie già fortemente deprivate” ha aggiunto Simone “a causa di ciò il 70% delle famiglie da noi monitorate ha ridotto la spesa per acquisto di generi alimentari. E ciò, per un’associazione che nasce principalmente per il sostegno alimentare, è un elemento devastante”.

Anche chi lavora è povero

La povertà che aumenta è stata anche l’oggetto dell’intervento del Segretario Generale CGIL Roma e Lazio, Natale Di Cola, che ha ricordato di come – in base al recente rapporto CGIL Roma e Lazio – quasi il 40% dei cittadini ha un reddito che non arriva a 15.000 euro annui, aumentando l’ormai noto paradosso per cui spesso anche chi lavora è povero.

La capitale delle disuguaglianze

Il Paese si sta via via impoverendo e Roma rischia di diventare anche la capitale delle disuguaglianze” ha detto Di Cola, che ha aggiunto come ci sia estremo bisogno di lavoro stabile e ben pagato per far fronte alla vera emergenza in cui ci troviamo.

In conclusione, il rapporto presentato fa emergere una situazione drammatica per un gran numero di famiglie nel territorio romano (e più in generale in quello italiano), ed una sostanziale inefficacia delle politiche strutturali di contrasto e prevenzione della povertà energetica.

Alla luce delle considerazioni evidenziate, la ricerca fa emergere la necessità da parte del Governo di approntare politiche di sostegno energetico basate su un approccio sistemico e non emergenziale come fatto fino ad ora.

Le proposte

Tra le proposte avanzate dall’Associazione troviamo: la proroga delle misure emergenziali in vigore nel primo trimestre 2023 e l’introduzione di un ristoro ex-post che compensi un esborso non coperto da bonus per le famiglie in difficoltà; l’attuazione di un monitoraggio nazionale annuale che indaghi l’evoluzione e la ricaduta dei fattori che determinano la povertà energetica; sottoporre a revisione i criteri ed il meccanismo di calcolo del bonus per disagio economico, facendo si che non si basino più sulla spesa stimata (come avviene ora) ma sulla spesa effettivamente sostenuta dalle famiglie, anche avvalendosi di un sistema informativo integrato.
Inoltre, grande rilievo viene dato alle misure proposte per evitare distacchi energetici alle famiglie che si trovano a non poter sostenere i rincari in atto: introdurre il concetto di morosità incolpevole, prevedere per le società di vendita l’obbligo di rateizzazione senza interessi ed oneri per chi si trova in difficoltà oggettiva nonché prevedere l’obbligo di prendere come clienti i soggetti in forte disagio socioeconomico che ne facciano richiesta, aspetto questo che attualmente non è previsto dal momento che nessuna società di servizi è obbligata a contrattualizzare un soggetto in difficoltà.

Infine, nell’ultima parte del rapporto vengono affrontate una serie di proposte destinate a Roma Capitale, ossia l’istituzione che più di tutte si trova ad essere in prima linea nel rapporto con i nuclei in condizione di povertà energetica.
Le principali azioni proposte riguardano l’erogazione di un contributo ex post ai soggetti in difficoltà, l’istituzione di sportelli territoriali di informazione e supporto dedicati per fornire informazioni alle famiglie, l’utilizzo di una quota degli utili di Acea per finanziare le politiche di contrasto alla povertà energetica.

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