Il quartiere in assemblea dice no allo scempio del Parco Alessandrino

Il 19 gennaio presso il Salone della parrocchia, sono intervenuti anche il presidente del VII Mastrantonio e consiglieri comunali e municipali
di E. L. - 22 Gennaio 2007

Il 19 gennaio, preceduta dalla raccolta di circa tremila firme e un fitto volantinaggio, si è svolta l’assemblea indetta dal Comitato di quartiere “L’Acquedotto Alessandrino” cui erano stati invitati il Sindaco, i gruppi consiliari del Comune e del VII municipio e i presidenti della Regione, della Provincia e del VII Municipio.
All’incontro, moderato dal pittore Elvino Echeoni e svoltosi in un salone affollatissimo della parrocchia di Dio Padre Misericordioso (a Tor Tre Teste) ha preso parte: il consigliere comunale di An Marco Marsilio, il presidente del VII municipio Roberto Mastrantonio, il vice presidente Pino Liberotti, i consiglieri municipali di maggioranza: Orlandi, Marinucci, Bruno, Rosi, Fannunza, Mariani, Giuliani, Di Cosmo, Fabbroni, Conte, e di opposizione Vinzi, Mercuri, Figliomeni, Arena e gli ex consiglieri Silvi e Flamini.
Inconsueto e coinvolgente, è stato l’intervento introduttivo del poeta Vincenzo Luciani e che ha letto una sua poesia, “Il muro”: un accorato appello a salvare un paesaggio incomparabile sui Castelli Romani, i monti Prenestini e Lucretili, che si può ammirare attualmente dal parco, preservandolo da una incombente colata di cemento. (Hanno partecipato all’assemblea anche i poeti Patrizia Fanelli, Giovanna Giovannini e Laura Rainieri).
Anna Candelotti, presidente del Comitato di quartiere, ha fatto il punto della lotta allo scempio del parco Alessandrino rimarcando i danni della colata di cemento sul parco dell’Acquedotto Alessandrino: distruzione del paesaggio, intasamento da traffico, smog che deriverebbero da quanto previsto dalla delibera del consiglio comunale di Roma del 13 dicembre 2005. Quattro palazzoni di sei piani lungi 70 metri, una torre di 8 piani, l’ennesimo centro Commerciale (dopo l’Ipercoop, Il Carrefour, ecc.) che oscureranno il bel panorama di cui oggi possono godere i cittadini romani che visitano il parco. “Se questo è quello che il sindaco intende per ‘riqualificazione delle periferie, i cittadini del VII – ha ribadito Candelotti – lotteranno con tutte le loro forze per salvaguardare il verde e la vivibilità del quartiere e saranno vigili contro ogni deturpazione del territorio con una cementificazione indiscriminata.”
L’ex presidente del consiglio municipale Sergio Scalia ha fatto una cronistoria delle mutazioni delle destinazioni dell’area e dell’intervento che s’intende realizzare secondo la delibera comunale, proponendo delle attenuazioni all’invasività dell’intervento.
Luciano Echeoni autore, per conto del Comitato di quartiere, di una relazione sull’impatto delle nuove costruzioni, ha premesso che il Piano regolatore generale del Comune è stato ratificato, ma non ancora approvato definitivamente dal Comune che lo farà una volta che il piano ritornerà in Comune dopo il vaglio della Regione. Quindi c’è ancora spazio e possibilità per far valere le buoni ragioni espresse dal Comitato in sede di osservazioni che sono state presentate al Comune. Si tratta quindi di chiedere al Comune lo stato degli atti e di far riflettere lo stesso sui dati che emergono sia sull’impatto acustico che sulla trasportistica (dalla relazione risulta ad esempio che via di Tor Tre Teste già oggi registra, dalle 7 alle 8 di mattina di un qualsiasi giorno, il passaggio di ben 2000 veicoli all’ora e che la viabililtà del quartiere circostante è già afflitta dalla rumorosità del transito di autoarticolati che effettuano lo scarico merci per l’Ipercoop Casilino provocando eccessi di rumorosità tali da aver spinto gli abitanti a protestare con forza e con rabbia). La situazione di intasamento (e di rumorosità) nel quartiere sono tali che anche se paradossalmente si costruisse sotto terra, l’aumento di traffico, che porterebbero i 3000 residenti previsti nel nuovo insediamento, non potrebbe essere sostenuto.
Pedi del “Comitato Tor Tre Teste libero”, ha sostenuto che se anche è schierato dalla parte del sindaco Veltroni, avendolo votato e sostenuto in campagna elettorale, il quartiere deve unirsi e, se necessario occupare democraticamente l’area. Ha proposto di vagliare anche la percorribilità della via legale, se cioè si configura da parte dell’amministrazione comunale un eccesso di potere.
Il consigliere comunale di An Marco Marsilio con Rastelli dell’Udc sono stati gli unici rappresentanti del Consiglio comunale presenti all’incontro (è stata notata negativamente l’assenza dei consiglieri comunali di zona Pino Battaglia e Adolfo Ferrari, entrambi dell’Ulivo). Marsilio ha sostenuto che è vero che il Piano regolatore deve ritornare dalla Regione per poi essere approvato definitivamente dal consiglio comunale. Ma – ha aggiunto – nella fase transitoria, il Comune è soggetto alla procedura dell’accordo di programma e quindi il Sindaco ora può muoversi solo nei limiti degli indirizzi dettati dalla delibera purtroppo approvata, anche se con il suo voto contrario, dal Campidoglio. L’esponente di An ha quindi illustrato le diverse possibili alternative a disposizione dei cittadini per contrastare la cementificazione prevista: 1) o accontentarsi di modifiche di poca sostanza; o votare no alla variante quando il piano regolatore ritornerà in Comune; oppure infine imboccare la strada della delibera di iniziativa popolare con la raccolta delle tremila firme necessarie per tale provvedimento. Il consigliere Marsilio ha assicurato il suo impegno a sostegno della rivendicazione del comitato e dei cittadini.
Lo stesso impegno è stato assunto dalla consigliera municipale di An Lorena Vinzi. Per ottenere l’eliminazione dello scempio ha invitato tutti ad essere uniti e compatti.
L’ex consigliere Francesco Silvi ha ricordato la lotta vincente contro la speculazione e per la realizzazione del Parco, ora occorre la stessa compattezza per preservarlo e la raccolta delle 5000 firme per sostenere la proposta di delibera di iniziativa popolare.
Un tavolo di lavoro per una soluzione condivisa è stata la proposta dell’ex consigliere Patrizio Flamini.
Il consigliere capitolino Udc Rastelli ha assicurato il suo impegno per sconfiggere l’ecomostro nel Parco che il sindaco bifronte di Roma (“ambientalista e cementificatore”) vorrebbe imporre in un punto di eccellenza ambientale della periferia. Il suo collega di partito e capogruppo municipale Francesco Figliomeni si è impegnato ad essere unito alla cittadinanza per dire no alla cementificazione e ha ricordato l’esposto inviato alla sovrintendenza che dovrà pronunciarsi sull’operazione facendo rispettare i vincoli.
Il presidente del VII Municipio Roberto Mastrantonio (l’unico della maggioranza di centro sinistra a prendere la parola, dopo Scalia) il quale ha dichiarato che, eliminando la compensazione di Monti della Caccia si eliminano 20 mila metri cubi. Ne rimangono però altri 110 mila. Ad oggi non esiste un progetto definitivo. Il Municipio sta trattando con il costruttore per ottenere miglioramenti ed attenuazioni dell’impatto dell’opera. Dialetticamente ha poi precisato che non ha nessuna difficoltà, non essendo stato coinvolto personalmente nella decisione, essendo stato eletto successivamente al provvedimento, a dire di no alla stessa. Ma “se votiamo no – ha detto – salta tutta la compensazione e si dovrà trovare un’altra area comunale”. Anche il presidente Mastrantonio si è detto favorevole all’apertura di un tavolo con maggioranza ed opposizione. Anche perché ha concluso siamo ancora in una fase preliminare e non c’è ancora il parere della Sovrintendenza.
Il Comitato in conclusione ha fissato un nuovo appuntamento tra un mese, dopo aver effettuato incontri con gli interlocutori assenti in questa prima assemblea: la Commissione urbanistica del Comune, l’assessore all’Urbanistica Morassut e il Sindaco, oltre naturalmente i presidenti di Provincia e Regione.


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