Imbrattate le pietre d’inciampo

Erano state collocate dal Comune di Roma, il 28 gennaio nel giorno della Memoria, in ricordo dei deportati di sei municipi di Roma
di Maria Giovanna Tarullo - 1 Marzo 2010

Nella notte tra sabato 27 e domenica 28 febbraio 2010, un gravissivo atto di vandalismo ha colpito le "pietre d’inciampo" collocate dal Comune di Roma, lo scorso 28 gennaio nel giorno della Memoria, in ricordo dei deportati di sei municipi di Roma.

Prese di mira, in particolare le targhe di ottone con su inciso il nome della Famiglia di Piero Terracina, deportata il 7 aprile del 1944, ora poste di fronte alla casa di Monteverde in cui abitavano i Terracina, in piazza Rosolino Pilo 17.

Le " Pietre d’inciampo" imbrattate da vernice nera, sono state scoperte al mattino da un vicino di casa di Piero Terracina, unico scampato allo sterminio di Auschwitz in cui è stata cancellata tutta la sua famiglia. Sul posto è subito accorso il presidente del XVI municipio Fabio Bellini, che ha predisposto per domani pomeriggio un presidio di solidarietà con Terracina e l’intervento tecnico per ripulire i sampietrini e cancellare la profanazione. Accorsi sul posto anche il presidente della Comunità Ebraica Riccardo Pacifici, il consigliere Pd Paolo Masini e Adachiara Zevi, la curatrice della posa delle trenta "pietre d’inciampo".

Riccardo Pacifici ha messo in relazione la profanazione alla questione "delatori", risollevata proprio in questi giorni. E proprio la famiglia Terracina arrestata durante il ricongiungimento familiare per la Pesach ebraica del ’44 fu tradita da un delatore. «Ieri su un giornale cittadino ho ricordato la questione delatori in relazione alla deportazione dei carabinieri del 7 ottobre del ’43, operazione favorita da delatori per spianare la strada alla deportazione del 16 ottobre nel Ghetto di Roma». Mentre Adachiara Zevi ha aggiunto: «Andremo avanti con la posa di queste pietre d’inciampo. Allo sportello che abbiamo aperto presso la Casa della Memoria, in via San Francesco di Sales si sono già rivolti sessanta familiari di deportati. Questo insulto dimostra quanto ancora possa dare fastidio ricordare ciò che è avvenuto». Piero Terracina commosso ha dichiarato: «Io non ho una tomba della mia famiglia, ho solo questi sette sampietrini. Questa è la tomba della mia famiglia. E con questo insulto vogliono negare l’esistenza stessa dei miei poveri congiunti sterminati dal nazifascismo…».

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno ha dichiarato: «Esprimo ferma condanna per questo atto vigliacco contro una memoria condivisa, quella della Shoah» ha aggiunto Alemanno «Ripetiamo, ancora una volta, il nostro auspicio che i vili che hanno compiuto questo gesto siano presto presi e venga loro inflitta una punizione esemplare. La memoria è il patrimonio più importante che abbiamo e che va salvaguardato.» Il sindaco ha poi disposto che il gruppo decoro urbano ripristinasse immediatamente le ‘pietre di inciampo’. Le operazioni di pulizia sono già terminate e i 7 sanpietrini sono di nuovo ‘chiari’ e dorati.


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