In morte di un giovane

don Domenico Vitulli, parroco a S. Tommaso d’Aquino - 8 Ottobre 2022

Il 2 ottobre un pauroso incidente in via di Tor Tre Teste ha spento la vita di un giovane di 21 anni, Emiliano Pompei. Sabato 8 ottobre presso la parrocchia “S. Tommaso d’Aquino” il vescovo Mons. Riccardo Lamba ha presieduto la celebrazione funebre, seguita da una enorme folla, attenta e commossa, di amici e conoscenti.

Pubblichiamo volentieri queste riflessioni di don Domenico Vitulli, parroco a S. Tommaso d’Aquino.

Emiliano è morto. A 21 anni appena compiuti, scaraventato per strada dal sedile posteriore di un’auto dove si era appisolato. Erano passate le 4 del mattino e stavano tornando, lui e due amici, da una serata di gioia in giro per Roma. Un’auto è venuta contro la loro e il perché ossessiona la mente di chi gli voleva bene. Il perché ha però due direzioni; quella verso il passato ti chiede come sia avvenuto, di chi sia la colpa; quella verso il futuro ti ossessiona sullo scopo, sul fine di una morte assurda e improvvisa di un giovane. E poi c’è la domanda delle domande: Dio, dov’è in tutto questo?

Sono domande troppo grandi per chiunque, soprattutto se quel chiunque è devastato dal dolore. Si può solo tacere e farsene altre di domande, nelle stesse due direzioni e altrettanto strazianti, ma affrontabili: ora che questo dolore c’è, quale significato ha per me e, soprattutto, io che ne faccio.

Il dolore c’è perché c’è l’amore, è segno di una relazione intima, profonda, che coinvolge tutta la persona; è segno, proprio perché straziante, del fatto che non vi sia nulla di più profondo e coinvolgente, totalizzante ed importante per ciascuno di noi dell’affetto che ci lega; è un segno che siamo fatti per amare ed essere amati, e questo non viene dagli atomi da cui siamo composti, ma da uno spirito che abita in noi, uno spirito che ci è stato comunicato. È la più forte, evidente, lacerante dimostrazione di Dio. Se c’è il dolore per l’assenza di un’altra persona, esiste un Dio che ci ha donato la capacità di amare come Lui. E se Dio esiste, non può che soffrire infinitamente quando noi non stiamo con Lui e gioire immensamente dello stare con noi.

E cosa devo farne di questo dolore che sento sterile, ora che non posso più abbracciare chi amo? Se Dio è amore, e tutto può, non ha certo lasciato cadere nel nulla Emiliano, non ha abbandonato al nulla alcun figlio. Emiliano vive ora nell’amore di Dio, ciascuno dei nostri cari vive di Dio. Il dolore che sentiamo mantiene vivo in noi l’amore, il legame, e ci mette in comunione con i sentimenti di Dio. Il dolore si affievolirà col tempo e impareremo a conviverci, ma non può, non dovrà mai spegnersi, perché ci mantiene nell’amore e nel desiderio, ci fa sperare nella vita definitiva, quella in cui saremo tutti riuniti in Dio e non vi sarà più morte, separazione e sofferenza, ma solo amore, e questo senza dolore.

Ecco dove è Dio. Abbraccia Emiliano, abbraccia ciascuno di noi. E se proprio vogliamo che questa morte non sia invano, che serva a ricordarci che in questa vita, alla fine, conta solo il bene che ci siamo dati, l’affetto che ci ha legato. Siamo amati da Dio e siamo una comunità basata sull’amore e sull’affetto, ed è questo che ci rende degli esseri umani.

Emiliano, ci vediamo da Dio.

 

i.

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