Inaugurazione del Mausoleo di Sant’Elena: un grande successo

Per una valorizzazione che vada oltre la semplice tutela, dopo un restauro durato decenni
Olga Di Cagno - 13 Ottobre 2019

Grande successo di fruitori e di cittadini per l’inaugurazione sabato 12 ottobre 2019 – al termine di un lunghissimo restauro durato ben più di venti anni – di un gioiello unico al mondo arricchente il territorio del V Municipio di Roma: il Mausoleo dell’Augusta Elena, madre dell’imperatore Costantino.

Appassionata scopritrice di reliquie, donna con un passato burrascoso, grazie alla sua fede converte la sua vita, si impegna nella conversione dell’impero e assurge agli altari della santità. Le spoglie di Santa Elena sono custodite all’interno di uno splendido e monumentale sarcofago di porfido rosso un tempo situato nel mausoleo è oggi esposto nei Musei vaticani.

Un tesoro del territorio torna al territorio

Indubbio il valore monumentale, culturale, religioso del mausoleo ma ciò che in occasione dell’apertura ed inaugurazione ha reso veramente appassionato il momento è stato l’abbraccio orgoglioso delle numerosissime persone che hanno accolto questo ritorno (perché di ritorno si deve parlare) di un tesoro del territorio al territorio.

Presenti le autorità, i funzionari della soprintendenza, coloro che a vario titolo in questi anni hanno contribuito alla realizzazione del progetto, ma ancor di più presenti le persone, affascinate dalla possibilità di ridiventare fruitori di un bene comune, di un gioiello unico al mondo.

L’antico mausoleo a pianta circolare e con un diametro di circa 20 metri, edificato nella prima metà del IV secolo dopo Cristo, abbellito in origine da marmi policromi e splendide decorazioni, sormontato da un’imponete cupola realizzata con la tecnica delle “pignatte” (da cui il termine Tor Pignattara, il quartiere di Roma che lo ospita) utilizzate per alleggerire la volta, per secoli abbandonato e reso quasi un rudere, è stato oggetto di un attento restauro che ha permesso non solo la tutela del complesso ma anche l’allestimento, all’interno dell’antica chiesa dedicata ai Santi Marcellino e Pietro, anche di un antiquarium, ovvero un luogo custode dei reperti ritrovati ed esposti al pubblico.

Roma non si ferma alle Mura Aureliane; Roma non interrompe la sua storia quando la sua capitale viene spostata proprio da Costantino, l’imperatore figlio di Elena, nella sua nuova capitale Costantinopoli, appunto; Roma non smette di brillare quando agli antichi culti pagani vengono a sostituirsi le nuove religiosità cristiane; al contrario, Roma continua ad espandersi, a meravigliare, a realizzare luoghi, spazi, pensieri di cultura che hanno continuato a renderla immortale.

Nel V Municipio, territorio denso di numerosi tesori dell’archeologia, dell’architettura antica, moderna e contemporanea (non di sola archeologia vive Roma) si potrebbe realizzare un nuovo modello di valorizzazione partecipata della popolazione chiamata a rendersi protagonista dei tesori che sono inseriti nel suo territorio. In parte, grazie soprattutto ad alcune iniziative di associazioni, di privati e di incoscienti sognatori, si sta provando e, in parte, addirittura riuscendo a dare inizio a questo percorso ma ancora è lunga la strada da percorrere.

Cimiteri cristiani (i cimiteri sono cristiani, sono il luogo dove i credenti si addormentano aspettando il risveglio della fine dei tempi) e sepolcreti e/o necropoli pagane (le città dei morti) due concezioni diametralmente opposte nella visione della vita oltre la morte: gli uni in attesa di un qualcosa che verrà dopo, gli altri consapevoli che dopo potrebbe non esservi nulla, rappresentano perfettamente la connessione – e non la semplice sovrapposizione – di antiche vestigia che ieri hanno richiamato migliaia di perone.

Proseguire l’opera di valorizzazione

A conferma di quanto appena detto e in un’ottica di ripresa e di proseguimento del lavoro di valorizzazione riportiamo un’intervista realizzata pochi giorni fa proprio in occasione dell’inaugurazione con il professore Fabio Bisconti, soprintendente della Pontificia Commissione di Archeologia, docente a Roma Tre.

“Qui – spiega Bisconti – viene sepolta Elena, e viene sepolta in un luogo strategico, importantissimo, un luogo che per i pagani era destinato alla sepoltura delle guardie ufficiali dell’Imperatore, i cosiddetti equites singulares che nel momento della battaglia di Ponte Milvio si mettono dalla parte di Massenzio.
Costantino si vendica, distruggendo sia questo luogo a loro dedicato che le loro caserme, dove fa costruire la Cattedrale lateranense.
La zona è proprio qui, lungo la via Labicana, in corrispondenza di un cimitero cristiano che stava per nascere e dove sono sepolti dei martiri”.  Sono i martiri del periodo Dioclezianeo, della grande persecuzione. Tra loro, ci sono proprio Pietro e Marcellino, di cui Papa Damaso parla in una splendida epigrafe”.

Le catacombe (tra le più belle, grandi, importanti di tutta Roma, e quindi del mondo); l’imponente mausoleo imperiale; un’antichissima via (luogo di scambio di uomini, mezzi, idee, religioni); un territorio frequentato, urbanizzato, monumentalizzato per lunghissimo tempo e la possibilità di renderlo nuovamente centrale, e non più periferico: la giornata di sabato 12 ottobre potrebbe essere l’inizio di un nuovo percorso, di una nuova visione di valorizzazione oltre la semplice tutela.

 


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