

Un calvario domestico alimentato dall'alcol e dalla cieca volontà di sopraffazione. L'ultima violenza a fine agosto: volto insanguinato e cellulare sottratto per impedirle di chiamare i soccorsi
Una spirale di terrore, pretese violente e sottomissione fisica consumata al riparo dagli sguardi esterni, tra le mura di un appartamento della periferia sud-est di Roma.
I condizionamenti psicologici e le pretese di natura sessuale si trasformavano sistematicamente in brutali pestaggi ogni qual volta la vittima tentava di opporre un rifiuto.
Con le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate, la Polizia di Stato ha tratto in arresto un cinquantaduenne di nazionalità romena, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip su richiesta della Procura di Piazzale Clodio.
A ricostruire nel dettaglio la vertiginosa escalation di abusi e prevaricazioni sono stati gli investigatori del VI Distretto di Pubblica Sicurezza Casilino, chiamati ad intervenire a seguito dell’ennesimo episodio ematico avvenuto alle porte di settembre.

Il punto di rottura di una convivenza ormai insostenibile si è registrato alla fine del mese scorso:
La lite e l’allarme inascoltato: Presagendo l’esplosione dell’ennesimo raptus d’ira del compagno dopo uno scontro telefonico, la donna ha chiesto a un’amica di dormire da lei per fare da scudo.
La presenza del terzo ospite non ha tuttavia frenato la furia dell’uomo, offuscata dall’abuso continuativo di sostanze alcoliche.
L’agguato notturno e il volto insanguinato: Durante la notte il cinquantaduenne si è scagliato contro la compagna, colpendola con violenza al volto e privandola del telefono cellulare per impedirle di comporre il 112. Ferita ed esausta, la donna è riuscita a liberarsi dalla presa e a rifugiarsi nella stanza dell’amica.
Le due hanno atteso in preda al panico che l’aggressore varcasse la porta di casa la mattina seguente prima di uscire e chiedere aiuto alla Polizia.
I riscontri effettuati dagli agenti del Distretto Casilino e le refertazioni ospedaliere hanno confermato un quadro di maltrattamenti ripetuti nel tempo, scaturiti principalmente dai no pronunciati dalla vittima alle richieste di intimità:
Il mandato del Gip: Le risultanze investigative, incrociate con la deposizione della testimone, hanno convinto la magistratura romana ad emettere l’ordinanza restrittiva massima.
Il blitz nella palestra: I poliziotti hanno chiuso il cerchio attorno al cinquantaduenne rintracciandolo ed ammanettandolo all’interno del suo luogo di lavoro, un centro fitness situato nel settore sud-est capitolino.
Oltre al trasferimento in cella per la fattispecie di maltrattamenti, nei suoi confronti è stato azionato il divieto di avvicinamento con applicazione del braccialetto elettronico per il reato di lesioni.
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