Ingegneria di Internet, dai videogames al NewInternet della serie TV Silicon Valley

Intervista al Prof. Stefano Salsano dell’Università Tor Vergata
Patrizia Artemisio - 1 Luglio 2020

A un certo punto del 1974, a due ingegneri informatici americani venne in mente un protocollo che permise a tutti i computer del mondo di dialogare. Crearono Internet.
Pochi anni dopo il prof. Tim Berners-Lee, un inglese stavolta, va detto, mise a disposizione di tutti gratuitamente una rete mondiale in cui possono viaggiare documenti, suoni, video, testi, foto. Creò il World Wide Web.

Oggi: sulla pagina Facebook della rivista Little White Lies si legge che alcuni giovani registi cinematografici, con Hollywood in fase di stallo, trovano audience sulla piattaforma Tik Tok; le manifestazioni negli USA dei Black Lives Matter invadono i social e una statua al Pincio si macchia di rosso; il videogioco dei Simpson “Ammazza che Mazza” esce improvvisamente dal cartoon e diventa realtà, da scaricare e giocare su https://aaron-demeter.itch.io/lee-carvallos-putting-challenge.

All’Università Tor Vergata c’è chi studia tutto questo che Alessandro Baricco chiama “oltremondo” nel suo The Game: un mondo veloce, leggero, immateriale.
Il corso di laurea Ingegneria di Internet è la combinazione degli insegnamenti di Ingegneria delle Telecomunicazioni e di Ingegneria Informatica. Oggi la laurea triennale è in italiano mentre la magistrale è in lingua inglese. Ma, spiega il Coordinatore del corso di studi Prof. Stefano Salsano, “la laurea è erogata comunque da docenti italiani per cui gli studenti possono interagire in italiano mentre le lezioni sono in inglese: un compromesso che si è rivelato molto valido”.

Le aziende si rivolgono all’Università per richiedere gli studenti più bravi?

“Non per richiedere i più bravi ma tutti! – spiega il professor Salsano – Noi riceviamo molte più richieste da parte delle aziende di quanti laureati riusciamo a produrre, questo è il nostro cruccio. Stiamo cercando di espandere il nostro corso di laurea. Tutti i nostri studenti che arrivano alla laurea fanno la tesi con uno stage in azienda e tutti quanti hanno, se vogliono, il contratto di assunzione prima ancora di laurearsi. Quest’anno ci sono addirittura tre aziende che offrono dei premi di merito per i migliori studenti di tutti gli anni del corso. Abbiamo 30 premi di merito di 1.000 euro ciascuno”.

Per accedere ad Ingegneria di Internet il test di ingresso è lo stesso già previsto per l’accesso ad Ingegneria o è particolare?

“È uguale al test previsto per tutte le altre specializzazioni dell’ingegneria e comunque il test per Ingegneria è in realtà un test di autovalutazione, non ha l’obiettivo di filtrare. A chi non supera il test viene semplicemente sconsigliato di iscriversi ad Ingegneria perché giustamente deve valutare se, avendo delle carenze, ha la voglia di superare i limiti che vengono evidenziati dal test. Per chi vuole comunque iscriversi, l’Università di Tor Vergata mette a disposizione dei pre-corsi che sono molto apprezzati dagli studenti”.

I videogames tanto a lungo demonizzati perché tenevano impegnati in modo improprio i ragazzi, oggi sono artefici di nuove tendenze e soluzioni. Con Minecraft alcuni studenti americani hanno ricostruito durante il lockdown il loro campus riuscendo a vivere virtualmente una esperienza negata dal virus, in Polonia il videogioco War of Mine entra nelle scuole come “libro di testo”, quali sviluppi ci saranno ancora in questo settore?

“Sicuramente il discorso della demonizzazione del videogioco è legato all’uso che ne viene fatto, all’abuso, e questo è un pericolo che rimane sempre. Non vanno però demonizzati a prescindere, l’uso smodato è un problema ma il videogioco in sé può fornire tanti contenuti. L’ultima tendenza per i videogiochi è quella di creare dei mondi virtuali, il termine usato è METAVERSO, sarebbe il meta universo”.

 Sembra quasi di entrare nella serie Netflix Stranger Things!

“Certo! C’è in effetti tutta una letteratura di fantascienza ma è una cosa che sta diventando sempre più reale! Ci sono delle piattaforme sulle quali si può avere una vita parallela e con degli impatti assolutamente reali, ad esempio in una piattaforma come Second Life si può in qualche maniera guadagnare, si possono intraprendere attività in cui si scambiano cose con altre persone, si creano veri scambi economici”.

Insomma smette di essere propriamente un gioco e diventa realtà?

“Esattamente, ma sta sfumando sempre più il confine tra il mondo virtuale ed il mondo reale, nel senso che anche il social network ad esempio è un mondo virtuale in cui si può vivere, è molto legato alla realtà, alla fine dentro Facebook il 99 % delle persone mette cose vere. Ci sono invece delle piattaforme molto più virtuali che per loro natura portano un utente a crearsi una vita, un mondo parallelo”.

Qual è il rischio?

“Uno dei rischi è l’alienazione dal mondo reale. Ma come dicevo è un problema di controllo, di quanto una persona o un ragazzo vive all’interno di questo mondo. Se si tratta di un’oretta al giorno per distrarsi va bene ma se ci passa 8 ore la notte perché entra in quel mondo e viene catturato, lì c’è il rischio che il ragazzo perda il contatto con la realtà. Come dicevamo prima ci sono rischi ma anche opportunità come ad esempio avere strumenti che facilitano l’apprendimento, l’interazione sociale. I ragazzi sulle piattaforme adesso si incontrano e in questa fase di emergenza Covid è stato un utile sfogo sociale: potevano vedersi e giocare tra loro sulle piattaforme online”.

È già uscita la nuova Play Station? Quali sono le novità?

“Dovrà uscire alla fine di quest’anno, è soltanto stata presentata per ora, sicuramente è un’evoluzione ma è di fatto un’evoluzione continua, tutti questi tipi di piattaforma mediamente ogni 18 mesi, ogni anno e mezzo circa, raddoppiano le loro capacità in termini di processamento dei dati, in termini di capacità di rendere le animazioni video sempre più realistiche. Con la nuova PS saranno più realistiche le immagini, i riflessi, le ombre, le persone, un mondo virtuale sempre più vicino alla realtà per la sua perfezione tecnologica”.

Al di là dei videogames siamo sempre più connessi, quando secondo lei dovremo fermarci, c’è un limite?

“Non ci sarà un limite, la trasformazione digitale è già avanzata ma continuerà ad avanzare ancora nei prossimi 15 o 20 anni, tutti i processi tenderanno ad avere una controparte online. Io penso che questo migliorerà le cose, l’efficienza con cui riusciremo a fare tutto. Se tra qualche anno io riuscissi ad ottenere tutte le certificazioni, tutte le cose per cui adesso devo andare in un ufficio, se potessi ottenerle tutte quante sul mio telefonino, sarebbe un vantaggio, mi darebbe la possibilità di spendere il mio tempo in maniera migliore. Qual è questa maniera migliore poi… spero che non sia solo fare altre cose online ovviamente!”

Il nostro stile di vita non è compatibile con l’ecosistema in cui viviamo, cosa possono fare le nuove tecnologie digitali per la tutela dell’ambiente?

“La trasformazione digitale porta ad evitare gli spostamenti. Una delle battaglie di Greta Thunberg era proprio ‘viaggiamo di meno in aereo’ ad esempio. Allora dal punto di vista del lavoro, il fatto che tante riunioni lavorative si stanno spostando online e che con il miglioramento delle tecnologie queste riunioni virtuali diventano sempre più efficaci e facili da fare, riduce gli spostamenti per lavoro.  In questo senso la tecnologia aiuta anche ad avere un impatto positivo sull’ambiente”.

Nella serie televisiva “Silicon Valley” si parla di una nuova versione di Internet, di cosa si tratta?

“Si tratta di una versione di Internet peer-to-peer, completamente decentralizzata, ossia senza bisogno di server centrali o di un’infrastruttura che possa essere controllata. La fiction in questo caso prende spunto dalla realtà: utilizzando l’infrastruttura della Internet attuale è già possibile realizzare delle piattaforme decentralizzate, come sono quelle peer-to-peer per la condivisione, anche non lecita, di film o brani musicali, oppure quelle che gestiscono le criptovalute come bitcoin. La nuova versione di Internet di cui si parla nella serie Silicon Valley vorrebbe anche eliminare l’infrastruttura condivisa di Internet, ossia la rete cellulare con cui i nostri smartphone si collegano ad Internet e la rete di accesso ADSL o fibra, con cui ci colleghiamo da casa, e sostituirla esclusivamente con collegamenti diretti tra gli smartphones”.

 

Lungo il confine sbiadito tra fiction e realtà, finora Internet ci ha consentito, come nei miti greci, di introdurre nella realtà quella magia a cui ogni spirito, da sempre, anela. In fin dei conti poi, “pare un assurdo, e pure è esattamente vero, che, tutto il reale essendo un nulla, non v’è altro di reale, né altro di sostanza al mondo che le illusioni” (Giacomo Leopardi – Zibaldone 100)


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti