#IoRestoaCasa: ottavo giorno

Diario di emozioni e sentimenti al tempo del Coronavirus. Un po' di sana "noia"
Ilaria Pacelli - 18 Marzo 2020

Cari tutti dove eravamo rimasti? Ah sì ai miei panettoni da girare, no anzi alla mia nuova amica Grace, il lievito madre, correttrice di bozze, no ragazzi ma che dico, eravamo rimasti alla strategia superamento quarantena. Ecco riprendiamo da qui!

Allora come ci siamo già detti la preoccupazione maggiore è la consapevolezza che il 3 aprile è piuttosto lontano, per non parlare del pensiero che fa capolino in molti di noi, che probabilmente non sarà il 3 aprile, il giorno in cui usciremo per un pic-nic in famiglia o con gli amici.

Ergo occorre elaborare un’efficace strategia per gestire questo periodo. Un modo che contenga le nostre emozioni negative, attenzione contenga non sopprima, e lasci spazio alla nostra resilienza più innata.

Da qui l’idea di prendere in prestito una terminologia sportiva: allenamento in progressione (o progressivo, mi scuseranno gli atleti professionisti se non ho approfondito adeguatamente l’argomento).

Cosa non è allenamento in progressione…

Avete presente quando decidete di iniziare una dieta e mossi dai buoni propositi scegliete una dieta iperproteica con digiuno alternato e abbinate sessioni di ginnastica di due ore al giorno??!!

O quando dopo le tavole luculliane delle feste, pensate che sia arrivato il momento di fare un po’ di moto al parco sotto casa? Ed eccovi pronti con 200 euro di abbigliamento runner indosso, per partire dagli allenamenti di Usain Bolt prima dei mondiali, così tanto per scaldarci prima di fare sul serio??!!!

Ecco questo è esattamente il contrario!
Come dire “partire a palla”, anche questo gergo tecnico ovviamente, da zero a 100, non è proprio l’atteggiamento consigliato.

Trasformasi in Muciaccia con i nostri figli, facendogli ritagliare e costruire giochini per una mole di lavoro, pari a due stagioni di Art attack in soli due giorni, non è allenamento in progressione.

Dedicarsi a letture più impegnate visto il tempo a disposizione e passare da Fabio Volo a testi Vedici tradotti dal sanscrito, non è allenamento in progressione.

Rispolverare un corso di aggiornamento professionale e acquistare il pacchetto di programmazione JavaScript integrato con C++, quando la cosa più complessa che avete fatto pre pandemia, è stata quella di compilare un excel con le spese della macchina e del condominio, non è allenamento in progressione.

Ma allora cosa diavolo vorrà dire??!!

Questo è, invece, allenamento in progressione…

Tornando alla terminologia tecnica consiste nel ripartire dalle basi di un qualsiasi allenamento che si voglia intraprendere, basi che poi consentano di aumentare la massa muscolare affinché il muscolo sia costretto ad adattarsi al nuovo sovraccarico e crescere.

E allora paragoniamo la nostra resilienza ad un muscolo. Sì avete capito bene, un muscolo.

Visualizzate la capacità di reagire ad una difficoltà, come se fosse il vostro tricipite, o per le donne, quell’infido muscolo dell’interno coscia.

Ecco, ora che ci siamo intesi, provate a pianificare un percorso graduale per allenarli, un allenamento che presupponga variazioni di velocità programmate in partenza.
Da 0 a 10, 20, 30 e così via.

Un po’ di sana “noia”

Facciamo un esempio e torniamo alla mamma con sindrome Muciaccia.
Chi ci dice che i nostri figli abbiano davvero bisogno di vedersi riempito tutto il tempo come un tacchino il giorno del ringraziamento?
Perché non pensare a due o tre attività durante la giornata, da programmare con loro e lasciargli anche il tempo di annoiarsi?!
“Noia” che parola sconosciuta per i nostri figli di ogni età. E drammaticamente sconosciuta anche per noi.
Sono pienamente d’accordo, nel riconoscere al “sapiente fare” un ruolo cruciale e catartico nella nostra vita ma non per questo credo sia corretto abusarne. Sopratutto in quarantena.

La noia è quello spazio di tempo in cui abbiamo l’occasione di esercitare la nostra frustrazione, educare il nostro potenziale a trovare senso in quello che ci circonda realmente, curare e riparare la nostra mente, spingendola oltre la siepe.
Imparare ad emozionarci ed entusiasmarci per esperienze apparentemente prive di stimoli.

So cosa state pensando, parli bene tu, mio figlio di 4 anni, nel tempo che impiego per riporre carta e tempere ha già scalato la libreria, pronto per lanciarsi sul lampadario del soggiorno.
Lo so credetemi e non potete immaginare quanto! Ma questo non ci autorizza a gettare la spugna.

Come abbiamo detto all’inizio: “l’allenamento in progressione” è la nostra parola d’ordine.
Magari a nostro figlio all’inizio potrebbe sembrare un gesto inconcepibile o da resistenza basca quello di sedersi sul divano e leggere un libro, un nostro libro e non solo le “Favole al telefono” di Rodari.

E sarà così, ma voi resistete stoicamente! Perseverate, cominciate dalle basi e piano piano aumentate il carico… il muscolo-figlio sarà costretto ad adattarsi al nuovo equilibrio e a sperimentare le gioie e le potenzialità della noia, vedrete che ne gioverete tutti!

Scommettiamo?

Driiiinnnnn! Oh suona il mio citofono. Sarà il corriere Amazon con il mio completino ergonomico yoga da appena 220 euro con il tappetino in memory foam termoreagente al sudore e indicatore di frequenza cardiaca?

Lo spero, ho deciso di iniziare a fare yoga… ovviamente cominciando a piccoli passi dalle basi!
Buon allenamento in progressione a tutti!

A domani… forse!

Ilaria Pacelli


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti