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L’8 marzo alla Biblioteca “Gianni Rodari”

Un incontro ricco di emozioni tra donne fragili e forti allo stesso tempo

In occasione della festa della donna, le giornaliste della redazione o una loro rappresentante vengono invitate alla Biblioteca G. Rodari in via Tovaglieri per presenziare a una conferenza tenuta da Cristina Corradini, organizzatrice della SWPM event. Cristina –in arte Nidi- è una fisica della materia con velleità artistiche: dipinge da quando aveva cinque anni, ma le scelte familiari l’hanno portata a conseguire una laurea in fisica.

In lei però il talento non si è mai assopito, oltre a dipingere organizza eventi culturali legati da impalpabili legami concettuali che potremmo spiegare richiamandoci al suo nome d’arte: Nidi richiama la parola nido, l’amore, la raccolta di esseri in un unico luogo.

Apre la conferenza Piera Costantino, responsabile della biblioteca, attiva dal 2000 e inserita nella rete di biblioteche romane. Spiega che lo scopo del pomeriggio è un’informazione corretta sull’otto marzo, il simbolo dell’uguaglianza dei diritti che si inserisce in una più ampia lotta per i diritti fondamentali di tutti gli uomini, soprattutto in questo periodo caldo in cui una serie buia di pregiudizi rischia purtroppo di prevalere.

Cristina avvia la presentazione “Le donne ci sono!”: apprendiamo che il famoso avvenimento a presunta fondazione della festa della donna – l’incendio della fabbrica Triangle a New York nel 1911 in cui morirono 146 persone, donne e uomini – è in realtà una leggenda metropolitana; non che la notizia sia falsa, ma la festa della donna era già stata istituita dal partito socialista americano nel 1909.
Successivamente nella presentazione di Cristina appare il videoclip della canzone Vita Nuova di Gianna Nannini, il cui testo è stato insignito nel 2012 del premio Elsa Morante.

Non un semplice motivetto insomma: le parole di una donna sopra le righe, capace di prendersi ciò che vuole, capace di chiedere ciò che le spetta.
Seguono le immagini dei volti di Rita Levi-Montalcini, Malala Yousafzai, Luisa Spagnoli, Aung San Suu Kyi, Marie Curie. Queste sono tuttavia singole eccellenze: il messaggio che Cristina lancia è un altro. Con un ragionamento molto fine, non solo denuncia, ma ammette anche l’ovvietà della prevaricazione fisica maschile; quel che salva le donne non è semplice vittimismo: è la capacità di fare gruppo grazie alla “marcia in più” che va spesa nella comprensione dell’altro.

I prodotti della tessituraSi presentano poi due delle responsabili dell’associazione Loïc Francis-Lee, che si occupa di disabili mentali con pedagogia curativa e socioterapia steineriana. Il metodo prevede di valutare gli ospiti della casa in base all’età biografica, non anagrafica, e di guidarli verso un’ideale età adulta e autonoma anche attraverso l’attività della tessitura, in grado di creare prodotti compiuti, belli ed utili.
Sul telaio si incrociano perpendicolarmente i fili, quasi a simboleggiare un equilibrio raggiunto nel raccoglimento del lavoro manuale.

Parla Erica, volontaria da venticinque anni nella casa, che ci esprime la sua meraviglia per la tessitura; tessitura che funge anche da momento aggregante nel momento in cui diventa tradizione dei compleanni: le ragazze tessono un acronimo del nome della festeggiata in cui ogni lettera è l’iniziale di un aggettivo che “coglie degli aspetti sempre nuovi e intimi della persona”, dice Erica.

Francesca e la volontaria tedesca che lavora la ceraFrancesca è un’ospite della casa e scrive tutti i giorni i propri sogni, corredati da un disegno; sogna di andare a vivere da sola, di incontrare i signori dei sogni che la attendono per far cominciare il suo una notte.
In un altro sogno, eloquentissimo, scrive: “Noi eravamo quelle che avevano superato tutte le prove con la forza dei buoni sentimenti e l’amicizia. Così ci sentivamo molto più forti”. Ci dice: “E’ la prima volta che sono qui, però è bello…”.

Poi è la volta di Ingrid, tesa, ci dice che la tessitura è una cosa forte, come una bilancia: intende dire che tale attività aiuta nella gestione delle forti emozioni, come quelle che adesso le impediscono quasi di esprimersi.
Roberta è un’altra ospite, la tessitrice più anziana, tifosa della Roma e da poco anche scrittrice: sta lavorando alla sua autobiografia. Ci parla a lungo, martellante, di amici, amici e ancora amici. “La tessitura mi piace” dice, “E tessitura sia!”.

Con loro ci sono anche tre ragazze tedesche (e una spagnola, più o meno per lo stesso motivo) che alloggeranno in Italia perché un ente antroposofico tedesco le ha mandate qui a svolgere il loro servizio civile volontario. Ben due di loro desiderano continuare a studiare per intraprendere una carriera di assistenza ai disabili. Timidamente, si esprimono in italiano riguardo a quanto stanno imparando da questa esperienza e una di loro ci informa anche di un piccolo laboratorio in cui con gli ospiti della casa fabbrica candele.

Erica legge i sogni di FrancescaSiamo commosse e ormai in un clima di intimità.
Arriva Silvia Morante, la nipote della scrittrice, che ci parla di lei: “paradossalmente a Elsa le donne non piacevano” dice. Aveva molti amici maschi, prevalentemente omosessuali, ma per il resto non era una facile compagnia. Ovviamente ci confida tutto ciò con ironia: è comunque qui per dire che Elsa Morante costituisce a suo parere il miglior contributo alla letteratura del Novecento, donna che supera in qualità anche Moravia, ed è questo l’importante.

Si presentano poi le responsabili dell’associazione femminista del III Municipio Donne in Genere ONLUS, che fa parte della rete di centri antiviolenza su scala nazionale D.i.Re, che ci tengono a identificarsi come donne che accolgono altre donne: sono entrambe ricercatrici universitarie in ambiti scientifici e non psicologhe. L’assistenza, prima che trattata certamente da persone specializzate, è innanzitutto personale, umana.

Ci parlano del progetto Detector, un esempio fra tanti, sviluppato con la collaborazione della Regione Lazio e finalizzato a identificare la violenza – psicologica, economica ecc. – prima che questa sfoci in vera e propria prevaricazione fisica. Non a caso i principali destinatari del progetto sono stati i medici di famiglia, che troppo spesso ignorano certi segnali fin troppo evidenti.

Segue un dibattito, o meglio un “raccontarsi” come donne. La stessa inviata di Abitarearoma.net parla di questioni personali letteralmente piangendo: si capisce immediatamente come nessuna di noi si sia sottratta all’apertura totale.

Dopo una piccola pausa allietata dalla crostata fatta da Cristina, si riprende con una proiezione sulla figura di Luisa Spagnoli, inventrice del Bacio Perugina in un’industria tutta al maschile (la casa di moda intitolata a lei è in realtà prodotto di un suo erede) e donna dalla vicenda biografica decisamente emancipata.

Ci si saluta, certe di aver provocato una vera condivisione, scevra da ogni vittimismo ma anche al contrario da ogni eccessivo orgoglio di genere.
“Voglio”, come dice il testo di Vita Nuova, “Le carezze e i baci che mi toccano”: non di più, ma mai di meno di ciò che ci spetta di diritto.

Ricordiamo, a tutte le donne di non esitare a chiamare il numero verde 1522 qualora si trovassero in pericolo o in semplice difficoltà: come ci insegnano le volontarie, occorre prevenire il peggio. Non siete sole.

Associazione Loïc Francis-Lee: http://www.associazioneloic.org/

Centro donna L.I.S.A, in cui opera l’associazione Donne in Genere: http://www.centrodonnalisa.it/


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