Categorie: Cultura

La persecuzione degli omosessuali

Per non dimenticare i crimini nazisti

Con l’avvento del nazismo, l’omosessualità è all’inizio tollerata, ma successivamente è severamente repressa ed anche utilizzata come arma politica o per vendetta personale, per distruggere gli oppositori o gli antagonisti.

Il 23 febbraio 1933 Hitler, Cancelliere dal 30 Gennaio, proibisce le pubblicazioni pornografiche e l’attività della Lega per i Diritti Umani, che sostiene l’abrogazione del Paragrafo 175 del Codice Penale.

Lo stesso giorno è emanato un Decreto con cui si dispone la chiusura di tutti i luoghi pubblici frequentati da omosessuali (club, bar, alberghi… ).

Il 6 maggio 1933, la sede del Comitato Scientifico Umanitario a Berlino è devastata dai nazisti che bruciano gli oltre 10.000 volumi della biblioteca.

Nel novembre del 1933 l’Amministrazione di Amburgo chiede alla polizia di “tenere sotto controllo i travestiti e di inviarli nei Campi di concentramento, se necessario”. Così i primi omosessuali vengono rinchiusi nel Lager di Fuhlsbuttel.

Le premesse ideologiche per la repressione antiomosessuale nazista sono enunciate dal giurista Rudolf Klare, al convegno della Federazione Internazionale delle Organizzazioni Eugenetiche, che si tiene a Zurigo nel luglio 1934. Il suo pensiero è in seguito enunciato nel libro Omosessualità e diritto penale nel quale auspica l’aggravamento delle sanzioni a carico degli omosessuali maschi ed anche la repressione del lesbismo, fino ad allora ignorato dal Paragrafo 175 del Codice Penale.

Il 24 ottobre 1934 la Gestapo invia una Circolare segreta a tutti gli uffici della Polizia con l’ordine di inviare l’elenco delle persone considerate omosessuali.

Il 22 maggio 1935 il giornale delle SS Das Schwarze Korps (Il corpo nero ) propone la pena di morte per gli omosessuali maschi.

Nello stesso periodo la Commissione Penale del Reichstag si esprime contro l’irrigidimento dell’interpretazione e dell’applicazione del Paragrafo 175, nonostante ne facciano parte alcuni giuristi nazisti (Roland Freisler, futuro Presidente del Tribunale del Popolo, Otto Georg Thierack, futuro Ministro della Giustizia). Ciò nonostante, il 28 giugno 1935 si introduce l’articolo 175/A del Codice Penale con il quale si puniscono con la reclusione di sei mesi le  “fantasie sessuali”. Scontata la condanna il condannato è inviato dalla Gestapo in un Campo di concentramento “a scopo rieducativo”.

Il 10 ottobre 1936 Himmler afferma la necessità della eliminazione fisica degli omosessuali, considerati dei “degenerati” che possono distruggere la razza tedesca con il loro comportamento sessuale.

Il 26 ottobre 1936 Himmler istituisce all’interno del Servizio di Sicurezza il Dipartimento della Sicurezza Federale per combattere l’aborto e l’omosessualità, denominato Sezione SD II-S, con il compito di reprimere l’aborto e l’omosessualità.

Il 27 settembre 1939 questo Dipartimento viene riorganizzato nell’Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich (RSHA) diretto da Reinhard Heydrich.

Il 17 febbraio 1937 Himmler, in un discorso ai Comandanti delle SS, afferma la necessità dell’eliminazione degli omosessuali anche se militanti nell’Organizzazione.

Il 28 maggio 1937 il Ministro della Propaganda Goebbels attacca violentemente le organizzazioni cattoliche, considerate “focolai di omosessuali”, in un discorso pubblicato su tutti i mezzi di informazione. Accusa inoltre le autorità ecclesiastiche di conoscere molto bene il problema ma di non prendere alcuna iniziativa. La Gestapo è incaricata di arrestare i preti omosessuali.

L’attacco contro la Chiesa Cattolica è la conseguenza della pubblicazione dell’Enciclica Mit Brennender Sorge (Con viva ansia), emanata nel Marzo 1937 dal Papa Pio XI  per condannare le limitazioni all’attività religiosa decise dal regime nazista, che ha vietato la diffusione del documento pontificio.

Il 4 aprile 1938 Himmler dispone che gli omosessuali arrestati per “atti contrari alla morale” possono essere inviati direttamente nei Lager, senza processo.

Il primo gennaio 1939 è pubblicato l’Annuario del RSHA dal quale risulta che circa 33.000 omosessuali sono stati processati; la maggior parte sono stati condannati e quindi deportati nei Lager.

Il 4 novembre 1941 è emanato un Decreto relativo ai “criminali devianti”, i quali devono essere eliminati se “minacciano la salute del popolo tedesco”. Il provvedimento, per espressa decisione di Himmler, si applica anche ai poliziotti ed ai membri delle SS “sorpresi in un comportamento indecente con un altro uomo”. A questo scopo, il 15 novembre è emanato il Decreto per il mantenimento della purezza nelle SS e nella polizia, che dispone la condanna a morte di ogni membro delle SS o della Polizia, indipendentemente dalla sua età, “che si abbandoni in un comportamento indecente con un altro uomo”. Nel febbraio 1942 il provvedimento viene esteso a tutti i civili.

All’interno dei Lager gli omosessuali, contrassegnati sugli abiti da un triangolo di colore rosa, con chiara intento spregiativo, svolgono i lavori più ripugnanti, come lo svuotamento delle latrine, oppure quelli più  pesanti, come il lavoro nella cave di argilla, per la fabbricazione delle ceramiche Klinker, nel Lager di a Sachsenhausen. Sono anche utilizzati come cavie negli pseudo esperimenti scientifici attuati dai medici delle SS. Inoltre, molto spesso sono vessati ed anche stuprati dai loro compagni di baracca.

Himmler, ritenendo che gli omosessuali fossero recuperabili, aveva incaricato, già alla fine degli anni trenta, vari medici, docenti universitari, di fare degli esperimenti a questo scopo nel Lager di Dachau, ma tutti, nei loro rapporti, avevano sostenuto che gli omosessuali non erano recuperabili. Aveva anche istituito una Sezione speciale per gli omosessuali nel Lager femminile di Ravensbruck, incaricando alcune prostitute polacche di dedicare ad essi i loro favori sessuali per cercare di “guarirli”. Poiché anche questa terapia si era dimostrata inefficace, Himmler, nel 1943, incarica l’endocrinologo danese Karl Vernaet, che presta servizio come medico delle SS a Praga, di trovare una soluzione al “problema”. Vernaet ritiene che gli omosessuali si possano guarire attraverso la castrazione e poi con l’innesto di un glande artificiale e l’immissione di un ormone maschile sotto l’inguine o sotto la pelle dell’addome. Himmler gli mette a disposizione il Lager di Buchenwald ed il chirurgo Gerhard Schiedlavsky per gli esperimenti medico-chirurgici, che però sono interrotti, probabilmente in seguito ad un’epidemia di febbre gialla, dato che nel Lager si effettuano anche esperimenti su diverse malattie infettive. Vernaet così continua gli esperimenti nel Lager di Neuengamme, dove molti omosessuali vengono sottoposti al trattamento chirurgico ed ormonale, ma “non guariscono”. Muoiono invece per essere stati imbottiti di ormoni. L’Operazione Vernaet si rivela quindi un completo fallimento.

Alla fine del 1943 Himmler dispone il rilascio dal Lager di ogni omosessuale che si fosse fatto castrare e che avesse tenuto una buona condotta. La castrazione degli omosessuali diventa così una pratica molto diffusa. Però gli omosessuali, dopo l’intervento, sono inseriti in reparti di disciplina ed inviati a combattere in prima linea.

 

BIBLIOGRAFIA

Giorgio Giannini, VITTIME DIMENTICATE. Lo sterminio dei disabili, dei Rom, degli omosessuali e dei Testimoni di Geova, Nuovi Equilibri-Stampa Alternativa, Viterbo 2011.

 


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