La tregua di Natale del 1914 sul fronte occidentale

Giorgio Giannini - 22 Dicembre 2022

Durante la Prima Guerra Mondiale, sul Fronte Occidentale nei giorni precedenti il Natale 1914 aveva piovuto molto e nelle trincee i soldati erano immersi nel fango. Il 24 dicembre la pioggia cessò e la sera apparve la luna che illuminava la notte con il suo chiarore.

Quella sera, al confine tra la Francia ed il Belgio, nelle Fiandre, nella zona di Ypres (divenuta in seguito tristemente famosa perché il 22 aprile 1915 vi fu impiegato per la prima volta dai tedeschi un micidiale gas, denominato “iprite” proprio dal nome della cittadina), in cui si fronteggiavano, a poche decine di metri, tedeschi ed inglesi, sui parapetti delle trincee i soldati tedeschi posero piccoli abeti, mandati dal Comando Supremo, adornati alla meglio come “alberi di Natale”, e delle candele accese, che illuminarono tutta la linea di quella zona del Fronte. Quindi, i soldati tedeschi iniziarono a cantare la canzone natalizia Stille Nacht Heilige Nact (Notte Silente Notte Santa, del 1818, in italiano Astro del ciel).

I soldati inglesi, che stavano nelle trincee a poche decine di metri di distanza, dopo un momento di esitazione, iniziarono a cantare la loro canzone natalizia The First Nowell (o The First Noel – Il Primo Natale, canto popolare del XVI o XVII secolo, probabilmente originario della Cornovaglia, pubblicato nel 1823).

I tedeschi applaudirono e cantarono il loro canto popolare natalizio O tannembaum ( del XVI o XVII secolo, pubblicato nel 1799).

Gli inglesi risposero cantando O come all ye faithful (la versione inglese di Adeste Fideles, composta verso la metà dell’Ottocento).

I tedeschi, a loro volta, cantarono Adeste fideles. Alla fine, tedeschi ed inglesi cantarono insieme questa canzone natalizia, in latino, che tutti i cristiani conoscono.

All’alba del giorno di Natale alcuni soldati tedeschi esposero cartelli con la scritta Merry Christmas Englishman  (Buon Natale Inglese) e You don’t shoot, we don’t shoot (Voi non sparate, noi non spariamo). L’invito fu accolto con entusiasmo dagli inglesi. Quindi, di comune accordo, si stabilì tacitamente una “tregua” per il giorno di Natale.

In seguito qualche soldato dei due schieramenti iniziò timidamente a fare cenni di saluto con le mani verso le linee nemiche, a poche decine di metri. Poi alcuni soldati, inglesi e tedeschi, uscirono, coraggiosamente, dalle proprie trincee, facendo gesti con le mani in segno di amicizia (e facendo così vedere di essere disarmati); alcuni agitarono fazzoletti bianchi ed altri gli oggetti che avevano in mano e che volevano offrire in dono ai “nemici”. Il loro comportamento fu rapidamente imitato da altri commilitoni, che a loro volta uscirono dalle trincee e salutarono con le mani i loro “nemici”, che stavano uscendo dai propri ripari. Ben presto molti altri soldati uscirono dalle trincee ed avanzarono nella “terra di nessuno”. Uscirono anche Sottufficiali ed Ufficiali. Alla fine quasi tutti i soldati inglesi e tedeschi di quella zona del Fronte si incontrarono nella “terra di nessuno”: si scambiarono i piccoli doni che avevano portato: sigari, sigarette, cioccolato, marmellata, the, caffè, scatolette di cibo delle razioni militari, bevande, vino, whisky. Alcuni si scambiarono i bottoni, i berretti e le insegne delle divise. Altri fecero vedere le foto dei loro familiari. Si scattarono foto ricordo insieme con i nemici. Nonostante la difficoltà della diversità della lingua, tutti riuscirono a comunicare con gli altri, con semplici gesti.

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Sembrava di assistere ad un incontro di vecchi amici, che si rivedevano dopo un lungo periodo di tempo; invece si era in guerra, sul Fronte più sanguinario, dove fino a poche ore prima i soldati avevano ferocemente combattuto e ne erano morti centinaia di migliaia.

Poi i soldati si accordarono per raccogliere i corpi dei commilitoni morti negli scontri tremendi dei giorni precedenti, che giacevano insepolti nella “terra di nessuno”, e li seppellirono con semplici cerimonie funebri, alcune delle quali furono fatte insieme con i nemici. In almeno un caso, i soldati inglesi e tedeschi, riuniti, lessero un passo del Salmo 23. Così, nel giorno di Natale si riuscì a dare una sepoltura, anche se semplice, a migliaia di morti.

I soldati decisero anche, tacitamente, che in caso di ripresa dei combattimenti, non avrebbero più sparato gli uni contro gli altri, ma avrebbero mirato in alto, ”alle stelle in cielo”.

Alcuni Ufficiali inglesi e tedeschi cercarono di opporsi a questa fraternizzazione. Per loro era lecito fare una tregua con il nemico solo per seppellire i morti; invece, era reato, punibile con la pena di morte, “familiarizzare con il nemico”. Molti Ufficiali minacciarono di deferire i propri soldati alla Corte Marziale, ma non riuscirono ad impedire che essi si incontrassero amichevolmente con i “nemici”. Infatti la volontà dei soldati di incontrarsi e di fraternizzare era più forte dei divieti delle Leggi e dei Regolamenti militari. In effetti quei soldati scoprirono che i loro “nemici”, illustrati come malvagi e brutali dalla propaganda politica e militare dei propri Paesi, erano uomini come loro; anzi, essi avevano molto più in comune con i loro nemici, che vivevano miseramente nelle trincee, come loro, rischiando la vita ogni giorno, che non con i loro Comandanti, abituati a dare ordini dai loro comodi e sicuri uffici; di “diverso” avevano solo la divisa e la lingua.

Si organizzarono anche partite di calcio con palle fatte con stracci legati alla meglio o con i barattoli vuoti delle razioni militari.

La tregua si estese ad altre zone del Fronte Occidentale lungo la frontiera franco- belga, coinvolgendo anche soldati francesi. In alcuni settori la tregua durò solo il giorno di Natale, in altri continuò fino a Capodanno. Si ritiene che vi abbiano partecipato, complessivamente, alcune decine di migliaia di soldati.

Dopo la tregua, lentamente, ripresero i colpi di fucile dalle opposte trincee, ma molti soldati facevano attenzione a non colpire i nemici.

Gli Alti Comandi, di entrambi gli schieramenti, venuti a conoscenza della tregua di Natale erano molto preoccupati perché temevano che la spontanea fraternizzazione delle truppe avrebbe messo in crisi non solo la politica bellicista del proprio Paese (alimentata da una forte propaganda), ma anche le strategie militari, con il rischio di compromettere gli obiettivi della stessa guerra. Pertanto minacciarono di accusare di tradimento i soldati che avevano fraternizzato o avrebbero fraternizzato in futuro con il nemico.

Ordinarono inoltre il “ricambio” delle truppe in quella parte del Fronte, giustificandolo come un normale avvicendamento. Così, i soldati della zona di Ypres furono inviati in Regioni molto lontane, dove avevano davanti dei “nemici” che non conoscevano e quindi non avrebbero avuto esitazioni a combattere contro di loro.

La fraternizzazione tra i soldati nemici del Natale 1914 fu ignorata da tutti i giornali per alcuni giorni. La notizia fu finalmente riportata il 31 dicembre 1914 dal quotidiano americano New York Times.  Fu quindi ripresa da alcuni giornali inglesi, in particolare il Times di Londra, che la pubblicò il primo gennaio 1915, ed il Daily Mirror ed il Daily Sketch.  Furono pubblicati, dall’8 gennaio 1915, vari articoli, corredati da foto ricevute dai familiari di soldati al Fronte. La notizia fu pubblicata anche da alcuni quotidiani francesi. In alcuni articoli però la notizia della tregua di Natale fu riportata con accenti di biasimo per quanto era accaduto. Fu invece ignorata dai giornali tedeschi.

La notizia della tregua di Natale fu subito messa a tacere dalle Autorità Militari, che instaurarono una rigida “censura” sull’accaduto e giunsero addirittura a negare che la tregua fosse realmente avvenuta, perché il fatto avrebbe potuto favorire la riflessione della popolazione sull’assurdità di quella guerra orribile, combattuta con nuovi armamenti, che stavano causando centinaia di migliaia di morti. Ben presto, dell’episodio non si parlò più. Con il tempo si perse addirittura il ricordo di quanto era accaduto.

Negli anni successivi gli Alti Comandi degli opposti schieramenti, per evitare che si ripetesse la tregua spontanea del Natale 1914, disposero frequenti “rotazioni“ delle truppe nelle varie zone del Fronte, per evitare che fraternizzassero con il nemico. Inoltre ordinarono all’artiglieria di effettuare bombardamenti a tappeto sulle postazioni nemiche sia il 24 dicembre, vigilia di Natale, che a Natale ed a Capodanno. Ciononostante, in alcune zone del Fronte Occidentale ci furono incontri amichevoli tra soldati nemici, ma non si ripeté la fraternizzazione di massa del Natale 1914. In particolare, una tregua si verificò nel 1915 nella Regione dei Vosgi, tra soldati tedeschi e francesi, e nel 1916 nella zona di Vimy, tra soldati tedeschi e canadesi, con canti in comune e scambio di doni.

Anche sul Fronte Italiano si verificarono alcuni casi di fraternizzazione in occasione del Natale 1916, sia sospendendo i combattimenti, sia incontrando gli austriaci e brindando insieme con loro, come avvenne sui monti Kobilek (Friuli) e Zebio (Altopiano di Asiago).

Durante la guerra si verificarono anche numerosi altri episodi spontanei di tregua, come l’accordo tacito per “non combattere durante i pasti”, per poter trascorrere quei pochi minuti in pace e serenità.

Nel 2005 il regista francese Christian Carion ha fatto sulla tregua di Natale del 1914 il film “Joyeux Noel. Una verità dimenticata dalla storia”, che ha partecipato, fuori concorso, al Festival di Cannes, e nel 2006 è stato candidato al Premio Oscar  ed al  Golden Globe come miglior film straniero.


Commenti

  Commenti: 2


  1. Caro Giorgio io sono stea, ma se la religione può fermare, anche per un attimo la guerra, saremo grati all’ alienazione dei soldati dell’ umano nella religione, nella speranza che l’umano torni all’umanità. Grazie Giorgio e buon natale🎄

  2. Alfredo Stirati


    Sarebbe ora che queste tregue e fraternizzazioni avessero luogo anche nei numerosi fronti di guerra che continuano ad insanguinare il mondo, in barba ai governi ed agli alti comandi militari guerrafondai, che obbediscono ai poteri forti dell’alta finanza e delle multinazionali che agiscono dietro le quinte della Storia.

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