La vie en rosé

Il mondo del vino è in fermento
Anna Onori, Henos Palmisano - 2 Settembre 2020

Cari lettori di Abitare a Roma non intendiamo il procedimento chimico che trasforma lo zucchero in alcool, ma le soluzioni che le ditte vinicole e vitivinicole stanno adottando per la sopravvivenza (del nettare di-vino) in tempo di covid.

Quest’anno abbiamo deciso di andare a testare due grandi zone estremamente vocate: la Calabria (Cirò) e la Puglia (Locorotondo).

Da tempo consideriamo il rosato un vino 4 stagioni: sia in primavera-estate, bevuto fresco (6-8°C), che in autunno-inverno, a temperature superiori, ci regalerà sensazioni originali e piacevoli; il rosato non è una via di mezzo tra il vino bianco e rosso, ma ha un posto, nell’Olimpo enologico, tutto suo, diversificandosi nettamente dagli altri nettari, sacri agli Dei.

Di questo se ne sono accorti i Francesi, che ne hanno aumentato la produzione (ma anche il prezzo) con grande soddisfazione dei produttori e dei consumatori.

Così dopo aver fatto una “full immersion” con i superbi rosati di Alovini (Le Ralle, 60% di Aglianico 40% di Montepulciano: odore e sapore di petali di rosa, fragole e caramella mou), siamo riandati a visitare la cantina Librandi di Cirò Marina: conoscevamo già gli straordinari prodotti, ma quest’anno abbiamo centrato la nostra attenzione sui rosati.

Librandi, dicevamo, ha iniziato la produzione di un rosato IGT, Terre Lontane, che ci ha sorpresi per la delicatezza e piacevole intensità: questo blend (70% di Gaglioppo, 30% di Cabernet Franc) si presenta vellutato, fresco e fruttato (a temperatura di cantina può dare dipendenza).

La cosa strana, però è che, di questi straordinari prodotti, nei ristoranti calabresi, che abbiamo frequentato, non ne abbiamo trovati; al contrario ci sono stati proposti vini del nord Italia, validissimi, ma non adatti alla cucina calabrese della quale volevamo deliziarci.

Mi lamentavo di ciò, a luglio di quest’anno, sulla spiaggia di Capo Vaticano, con Giuseppe Di Bari, pugliese DOCG di Martina Franca, che promette di farci conoscere un rosato extra dry di Locorotondo, se ovviamente passiamo dalla magica Valle d’Itria.

Finalmente il 13 agosto chiamo Giuseppe: “…sono alloggiato al Park Hotel San Michele (Martina Franca) e…”, Giuseppe frizzante, come il vino che mi ha promesso: “Esco dall’ufficio, che è vicino all’hotel, e andiamo subito sul lungomare di Locorotondo (il mare è quello degli ulivi, le cui foglie ondeggiando al caldo vento, colorano la terra rossa della Valle d’Itria con riflessi cangianti dall’argento allo smeraldo; il bianco dei pennacchi dei trulli completa il quadro progettato dalla natura e dall’uomo)”.

Arriviamo sul lungomare ed il sole sta andando a riposarsi dietro la collina di Locorotondo, illuminando con gli ultimi raggi la valle d’Itria: cari lettori adesso dovete immaginarvi anche voi con un calice di rosato extra dry, freddo al punto giusto, davanti allo spettacolo che vi abbiamo descritto.

I terrazzamenti con i muri a secco, riportati agli antichi splendori da Domenico Bufano, abbracciano Locorotondo; più in lontananza gli altri muri delimitano, come orli su un enorme telaio, la terra rossa con ulivi, vigneti, orti, trulli, masserie, boschi di querce.

I profumi, poi, sono un degno corollario al paesaggio: tutto sa di buono e a scatenare ulteriormente la fantasia (e l’appetito) si sprigionano gli aromi delle bombette, gnumeredd, costatine d’agnello, tutti arrostiti nei fornelli (le macellerie con i tipici forni a legna) e poi panzerotti, pucce, focaccine, capocolli, burrate ecc ecc.

Giuseppe è un fiume in piena: “… vedi io sono orgogliosamente di Martina Franca, ma Locorotondo negli ultimi anni ha fatto dei miglioramenti straordinari e, in questo contesto, Domenico Bufano è stato l’antesignano, quasi un preveggente delle potenzialità di questa terra”.

Ci lasciamo alle spalle le cummerse di Locorotondo e facciamo un breve giro nella vallata: Giuseppe mi racconta la storia di quelle pietre, prendo appunti mentalmente e gli prometto che, sfidando le ire del mio direttore, scriverò molti articoli su questa terra straordinariamente bella.

Tornati a Roma telefoniamo a Domenico Bufano: ci rendiamo conto che ci troviamo di fronte ad un professionista e che, della sua professione, ne ha fatto una passione.

Domenico, partendo da una vite madre, Minutolo, ha ricostruito l’antico vigneto: qualsiasi descrizione, foto o film non potrà mai dare una fedele riproduzione di questi capolavori della natura e dell’uomo: bisogna venirci di persona e respirare la vita della Valle d’Itria a pieni polmoni.

Interrompo l’appassionato racconto del dottor Bufano: “Abbiamo gustato il Sìrose e lo abbiamo trovato straordinario. Vorremmo sapere innanzitutto l’origine del nome”.

La risposta rivela l’amore di tutta una vita dedicata alla bevanda sacra a molte religioni (oltre che a quella dell’antica Roma): “Abbiamo piantato una rosa ogni 5 barbatelle di vite, perché pensiamo che la rosa sia un rivelatore di salute per tutta la vigna, inoltre attira su di sé quei parassiti che farebbero del male alle viti”.

Il rosato in Puglia è una religione.

Il Sìrose Extra Dry è uno spumante secco rosa chiaro: 100% primitivo, sentore di melograno, fragola, ciliegia, petali di rosa; al palato conferma gli stessi profumi dell’olfatto, donando un giusto equilibrio tra acidità e residuo zuccherino; perlage fine e persistente; insomma, cari buongustai, è una sinfonia di profumi e sapori.

Nell’immane tragedia della pandemia, ci sembra che gli Italiani stiano riscoprendo l’Italia. Una Italia genuina, piena di storia millenaria che si trova nei borghi più o meno piccoli; gli stranieri (di tutte le etnie) oramai conoscono bene questi nostri territori “minori” e, spesso, ne sanno più degli autoctoni; quindi basta depauperare e sottovalutare l’enorme eredità che i nostri avi faticosamente ci hanno lasciato e restituiamola migliorata ai nostri figli e nipoti.

 

Anna Onori, Henos Palmisano


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  Commenti: 1

  1. Maria grazia ottaviani


    Un meraviglioso racconto! Mi ha fatto veramente venire voglia di andare a visitare la Valle d Itria, respirare a pieni polmoni quell aria sana e provare quel buon rosato Sirose extra dry!!!

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