L’angelo e il dio ignorante, l’ultimo libro di Ignazio Pandolfo

Anna Onori, Henos Palmisano - 23 Giugno 2022

Ignazio Pandolfo è un medico, ma che ha come “passatempo” la pittura e la scrittura.

Ma chi è già al sesto libro pubblicato è, a tutti gli effetti, uno scrittore.

L’angelo e il dio ignorante, edizione Bookabook, è un romanzo di fantascienza, secondo l’autore: molto di più per noi critici e avidi lettori.

L’impianto letterario è quello di un thriller, che riesce, nello scopo etimologico, di far rabbrividire il lettore, dove il sogno si mischia all’incubo: il desiderio dell’uomo di plasmare esseri simili all’uomo dal nulla, quindi di emulare Dio nella creazione di Adamo (libro della creazione).

 

Sinossi

Il dottor Chen, sfruttando il desiderio dell’immortalità degli uomini, fonda la BSP Corporation, che grazie alle scoperte scientifiche del dottor Kurt, detiene il monopolio di ricambi biologici, costosissimi e, quindi, riservati soltanto a persone facoltose. È un tema di scottante attualità: può la scoperta scientifica prendere coscienza del sé? In questo romanzo c’è una sintesi di migliaia di anni di storia umana e Liam, clone di George, è la “summa” di tanti “errori” di scienziati “ignoranti”.
George è un atleta in fase terminale per un sarcoma e ha come manager il “colonnello” (che tanto ricorda Tom Parker, manager di Elvis Presley), un uomo senza scrupoli, che commissiona il clone del suo protetto.
L’originalità del romanzo di Ignazio Pandolfo è proprio nello sviluppo delle vicende molto avvincenti per la presa di coscienza di Liam, che nasce senza alcuna cognizione di se stesso e dei rapporti umani.
Già nella “Bibbia” (salmo 139) possiamo trovare il desiderio dell’uomo di possedere uno schiavo: il golem (etimologicamente massa informe), un gigante creato per magia dall’humus, cioè della stessa materia per creare l’uomo, con la formula delle 22 lettere ebraiche, che Dio svelò ad Abramo. Quindi, chiunque, ripetendo quella formula, come il rabbino Rava o il rabbino Elija Ba’al Schem di Chelm o il rabbino Judah Loew ben Bezalel, può crearsi il proprio ROBOT (in ceco robota, schiavitù). Un altro praghese (oltre il rabbino Juda Loew), sempre di famiglia ebraica, Franz Kafka, ha trattato un argomento simile ne “La Metamorfosi”. Nelle “Metamorfosi” di Ovidio e nel mostro del dottor Frankenstein di Mary Shelley ravvisiamo sempre lo stesso mito. Tralasciando Isaac Azimov con le tre leggi della robotica, forse chi più si avvicina a Liam è Roy Batty di Blade Runner.
Ma Liam si differenzia da tutti gli altri “eroi” perché nasce privo di una coscienza, che si formerà gradualmente vivendo in mezzo alle miserie umane, passando attraverso una miriade di situazioni simili a quelle che si riscontrano quotidianamente.
“L’angelo e il dio ignorante” si legge facilmente, molto scorrevole; numerosi sono i riferimenti psicologici, religiosi, politici, sociali, medici, etici ecc.

 

La scienza è una via diritta e luminosa, ma sta all’uomo saper guidare.

Questo tema ha affascinato molti scrittori del passato, anche se i metodi per duplicare gli esseri umani erano talvolta bizzarri e improbabili. Mi viene in mente la bambola Coppelia di Hoffman e lo stesso Pinocchio.

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Anche nel romanticismo tedesco c’era la convinzione che da qualche parte esistesse una copia esatta di noi, però diversa nello spirito.

I quesiti posti dal romanzo del dottor Pandolfo sono numerosi, ma spicca in modo particolare se debba essere l’etica a guidare la ricerca scientifica, ma in questa maniera non si rischia di bloccare il progresso della Scienza (e dell’Uomo)?

Numerosi sono gli esempi di grandi pensatori e scienziati, che hanno rischiato di propria persona in nome del progresso scientifico: ci piace ricordare un medico italiano, Adolfo Ferrata, che scoprì le “cellule totipotenti”, oggi staminali, con le quali oggi si curano numerose malattie, ma che tanto hanno fatto discutere in ambito etico-religioso.


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