Le radici della violenza sulle donne. Dialogo tra Agostino e Ipazia

Il testo teatrale che gli studenti del Benedetto da Norcia reciteranno lunedì 20 novembre al teatro Quarticciolo
Redazione - 18 Novembre 2017

Al teatro Quarticciolo lunedì 20 novembre 2017 verranno presentati i lavori (readings, pièces teatrali, prodotti multimediali, ecc.) preparati da alcune scuole del Municipio V in vista della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne che si svolgerà il 25 novembre.

Anche il liceo Benedetto da Norcia partecipa con un proprio contributo: alcuni studenti della classe 5 B classico (ex 3 B) leggeranno un dialogo intitolato “Alle radici della violenza sulle donne”; i protagonisti del dialogo, ambientato a Cartagine il 21 settembre dell’anno 394 dopo Cristo sono Agostino di Ippona e Ipazia di Alessandria, filosofa e matematica orribilmente massacrata nel 415 ad Alessandria da una folla inferocita, istigata dal vescovo della città, Cirillo.

NARRATORE
Siamo a Cartagine, Provincia d’Africa, una delle città più importanti del decadente Impero Romano d’Occidente. L’Imperatore Teodosio ha deciso, con 2 editti emanati entrambi a Tessalonica a distanza di dieci anno l’uno dall’altro, che la religione cristiana è l’unica religione riconosciuta dallo Stato e, inoltre, che tutti i culti non cristiani, o anche cristiani, ma eretici rispetto all’ortodossia stabilita nei Concili di Nicea e di Costantinopoli, non sono ammessi, quindi non possono essere praticati liberamente dai loro adepti. E’ cominciata così la grande persecuzione contro i credenti delle vecchie religioni pagane e nei confronti dei cristiani eretici. Anche le vecchie filosofie e le scienze della natura, considerate prodotti del paganesimo, vengono ormai viste con sospetto e i loro cultori non trovano più spazi per il loro insegnamento: le scuole di filosofia e di retorica sparse per l’Impero cominciano ad essere chiuse su ordine dell’autorità imperiale. Ad ispirare Teodosio è il vescovo di Milano, Ambrogio, un uomo celebre, considerato tra i più grandi Padri e Dottori della Chiesa. Qualche anno prima, nel 387, egli è riuscito a convertire al cristianesimo di fede nicena un famoso studioso di filosofia e di retorica, nonché frequentatore di bettole e di bordelli: Agostino di Tagaste. Un uomo che, quattro anni dopo, diventerà sacerdote, e l’anno successivo a quello in cui si svolge il nostro dialogo, anche vescovo di Ippona. Agostino ha conosciuto, in gioventù, una donna poco più grande di lui, Ipazia di Alessandria, una donna di grande intelletto, ricercatrice instancabile nelle scienze della natura, matematica, filosofa, docente nella grande – e anch’essa ormai in pericolo di chiusura – Biblioteca di Alessandria. Se tra i due vi è stato, un tempo, un sentimento di amicizia e di reciproca ammirazione, ormai le loro strade si sono divaricate e tendono ad allontanarsi sempre più. Essi si incontrano, per caso, in questo giorno, 21 settembre 394, all’interno delle rovine di quella che, fino a pochi anni prima era una splendida Biblioteca, la Biblioteca di Cartagine.

AGOSTINO
Ipazia, amica mia, che bello rivederti dopo vent’anni. Ma, dimmi, cosa ci fai in questo luogo così degradato? Non sapevi, forse, che la Biblioteca era stata distrutta e che, al suo posto, non ci sono ormai altro che rovine?

IPAZIA
Ne ero a conoscenza: la notizia dell’incendio della Biblioteca ha attraversato il deserto della Libia ed è giunta fino ad Alessandria, cogliendoci di sorpresa e gettandoci nell’angoscia. Io, insieme con i miei allievi e le mie allieve, temiamo che, tra non molto, ciò che è successo a Cartagine si ripeterà ad Alessandria.

AGOSTINO
Anch’io penso che, tra non molto, anche la Biblioteca di Alessandria, se continuerà a conservare i libri dei filosofi pagani e se, al suo interno, si continueranno ad insegnare le loro dottrine atee e materialiste, subirà la stessa sorte. Ma vedi, Ipazia, se accade ciò, è perché vi è un disegno divino che governa non solo la storia degli uomini, ma anche il loro pensiero e i loro sentimenti. Ormai la verità, l’unica, sola verità, quella del Cristo, vero Dio e vero Uomo, si sta facendo strada e si sta imponendo in tutto l’Impero. Anche gli imperatori, da Costantino in poi, si sono convertiti all’unica e assoluta verità. Nessuno può opporsi al suo trionfo. Nessuno, tanto meno una fragile donna come te, o Ipazia. Perciò, ti prego, amica mia, tu che, al contrario di tutte le altre donne, hai dimostrato di possedere virtù che solo un grande uomo può vantare (intelletto, scienza, sapienza, saggezza, prudenza, generosità), abbandona i vecchi idoli, il vecchio materialismo, la vecchia e falsa filosofia, la ricerca delle cause dei fenomeni nella natura stessa; abbraccia anche tu la vera fede, la sola fede che salva; lascia tutto ciò che è materia e dedicati alle opere dello spirito; scaccia gli allettamenti del corpo e dedicati alla cura dell’anima.

IPAZIA
Non ti riconosco più, Agostino, anche tu sei diventato un fanatico, quasi come Cirillo, il vescovo di Alessandria, e come i suoi rozzi e ignoranti monaci, che danno la caccia ai pagani e ai cristiani ariani, che abbattono le belle statue degli dei, perfino le copie di opere di Policleto, di Prassitele, di Mirone, di Lisippo; quei monaci che chiudono o incendiano le terme, perché sono i luoghi del peccato; quei monaci che bruciano i libri di Platone, di Aristotele, di Plotino, nelle piazze; quei monaci che, dopo averne cacciato o ucciso i sacerdoti, trasformano i templi di Zeus, di Iside, di Mitra in templi cristiani. Eppure, un tempo, non eri così. Eri anche tu un bravo studioso dei filosofi e degli scrittori greci e latini. Eri anche tu un appassionato della Ragione e dei suoi prodotti; anche tu non disdegnavi la compagnia delle donne e le lusinghe della bellezza dei loro corpi, come non disprezzavi l’arte e gli spettacoli teatrali. Adesso mi parli con disgusto del corpo; mi inviti a dedicarmi alla cura dell’anima e alle opere dello Spirito. Cosa ti è successo, mio vecchio e caro amico di un tempo? Cosa ha fatto di te quel campione del fanatismo religioso che si chiama Ambrogio di Milano?

AGOSTINO
Non Ambrogio, Ipazia, ma Dio, solo Dio, ha fatto di me quello che sono. Egli si è semplicemente servito, quasi fosse uno strumento, di Ambrogio, ma è stato Lui che ha parlato al mio cuore (al cuore, non alla mente) rivelandomi la verità, e cioè che Dio è l’Essere immutabile ed eterno, e quindi che solo Lui è verità. Il resto, o Ipazia, è vana curiositas: la tua scienza, la tua matematica, la tua filosofia, non valgono niente, non allargano la nostra conoscenza. L’unica, vera conoscenza, è la conoscenza di Dio, e questa solo Dio ce la può dare, illuminandoci. Nei confronti di Dio l’uomo può solo aver fede; l’uso della Ragione, invece, ci allontana da Lui.

IPAZIA
Anche il corpo, anche la materia, ci allontanano da Lui, vero? Soprattutto se il corpo è un corpo
femminile.

AGOSTINO
Si, Ipazia, è così: la donna, essendo sprovvista di ragione e forse anche di anima, è solo
immondizia, rifiuto. Lo dice anche Ambrogio che la donna è stupida, quando afferma che
responsabile del peccato originale non fu Eva, ma Adamo. Eva, infatti, essendo stupida, era
sprovvista di libero arbitrio, quindi non fu responsabile di quel peccato. Invece Adamo, essendo
dotato di ragione e quindi di libero arbitrio, è lui il vero responsabile della ribellione contro Dio.

IPAZIA
Quindi noi donne dovremmo essere grate ad Ambrogio che, al fine di sollevarci dalle
responsabilità nei confronti del genere umano, ci ha definite stupide? C’è da essere commosse di questo gesto di bontà e di generosità di Ambrogio.

AGOSTINO
C’è poco da ironizzare, cara Ipazia, Ambrogio non ha fatto altro che riprendere l’opinione di uno
dei tuoi grandi filosofi del passato, un certo Aristotele. Fu lui, il Maestro di tutti i sapienti, che, in
una passo della sua Politica, afferma: “Dunque, nell’essere vivente, in primo luogo, è possibile
cogliere, come diciamo, l’autorità del padrone e dell’uomo di Stato perché l’anima domina il corpo con l’autorità del padrone … ed è chiaro in questi casi che è naturale e giovevole per il corpo essere soggetto all’anima, mentre una condizione di parità o inversa è nociva a tutti … Così pure nelle relazioni del maschio con la femmina, l’uno è per natura superiore, l’altra inferiore, l’uno comanda, l’altra è comandata…”, e se questo lo dice Aristotele devi credergli, essendo egli uno dei tuoi pensatori preferiti. Ipse dixit. D’altra parte, anche l’Apostolo Paolo, l’Apostolo delle Genti, afferma più o meno le medesime cose riguardo alle donne. Nella Lettera agli Efesini, infatti, egli dice: “Le mogli siano sottomesse ai loro mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto”.

IPAZIA
Vedi, Agostino, la differenza tra il tuo atteggiamento e il mio: per te, se uno è maestro, lo è sempre e in tutto ciò che dice; la sua parola non può essere messa in dubbio. Per me, abituata ai ragionamenti, e al dubbio che sempre si accompagna ai ragionamenti, un Maestro può insegnare molte cose vere e utili, ma, essendo egli un uomo, con tutti limiti che ciascun uomo possiede, può anche affermare cose che non sempre sono vere. Anche le opinioni e le dottrine di un Maestro possono essere messe in dubbio e sottoposte al vaglio dell’esperienza.

AGOSTINO
Ti scongiuro, Ipazia, non parlare più così; le tue sono bestemmie, parole dettate dal demonio.
Anche tu, che sei la più intelligente di tutte le donne, rimani tuttavia una donna, incapace di
dominare gli istinti perversi che provengono dal corpo, quel corpo dal quale un uomo, se aspira
alla salvezza, deve sapersi allontanare, come ho fatto io, sia pure con estrema fatica e grazie
all’aiuto di Ambrogio. Verrà un giorno, Ipazia, in cui la Chiesa, se vorrà eliminare, fin dalle radici, il pericolo che il corpo delle donne rappresenta per la salvezza delle anime dei giusti, sarà costretta a bruciare sui roghi i corpi di molte donne che fanno commercio carnale con il demonio.

IPAZIA
La Chiesa, cioè voi preti, i vescovi e i patriarchi, tutti rigorosamente maschi, tutti portatori
dell’unica verità. Comincio a capire quale sia il vostro disegno, quello tuo, di Ambrogio, di
Crisostomo e di tutti i cosiddetti Padri. Dunque: esiste un solo Dio, quello cristiano; tutti gli altri dei sono falsi; L’unico Dio ha parlato attraverso le Scritture e queste solo la Chiesa, cioè voi preti e vescovi, ha la facoltà di interpretarle. I popoli di tutto l’Impero devono essere tutti cristiani. Nessuno che voglia salvarsi potrà quindi fare a meno della Chiesa, alla quale deve affidarsi con tutto il cuore; è necessario avere fede, unicamente fede, nella Chiesa dei preti, senza perdere tempo a pensare e a ragionare. Se c’è un ostacolo a questo disegno, esso deve essere eliminato o sottomesso. E quale può essere l’ostacolo più grande al realizzarsi di questo disegno? La donna, ecco l’ostacolo, l’impedimento più grande. Essa infatti richiama l’uomo alla realtà e alla bellezza e alla cura del corpo; essa richiama l’uomo alla materia, alla terra, alla vita che scorre e che fluisce nel sangue e nelle viscere, all’energia primordiale che la stessa donna trasmette all’uomo attraverso l’amore. Ebbene, questa energia voi la volete trasformare in un sacco d’immondizia.
Ecco perché Ambrogio esalta la verginità, e in nome della santa verginità tu, Agostino, vorresti
organizzare dei conventi per rinchiuderci un certo numero di povere disgraziate, tenendole
segregate un’intera vita. In compenso, però, avranno la vita eterna e la felicità eterna in un mondo ultraterreno, il mondo dello Spirito. Agostino, tu, Ambrogio, Crisostomo, Cirillo e tutti quegli altri che si fanno chiamare Padri o Dottori della Chiesa, state costruendo una religione di morte!

AGOSTINO
Basta, Ipazia, smettila di dire assurdità e bestemmie. Ritorna nella tua Alessandria, città corrotta e ostinatamente pagana, città che merita di essere purificata con il fuoco e la folgore del Signore. Ma sta attenta, donna, che non ti rimane molto tempo per convertirti e sottometterti all’autorità del tuo vescovo Cirillo, se vuoi avere salva la vita e sperare nella vita eterna. Io ti saluto, Ipazia, e questa volta è per sempre.

IPAZIA
Anche per me è un commiato definitivo, Agostino. Forse, anzi molto probabilmente, tu e tutti
quelli come te sarete momentanei vincitori in questo duro scontro tra la Ragione che si affida al
dubbio e all’indagine da una parte e, dall’altra, la vostra Fede che esige sottomissione e
obbedienza. Ma questa vostra vittoria, anche se vi assicurerà un potere più che millenario, un
potere cosparso di roghi, lutti e rovine, a lungo andare si trasformerà in sconfitta; volete le donne sottomesse e segregate, ma non potete eliminarle del tutto, visto che solo esse possono
trasmettere la vita anche a coloro che, come voi, si ostinano a negare la vita, quella reale e
carnale, in nome di uno Spirito disincarnato.

NARRATORE
Agostino e Ipazia non si incontrarono più durante la loro vita. Nel 395 Agostino divenne vescovo di Ippona e incominciò una lunga e fortunata carriera di scrittore ecclesiastico, pubblicando opere che esercitarono un’enorme influenza sia sulla dottrina teologica della Chiesa, sia sulla cultura del Medioevo e anche oltre. Le sue opere infatti influenzarono il pensiero dei fondatori della Riforma protestante, Martin Lutero e Giovanni Calvino. La sua dottrina della conoscenza, basata sulla teoria dell’Illuminazione e sulla svalutazione delle scienze della natura, bloccò per più di mille anni ogni ricerca e progresso scientifici. La sua concezione della donna fece danni incalcolabili: determinò la riduzione della donna a strumento del demonio e fornì una giustificazione dottrinale alla Santa Inquisizione per la sua secolare “caccia alle streghe”; incalcolabile il numero di donne che furono accusate di stregoneria, torturate e bruciate sul rogo. 
Per quanto riguarda Ipazia, ciò che Agostino aveva previsto purtroppo si avverò, e nella maniera più tragica. Infatti, quasi 21 anni dopo il colloquio di Cartagine, precisamente lunedì 8 Marzo (8 marzo) del 415, una folla inferocita di fanatici cristiani, aizzata dal vescovo Cirillo e guidata dal suo discepolo Pietro il Lettore, la assalirono mentre tornava nella sua casa in lettiga, aggredendola e malmenandola con mani e bastoni. Lei cercò di difendersi, di chiedere aiuto, ma il suo grido fu coperto da quello degli assalitori. Venne trascinata fino al Cesareo, l’ex tempio di Augusto diventato la Cattedrale dei cristiani; qui le strapparono le vesti, lasciandola nuda di fronte all’altare.
Pietro con indescrivibile violenza la colpì con una mazza ferrata, mentre i suoi seguaci la colpivano ripetutamente con cocci raccolti dal suolo. Nonostante fosse già orribilmente mutilata, gli assalitori le cavarono gli occhi. A questo punto, sebbene il suo cuore avesse cessato di battere, ciò non bastò a placare la mostruosa furia degli assalitori: la sua carne fu strappata, il suo corpo fatto a brandelli. Le staccarono la testa, le braccia, le gambe; continuarono a farla a pezzi finché di lei non restò nulla se non un lago di sangue. Quei pochi brandelli rimasti furono portati via e bruciati, non lasciando alcuna traccia della filosofa, tranne le sue idee e la sua battaglia a favore delle donne, di tutte le donne e dell’umanità intera.
P. s.: nel 1944, papa Pio XII, per festeggiare i 1500 anni della morte di san Cirillo d’Alessandria (la cui opera teologica è alla base del dogma della Vergine Madre di Dio) promulgò l’enciclica
Orientalis Ecclesia, per “esaltare con somme lodi” e “tributare venerazione a san Cirillo”, colui che aveva cacciato e fatto massacrare ebrei, nestoriani, novaziani e pagani da Alessandria d’Egitto.

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