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Liliana Segre e Chiara Ferragni: il paradosso di un incontro

L'immagine e la realtà
Sorprende (ma in senso positivo) che una donna simbolo dell’odierna civiltà dell’immagine, anzi, essa stessa immagine e generatrice di immagini, abbia accettato di incontrare un’altra donna che con i simboli e con le immagini non ha, né mai ha avuto, dimestichezza e simpatia.
Liliana Segre, infatti, si porta dietro e dentro di sé ricordi, quasi come tante spine conficcate nella carne, che rinviano ad una angosciosa, sanguinosa, e tuttora straziante, dura realtà materiale intessuta di violenza, discriminazione, deportazione, internamento, oppressione, fame, lacerazione, morte tramite gassificazione e, infine, distruzione tramite forni crematori.
“Ad Auschwitz c’era la neve, e il fumo saliva lento; nei campi tante persone che ora sono nel vento”, cantava il poeta Guccini nel 1967, e aggiungeva che lo stesso Dio era morto nei campi di sterminio.
Chiara Ferragni ci parla attraverso i suoi immodificabili ed eterei sorrisi, e ci invita ad allontanarci da una realtà fatta di sofferenza e di insopprimibile dolore, a rifugiarci in un fluttuante velo di Maya intessuto di sogni, di bellissime immagini colorate e profumate, di abiti costosissimi e inimitabili, di gaudiosi eventi mondani e di comparsate televisive, di milioni e milioni di like sui social, e via elencando e navigando nella dimensione di una virtualità fuori dal tempo e dallo spazio.
E, tuttavia, queste due donne così differenti si sono incontrate, si sono parlate, si sono guardate negli occhi.
Occorre rendere merito di ciò non tanto alla senatrice Segre, da sempre solidamente radicata in una realtà di cui conosce bene, per averli vissuti, gli aspetti più atroci, quanto piuttosto a questa giovane donna, bella e apparentemente evanescente, che ad un certo punto della sua vita ha incominciato ad accorgersi dell’esistenza, accanto e al di sotto della Forma e dell’Immagine, di una Materia fatta di carne e di sangue, estesa nello spazio e modificabile nel tempo, esposta alla precarietà e all’angoscia, alla solitudine e alla morte.
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