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L’incontro di Francesco d’Assisi con il Sultano d’Egitto nell’estate 1219

Nel 1217 il Papa Onorio III promuove la Quinta Crociata per liberare Gerusalemme, ripresa nel 1187 dal famoso Sultano Saladino dopo che i Crociati l’avevano conquistata nel 1099.

Nel 1218 i soldati cristiani sbarcano in Egitto ed assediano per terra e per mare la città portuale di Damietta (nel delta del Nilo), con il progetto di sconfiggere i Mussulmani e conquistare parte dell’Egitto, per poi ottenere in cambio la Terra Santa dal Sultano al-Adil (della dinastia ayyubbide, che governa l’Egitto e la Siria), chiamato Safedino e fratello di Saladino, il conquistatore di Gerusalemme nel 1187.

Il Vicerè d’Egitto Muhammad ibn Muhammad, figlio maggiore del Sultano al-Adil, guida la resistenza all’assedio.

Nel 1219, dopo la morte del padre Safedino, Muhammad diventa Sultano con il l’appellativo di Al-Malik al- Kamil (“il Re perfetto”). Al- Malik ha più volte proposto la pace con i Cristiani, offrendo di restituire Gerusalemme, di ricostruirne le mura, (abbattute dal fratello minore al-Muazzan) e di restituire la Vera Croce, usata per la crocifissione di Gesù Cristo. Purtroppo tutte le proposte sono respinte con fermezza dal Legato Pontificio (il rappresentante del Papa e Guida Religiosa della Crociata) Pelagio Galvani (un Benedettino portoghese, Cardinale e Vescovo di Albano).

Nella primavera 1219 Francesco decide di andare a Damietta per parlare con il nuovo Sultano, per cercare di convertirlo al Cristianesimo, facendo così cessare la guerra in corso da due anni.

Il 24 giugno 1219 Francesco si imbarca dal porto di Ancona, con Frate Illuminato (così chiamato perché è stato guarito dalla cecità dal Santo di Assisi) per andare in Egitto ed incontrare il Sultano a Damietta.

Francesco sbarca prima a Acri, dove alcuni Francescani hanno fondato un piccolo convento e quindi riparte per l’Egitto. Qui giunto, chiede al Legato Pontificio di andare a Damietta per incontrare il Sultano. Il permesso gli viene concesso in seguito alle forti pressioni ricevute dal Cardinale Galvani da molti comandanti militari della Crociata.

Francesco si reca quindi a Damietta e chiede di incontrare il Sultano, che lo riceve con grande cortesia dato che gli viene presentato come un “uomo di Dio”, dedito alla preghiera. Infatti Francesco veste un semplice saio (peraltro molto rammendato) con un cappuccio. Questo vestito, molto povero, in arabo si chiama suf e colui che lo indossa è un “uomo consacrato a Dio”. Pertanto, il Sultano non può non riceverlo ed ascoltarlo.

I due hanno un lungo colloquio, del quale purtroppo non si sa nulla.

L’incontro è documentato in cinque fonti cronistiche occidentali attendibili, anche se divergono in alcuni particolari, ed in numerose fonti francescane. Inoltre l’incontro è riportato in una fonte epigrafica araba (e quindi mussulmana): una iscrizione su una lapide funebre.

Sembra invece leggendaria la cosiddetta “Prova del fuoco“ (o “Ordalia del fuoco”), raccontata nella Legenda Maior  (IX, 8). Al riguardo Francesco propone al Sultano di entrare con i suoi Sacerdoti in un grande fuoco per conoscere quale Fede “si deve ritenere più certa e più santa”. Tutti i Sacerdoti mussulmani si allontanano ed il Sultano gli risponde: “Non credo che qualcuno dei miei Sacerdoti abbia voglia di esporsi al fuoco o di affrontare la tortura per difendere la sua Fede”. Francesco allora propone di entrare nel fuoco da solo, se il Sultano avrebbe promesso di convertirsi nel caso in cui egli ne fosse uscito illeso. Però il Sultano non accetta di convertirsi al Cristianesimo. Invece, colpito dalla forte personalità di Francesco ed avendolo riconosciuto come un “santo uomo” per la sua sincera volontà di far cessare la guerra e di pacificazione e di riconciliazione tra i Cristiani ed i Mussulmani, il Sultano gli offre vari doni preziosi, che però il Povero di Assisi rifiuta sdegnato, affermando di vivere in povertà.

In qualche fonte è scritto che il Sultano, ammirando la “santità” di Francesco gli offre di rimanere nella sua Corte, ma egli rifiuta.

L’episodio della “Prova del fuoco“, che testimonia la profonda Fede di Francesco,  è raffigurato nella undicesima scena, che misura cm 230 x 270, del ciclo di 31 affreschi che rappresentano i fatti più importanti della vita del Santo, dipinti nella Basilica Superiore di Assisi, attribuiti a Giotto ed alla sua Scuola (fine del 13° secolo).

L’incontro tra Francesco ed il Sultano è inoltre raffigurato nella scena decima, con il titolo La Prova del fuoco davanti al Sultano, del ciclo di affreschi sulla vita del Santo di Assisi, dipinti da Benozzo Gozzoli, verso la metà del 15° secolo, nell’abside della Chiesa di San Francesco a Montefalco (paese vicino a Bevagna, in Umbria).

In seguito all’esperienza del suo incontro con il Sultano, Francesco ha voluto inserire una “raccomandazione” nel Capitolo16, intitolato “Di coloro che vanno tra i saraceni e gli altri infedeli”, della Regola “non bollata”, redatta nel 1221, poi riscritta ed approvata dal Papa nel 1223. In particolare è scritto che i Francescani saranno “come pecore in mezzo ai lupi”. Pertanto devono essere “prudenti come serpenti e semplici come colombe”. Inoltre i frati che vanno fra gli infedeli, devono comportarsi in mezzo a loro in due modi: “Un modo è che non facciano liti o dispute…e confessino di essere cristiani”. L’altro modo è che “devono avere un atteggiamento mite e non devono fare ad essi alcuna proposta o richiesta, ma limitarsi a professare la fede cristiana”.

Nel 1229, dieci anni dopo Francesco, il Sultano incontra in Terra Santa un altro autorevole personaggio cristiano, l’Imperatore Federico II, che pur avendo promosso la Sesta Crociata (1227-1229) è desideroso di trovare un accordo. Infatti Federico II e il Sultano stipulano un Trattato di Pace decennale, che prevede la restituzione ai Cristiani di Gerusalemme e degli altri Luoghi Sacri, con il divieto di risiedervi per i Mussulmani e gli Ebrei. Purtroppo il Trattato non è rinnovato alla scadenza e quindi la Città Santa ritorna in possesso dei Mussulmani.

Giorgio Giannini


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