Massimo Prasca, addio

I funerali svolgeranno domani alle ore 12,30 al Tempietto egizio del Verano
Ieri all’improvviso ci ha lasciato Massimo Prasca. Per me è un dolore grandissimo essendo stato oltre che un compagno un amico carissimo. La prima volta che lo vidi era settembre del 1961, davanti alla sezione del Pci di Cinecittà. Ricordo che stava in maglietta bianca a mezze maniche lavorando, insieme a molti altri compagni, per realizzare le strutture per la Festa de l’Unità che poi la Questura non ci fece fare non ricordo con quale pretesto.
Lui e mio padre iniziarono una lunga discussione politica, non rammento su quali argomenti ma capii subito che gli piaceva discutere. Poi, subito dopo, conobbi gli altri fratelli, Giuliano e Luigi e la sorella Teresa allora militante della Fgci con cui entrai subito in simpatia umana e politica. Ricordo anche il loro padre, Giulio, che mi tenne un intero pomeriggio inchiodato alla sedia a seguire il suo racconto di quando, l’8 settembre del ’43, a capo della stazione di trasmissione della marina militare di La Spezia la vide improvvisamente circondata dai carri armati tedeschi. Prima di lasciargliela la sabotò. “In quel momento – mi disse – mi sono iscritto idealmente al Pci”.
Sono passati più di sessant’anni da quel primo incontro con Massimo che si tramutò negli anni seguenti in una radicata amicizia. Quante discussioni fra di noi, quante riunioni finite a notte fonda in Comitato federale e poi continuate in qualche trattoria, quanta attività fatta nel Pci. E quanti pranzi e cene sopraffini da lui preparati – era anche un bravissimo cuoco – ai quali ebbi il privilegio di essere invitato.
Divenne, negli anni ’60 segretario della sezione e poi di zona del Pci, e poi consigliere e capogruppo comunista nelle prime Circoscrizioni di Roma.
Abbiamo attraversato insieme la vicenda storica del Pci e quella post comunista. I pensieri, i giudizi, le posizioni non furono sempre eguali, ma c’era qualcosa che ci univa nel profondo: la cultura storicista e la valutazione che Togliatti era stato un gigante della politica italiana. E poi la sua scanzonata ironia, il suo sarcasmo e le sue proverbiali metafore che lo aiutavano a descrivere le vicende della politica e della vita.
Nonostante la differenza di età, ci accomunava anche il fatto di aver aderito al Pci sull’onda antifascista della rivolta nel luglio ’60 contro Tambroni, in un’epoca di rinnovamento di quel partito diretto ancora da Togliatti. Un antifascismo che ha segnato la nostra vita e che è sempre stato costitutivo del nostro essere comunisti. Massimo e la famiglia erano stati pesantemente toccati dalla strage delle Fosse Ardeatine e con Sergio Gentili abbiamo raccolto nel nostro libro “Roma ’43-’44. L’alba della Resistenza” la sua viva testimonianza dell’incontro con Kappler per sapere notizie dei propri cari.
Ultimamente ci sentivamo prevalentemente per telefono, commentavamo le deprimenti vicende politiche del presente, ma sempre con la speranza che doveva “passà a nuttata”, animati da quello spirito ribelle e rivoluzionario sotto specie togliattiana che ci ha unito per 61 anni.
Lascia di sé un bellissimo ricordo pieno di insegnamenti anche morali alla famiglia tutta: alla carissima moglie Bruna che lo ha assistito amorevolmente in questi anni di estrema vecchiaia, ai suoi figlioli Ilaria e Fabio, ai suoi nipoti, agli amici, ai compagni ai conoscenti tutti.
Ciao Massimo!
I FUNERALI DI MASSIMO PRASCA
Si svolgeranno domani alle ore 12,30 al Tempietto egizio del Verano.
La camera ardente sarà aperta in linea di massima dalle ore 9 alle ore 11 all’ospedale Vannini-Figlie di San Camillo Via di Acqua Bullicante, 4 00177 – Roma (RM)

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