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Memoria criminale: non nel nome di Ippocrate

Gli "esperimenti medici" nel Campo di sterminio di Mauthausen e nel Castello di Schloss Hartheim

“Zwillinge heraus!”, “Fuori i gemelli” soleva urlare il dottor Joseph Mengele tra le file di prigionieri ad Auschwitz e la sua ossessione per la ricerca su questa piuttosto comune ‘bizzarria’ della natura era proseguita anche durante la sua fuga in sud America. E con questa, aveva continuato ad alimentare i suoi interessi per la genetica e per ogni forma di sperimentazione che avesse come fine la selezione razziale e la formazione di un genere umano standardizzato e controllabile.” (Fabrizio Dividi, su “La Svastica sul Sole”, Romanzo di Philip Dick, Fanucci, 2017).

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C’è un film del 2013, s’intitola “The German Doctor” e lo ha diretto Lucia Puenzo, regista argentina figlia di Luis Puenzo (La Historia Oficial,1985  e  “La Peste”,1992) ed è ambientato nella Patagonia degli anni ’60, del ‘900. Il film racconta la storia di una famiglia argentina che ospitò nella sua casa ”il Dottore tedesco”, senza sapere che si trattava del famigerato Joseph Mengele (1911-1979) noto anche come “l’angelo della morte” e per avere intrapreso pseudo Studi scientifici attraverso “esperimenti medici” condotti sui deportati nel Campo di concentramento e sterminio di Auschwitz.; esperimenti che altro non erano se non interminabili sedute di tortura fisica su persone non in grado di opporre alcuna resistenza.

Mengele – ossessionato dall’idea di migliorare la “razza ariana” – “lavorava” soprattutto sui gemelli e alla fine della Seconda guerra mondiale, sebbene fosse attivamente ricercato, riuscì – con la complicità della Croce Rossa Internazionale e del Vaticano (in particolare del Vescovo austriaco Alois Hudal (1885-1963), noto anche come il “Vescovo del Male”, che non aveva mai nascosto  le sue simpatie per il nazismo) – a sfuggire alla cattura attraverso la cosiddetta “Ratline” (la “Via dei Topi”), un’invenzione del Vescovo Hudal, vivendo indisturbato per anni in Argentina e poi finendo i suoi giorni in Brasile, dove morì affogato mentre nuotava nell’Atlantico, a pochi metri dalla riva, a causa di un ictus. Aveva 57 anni.

Joseph Mengele, “l’Angelo della Morte”, un nazista per calcolo?

“Nel suo libro La scomparsa di Josef Mengele, lo scrittore francese Olivier Guez presenta il crudele medico nazista più come un uomo terribilmente arrogante che come uno psicopatico. In un’intervista al giornale spagnolo El Mundo del 2018, Guez dichiarò che secondo lui: «Mengele non fu propriamente un gerarca nazista. Fu un capitano tra tanti, un medico nazista tra altri cento. Lo vedo come un uomo senza qualità, un tipo mediocre con aspirazioni mediocri. Non fu nazista per vocazione: solo piuttosto tardi, quando vide che il Reich era destinato a durare, entrò nel partito per fare carriera. Le sue motivazioni furono sempre egoiste: scelse di lavorare con gli esseri umani ad Auschwitz invece che con le cavie solamente in luce del proprio successo professionale. Si trattò di una scorciatoia verso una cattedra universitaria, che era il suo obiettivo ultimo. Insomma, non credo fosse predestinato al male. Se fosse nato quindici anni dopo, sarebbe stato un uomo spregevole, un cattivo marito, professore, padre… Ma come tanti altri. Non sarebbe stato un pluriomicida».”. (Fonte: https://www.storicang.it/a/josef-mengele-lefferato-medico-nazista-di-auschwitz_15356 9)

Il “cittadino italiano” Helmut Gregor, ovvero “L’Angelo della Morte” cambia pelle

Joseph Mengele era riuscito a sfuggire alla cattura grazie ad un documento di identità, autentico ma contraffatto (si trattava di una carta d’identità rilasciata dal Comune di Termeno, Bolzano) intestata al “cittadino italiano” Helmut Gregor). Dopo la morte per annegamento, il suo corpo venne sepolto nel Cimitero di Nostra Signora del Rosario, a Embu das Artes (Comune brasiliano dello Stato di San Paolo), sotto la falsa identità di Wolfgang Gerhard. La sua tomba venne scoperta nel 1985, la salma fu riesumata nel 1992 e il suo DNA confrontato con quello del fratello, che inizialmente si rifiutò di fornirlo, ma cambiò idea su pressioni del governo tedesco. L’esame accertò, con una probabilità pari al 99,69%, che la persona lì sepolta fosse effettivamente Joseph Mengele. I resti del criminale nazista furono conservati in un magazzino dell’istituto di Medicina Legale di San Paolo del Brasile e da allora le ossa sono a disposizione degli studenti di Medicina per i loro studi. Prima di morire Mengele ebbe il tempo di vedere realizzati due noti film a lui ispirati: “Il maratoneta”, diretto nel 1976  dal regista  John Schlesinger e, l’anno prima di morire, “I ragazzi venuti dal Brasile”, diretto da  Franklin J. Schaffner, il cui soggetto era stato tratto  dal Romanzo omonimo di Ira Levin, pubblicato in Italia dalla Casa Editrice SUR, nel 2016.

Gli “esperimenti medici” non venivano però effettuati  solo nel KL di Auschwitz dove Mengele “operava”, attorniato dai suoi Assistenti. Nel 1948 due Medici tedeschi, Alexander Mitscherlich e Fred. Mielke – su incarico dell’Ordine dei Medici della Germania Federale – raccolsero in un Volume i documenti, presentati durante il Processo di Norimberga ad alcuni Medici nazisti, che provavano l’effettuazione di pseudo-esperimenti scientifici su diverse centinaia, forse migliaia, di deportati svolti, oltre che ad Auschwitz, in alcuni altri Campi che costituivano la Rete dell’universo concentrazionario nazista. il libro – stampato in alcune migliaia di copie solo per i Medici tedeschi e dunque a circolazione ristretta a quell’Ordine Professionale – fu oggetto di  pesanti polemiche, tese a definire non veritiero quanto il Volume documentava e i due Medici che lo avevano redatto non trovarono più lavoro all’interno delle Strutture Sanitarie pubbliche del loro Paese.

Nota: Il Volume è stato pubblicato in Italia, il 1° Gennaio del 1967, dalla Casa Editrice Feltrinelli con il titolo di “Medicina Disumana” ed è ancora reperibile, se avete forrtuna, solo in Rete,
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“Esperimenti medici” sui deportati vennero effettuati anche nel KL di Mauthausen, per la precisione nel Castello di Schloss Hartheim (Austria) che era una delle oltre 40 Dipendenze di quel KL. Come è certamente noto nel KL di Mauthausen finirono, il 16 Gennaio del 1944, anche la maggior parte dei deportati  – 257 su 326 – ìi arrivati con il trasporto partito dal Binario 1 di Roma-Tiburtina, il 4 Gennaio di quell’anno. Tra loro c’era, tra gli altri, Galliano Tabarini, un antifascista delle Fornaci, che, immatricolato nel Campo di Mauthausen con il numero 42203, fini nel Castello di Schloss Hartheim e – dopo essere stato sottoposto ad inumani pseudo “esperimenti medici” per i quali morì – venne gettato nel forno crematorio li attivo (vedi appresso)

La “Corriera Blu”, da Mauthause a Schloss Hartheim, un viaggio senza ritorno

Tutte le settimane – a volte anche due o tre volte la settimana – un Pullman, con i vetri azzurrati per nascondere i deportati rinchiusi all’interno e per questo noto come la “Corriera Blu”, arrivava al Castello di Schloss Hartheim e forniva il “materiale umano” per il gruppo di Medici criminali che lì operava o effettuava su di loro terribili esperimenti medici. Nel Castello era attiva una camera a gas che funzionava non solo per il Campo di Mauthausen, ma anche per altri KL, tra i quali quello di Dachau, dai quali venivano organizzati frequenti “viaggi della morte” verso Schloos Hartheim.

In quel Castello che Simon Wiesenthal – sopravvissuto al Campo di sterminio di Auschwitz ed in seguito divenuto un notissimo “cacciatore di nazisti” – aveva definito l’”Università degli orrori” e che i nazisti definivano invece, non senza una punta di macabra ironia, ”Ruhe Lager”, ovvero un “Campo di Riposo”, secondo alcune stime, morirono circa 30.000 deportati. Oggi, al primo piano del Castello, su di un muro coperto da una lastra di vetro, sono incisi, in nero, i nomi di tutte le persone assassinate in quel luogo nefasto.

Non esistono dati certi sul numero dei deportati assassinati nel Castello di Schloss Hartheim, ma non furono meno di 1580, tra i quali 303 deportati italiani. Tra loro – come avete letto in precedenza – vi era Galliano Tabarini che li viene assassinato il 29 Novembre del 1944. Il suo nominativo, insieme a quello di altri deportati, è contenuto in una Lista dattiloscritta, che porta quella data, con accanto la parola “gestorben” (“deceduto”). La Lista è allegata ad una Relazione della Croce Rossa Internazionale.

La lapide collocata nel Castello di Schloss Hartheim, nel 1967, dall’ANED Associazione Nazionale ed Deportati Politici nei Campi di sterminio nazisti,

In Memoria dei Deportati italiani che li furono assassinati 
Degli “esperimenti medici“ svolti  a Mauthausen così scrivono Aldo Pavia e Antonella Tiburzi – citando “Dachau – Corte Militare degli Stati Uniti – 29/3/1946 – 13/5/1946 – Processo :agli appartenenti delle SS del Campo di Mauthause” –  nel loro pezzo, pubblicato in “Storia del XX Secolo e intitolato : “Deportazione, Il KL di Mauthausen (http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazionecampitede1.htm) :

«Nel Campo di sterminio di Mauthausen furono circa 50 i medici delle SS che svolsero il loro compito criminale. Oltre all’“arte di uccidere“ questi medici andavano fieri di poter approfondire le loro conoscenze scientifiche, esercitando le loro ricerche e sperimentazioni direttamente su “materiale umano “.». «I loro esperimenti furono effettuati sia su prigionieri malati che sani.». «Quando un detenuto veniva scelto per tali finalità dalle SS, non poteva certo rifiutarsi o evitare gli esperimenti.».

«Tutti gli esperimenti avevano come conseguenza grandi sofferenze, del tutto inutili e la vita dei prigionieri era tenuta in nessun conto, la loro morte del tutto indifferente. Chi aveva la sfortuna di sopravvivere veniva barbaramente eliminato con una puntura al cuore. Il dottor Hermann Richter, con operazioni di notevole crudeltà e dolorosissime, nell’autunno 1942, operando tre o quattro detenuti al giorno, assassinò circa 300 prigionieri.».  

A Mauthausen – ma anche nei Campi dipendenti, come nel Castello di Schloss Harteim – vennero effettuati diversi tipi di esperimenti. Quale fosse la dimensione etica dei medici SS, si può conoscere dalle parole e dai pensieri del dottor Edward Krebsbach, medico locale di Mauthause .».

«[…] nel momento in cui entrai in servizio, ricevetti dal Capo dell’Ufficio III D l’ordine di uccidere e di fare uccidere tutti gli inabili al lavoro e i malati senza speranza…..nel caso in cui si trattasse di malati senza speranza e di inabili al lavoro ( 100 % ), essi venivano sterminati principalmente per mezzo del gas. Alcuni vennero uccisi anche per mezzo di iniezioni di benzina[…]. Si deve parlare degli esseri umani così come si parla degli animali. Gli animali che nascono con deformazioni oppure sono inetti alla vita vengono uccisi subito dopo la nascita. Ciò dovrebbe essere fatto, per motivi umanitari, anche con gli esseri umani. In questo modo si preserverebbe l’umanità dalle malattie e dall’infelicità.».


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