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Memoria del calcio (ma non solo)

Luis Cesar Menotti, "El Flaco", se n'è andato. Il calcio vero perde un pezzo importante della sua storia

“Così facendo abbiamo voluto difendere la memoria e la dignità dei nostri figli. Di tutti i trentamila. Non erano nè terroristi, nè sovversivi. Erano giovani che amavano la vita, la libertà e la giustizia.” (Letizia Ludmilla Orti)

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“Buenos Aires, Quartiere Palermo, ristorante “Hermann”, 10 dicembre 1983. Ad un tavolo, con i loro genitori, due bambini parlano tra loro: “Perché tutti quanti sono diventati contenti all’improvviso?” “Perché è arrivata la democrazia”. “E allora se gli piaceva tanto perché non l’hanno fatta venire prima?” “Perché hanno dovuto discutere per un sacco di tempo con i signori col berretto” (Hugo Paradero, “I Signori col berretto”, Minimum fax, 2010)

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Un vecchio adagio argentino recita: “Nadie nos quita lo bailado!”, “Nessuno potrà toglierci quello che abbiamo ballato”, ovvero anche se alla fine le cose sono andate male quello che abbiamo vissuto, i momenti belli e felici, nessuno ce li può togliere, sono nostri per sempre!

E’ vero. E nessuno meglio degli argentini sa cosa vuol dire quel proverbio. Per chi ha vissuto, in quel Paese, gli anni della dittatura militare (1976-1983) i momenti belli, quelli “da ballare”, sono certo stati pochi e dunque hanno avuto maggior valore. Tra questi, c’è senz’altro la vittoria ai Campionati del Mondo di Calcio del 1978, giocati in Argentina, anche se su quell’Undicesima Edizione della Coppa Rimet, le ombre furono più delle luci, dato anche l’”aiutino” elargito alla Squadra di casa perché la Coppa Rimet rimanesse in quel Paese latino- americano.

Argentina ’78, il “Mundial della vergogna”

“Nel pomeriggio del primo giugno 1978 lo stadio Monumental di Buenos Aires era pieno di gente, lì per assistere alla cerimonia di apertura dei Mondiali di calcio. L’inizio di tutto quanto fu il discorso della massima autorità argentina, Jorge Videla, presentato dall’annunciatore come «tenente generale» ed «eccellentissimo presidente della nazione». Con le mani dietro la schiena e molleggiando sulle punte per scandire ogni frase, Videla declamò: «Chiedo a Dio, nostro Signore, che questo evento sia davvero un contributo per affermare la pace, quella pace che tutti desideriamo per il mondo intero e per tutti gli uomini del mondo»” (Fonte: https://www.ilpost.it/2022/11/24/mondiali-argentina-1978/)

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Sempre il Primo Giugno 1978, lo studente Juan Antonio Sanchez, fu prelevato dalla sua abitazione, portato in un Campo di Concentramento alla porte della Capitale e “interrogato”, con i fili elettrici legati attorno ai piedi. In quegli stessi momenti la Nazionale di Luis Cesar Menotti e di capitan Passarella si allenava e si preparava al debutto del 2 Giugno, contro l’Ungheria.

L’artefice maggiore di quella vittoria calcistica è stato certamente Luis Cesar Menotti, Classe 1938, Commissario Tecnico di quella Nazionale. Detto “El Flaco”, ovvero, “Lo Smilzo”) Menotti se n’è andato il 5 Maggio scorso, una Domenica, in una giornata di pioggia fina ma fitta, di quelle che spesso incontri a Buenos Aires.

Certo, molto si è e scritto su quella nomina a Commissario Tecnico. Menotti era un radicale di sinistra, dunque niente di più lontano dalle idee politiche dei militari, ma questi non esitarono a nominarlo CT della Nazionale, per Videla soci, infatti, la “vetrina” dei Mondiali era troppo importante per mettersi a sottilizzare su quella “piccola” differenza di visione politica delle cose del mondo e poi Menotti aveva accettato dunque, ”nulla questio” e sarebbe certamente stato di nuovo tango.

La Nazionale di calcio argentina non aveva passato le qualificazioni per i Mondiali del 1970 e quattro anni dopo, era stata eliminata al primo turno. C’era dunque bisogno di una rinascita – anche calcistica – della squadra e l’uomo giusto era El flaco Menotti. Questo pensavano i militari. Cosa, invece, avesse spinto El flaco ad accettare l’incarico possiamo immaginarlo (anche se non riusciamo a condividerlo). Racconta Osvaldo Ardiles, che fece parte di quella Nazionale: “Nessuno poteva criticare il governo. Era ovvio che Menotti non la pensasse come i militari, e senza dubbio molte volte hanno pensato di sostituirlo. Ma era considerato la sola chance di vincere i mondiali, perciò lo tolleravano.”. (*)

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Così – tra grandi festeggiamenti, l’Argentina di Menotti vinse quell’Edizione del Mundial (ma la vinse soprattutto la Giunta militare golpista). Le strade di Buenos Aires si riempirono di gente in festa che sventolava grandi bandiere con i colori nazionali e gridava felice. Non fu una delle tante manifestazioni politiche o sindacali, represse nel sangue dagli agenti armati del Governo prima e della Giunta militare poi. Fu solo la festa per la vittoria della Coppa del Mondo: Buenos Aires, Anno 1978. Come dirà Adolfo Maria Perez Esquivel, pacifista argentino e Premio Nobel per la Pace 1980: “Noi, i torturati, insieme con chi usava la “picana”, a tifare Argentina”.

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Ma la storia di quei Mondiali del ’78 non finì con quei festeggiamenti. Infatti, nel Settembre del 2001, sulla “Gazzetta dello Sport”, famoso giornale sportivo italiano, apparve un “pezzo” in cui si denunciava la sparizione della “Coppa Rimet” vinta dall’Argentina di Menotti, il 25 Giugno del 1978. Come le migliaia di uomini, donne, bambini, studenti, professori, operai, sindacalisti, politici, impiegati, funzionari; come tutti loro, anche la Coppa del Mondo era dunque desaparecida, scomparsa. L’avevano rubata, pareva, con un gesto di abilità e di grande fantasia degno del miglior Arsenio Lupin . A rivendicare il furto fu un gruppo di donne, che aveva agito nella notte, senza fare rumore, e poi aveva dichiarato: “Siamo le Madri, di Plaza de Mayo”. Le “Madres” si erano così vendicate; avevano tolto all’Argentina, incatenata dai militari, l’ultima vergogna, quel trofeo, vinto con l’inganno.

A proposito della ESMA, ovvero “la Pecera” (L’”Acquario”)

La particolarità della ESMA, che la lega indissolubilmente all’argomento di queste righe sta nel fatto che – al 4° Piano dell’Edificio della “Escuela de Mecanica de la Armada” (la Marina Militare) divenuto, in quegli anni di dittatura miliare, il Centro nevralgico delle torture e degli assassini dei desaparecidos – ebbe sede, nel periodo dell’organizzazione e per tutta la durata dei Mondiali di Calcio del ‘78, una sorta di particolare task-force.  Era denominata “Pecera” (“Acquario”) e ne era responsabile un desaparecido lì detenuto, Raul Cubas.

La Pecera era costituita da prigionieri ed aveva il compito di leggere e schedare tutti gli articoli della stampa estera sull’Argentina del Mundial. Il lavoro di questi uomini e donne permise a giornalisti compiacenti ed ai giornali di regime di preparare una difesa d’ufficio della dittatura militare e delle sue nefandezze. Un “lavoro” meticoloso pensato affinché il regime conoscesse anticipatamente i nomi dei giornalisti ‘buoni’, che omettevano, nelle loro cronache, di scrivere e parlare delle violazioni dei diritti umani compiute dalla Giunta Militare e di quelli ‘cattivi’, che alimentavano al contrario la cosiddetta “propaganda anti-argentina”, invitando le loro rispettive Federazioni sportive a boicottare i Campionati

Fare questo “lavoro” non era stata, per i prigionieri, una libera scelta – come era stata invece quella di giocare nella “Nazionale dei Generali” o di allenarla – era stata un qualcosa che non si poteva non fare, altrimenti il “soggiorno” alla ESMA sarebbe terminato – indubitabilmente – con un volo sull’Oceano o con un colpo di pistola alla nuca.

Cubas – accompagnato da uno dei suoi carcerieri, il Tenente Rolon, intervisterà il CT Menotti, durante la Conferenza Stampa di presentazione della Nazionale di Calcio, ma non riuscirà, per paura delle conseguenze, a passare a Menotti la lista dei desaparecidos della ESMA, che aveva pronta in tasca, ma una sua foto, accanto al CT, uscirà il giorno dopo sul Quotidiano argentino “La Nacion”,.

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Come avete letto sin qui,  l’Argentina non è solo la terra del tango o del calcio, è anche ls terra dei 30mila desaparecidos. Per non dimenticarlo, l’Associazione Culturale Villa Carpegna (Via di Valle Aurelia, 129) ci invita tutti, Sabato 11 Maggio p.v. dalle ore 17,00, alla proiezione del Documentario intitolato “ENRICO CALAMAI UNA VITA PER I DIRITTI UMANI”.

Insieme al regista, Enrico Blatti sarà presente Enrico Calamai, ex Vice console italiano a Buenos Aires, negli anni della sanguinaria dittatura militare.

Come ci ricorda l’Associazione Culturale Villa Carpegna, promotrice dell’Evento: “Il Documentario racconta la vicenda, umana e professionale, di Enrico Calamai, Vice Console dell’Ambasciata Italiana a Buenos Aires durante la dittatura militare in Argentina (1976-1983), che, con il suo coraggio e la sua umanità, scelse di disobbedire agli ordini dell’allora Ministro degli Esteri, Giulio Andreotti, salvando centinaia di vite umane, rifiutando di chiudere le porte dell’Ambasciata e di respingere le richieste di aiuto dei perseguitati.”.

(*) Osvaldo César Ardiles, centrocampista e allenatore di calcio, oltre alla sua partecipazione con la Nazionale argentina, ai Campionati del Mondo del 1978, va anche ricordato per la sua partecipazione al Film del 1981 “Fuga per la Vittoria” (titolo originale “Victory”) del regista USA John Huston. Nel Film,  Ardiles faceva parte – insieme ad altri calciatori famosi come Pelè (autore della fantastica rovesciata che nel secondo tempo della partita infilerà il pallone nella rete tedesca. Secondo molti testimoni presenti quel grande gesto atletico fu compiuto al primo tentativo) della Squadra dei prigionieri di guerra alleati.  Occorre ancora ricordare che la partita di calcio di “Fuga per la Vittoria” è liberamente ispirata alla “partita della morte”, giocata a Ki,v il9 Agosto 1942, tra una Squadra mista di calciatori della Dynamo e del Lokomotiv e una squadra composta da Ufficiali dell’Aviazione da guerra tedesca, la Luftwaffe.


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