Memoria della deportazione, il 4 gennaio di 80 anni fa …

...partiva, dalla Stazione Tiburtina di Roma, il Convoglio N.64155, con destinazione Dachau e Mauthausen

Il Binario 1 della Stazione di Roma-Tiburtina (in origine Roma- Portonaccio) ha conquistato il suo posto nella Storia perché da lì partirono i 18 carri bestiame del “trasporto” degli ebrei romani, rastrellati, Sabato 16 Ottobre 1943, nel Ghetto e nel resto della città. Ma da quel Binario partirà anche un altro “trasporto” meno noto. Quello del 4 Gennaio del 1944 carico di oltre 300 persone, prelevate dal Carcere di Regina Coeli, dove erano detenute per motivi politici e comuni e/o rastrellate in diversi altri Commissariati di PS della città, dopo la fuga di alcuni deportati durante la sosta del Convoglio su quel Binario. (*)

La storia di quel “trasporto” la trovate riassunta sotto in una pagina tratta dal Sito web www.deportati4gennaio1944.it – voluto da Eugenio Iafrate, dell’ANED, che su quel Convoglio (il N. 64155 delle Ferrovie Italiane) aveva lo zio, Valrigo Mariani. Sulla storia del “trasporto” del 4 Gennaio ’44 Iafrate ha pubblicato anche un libro di cui trovate notizie nel riquadro sottostante. (**)

  • “Elementi indesiderabili. Storia e memoria di un «trasporto», Roma – Mauthausen 1944”, di Eugenio Iafrate (a cura di) Elisa Guida, Chillemi Editore, 2015

Elementi indesiderabili è l’espressione utilizzata dalla polizia della Repubblica Sociale Italiana e dalla questura di Roma in riferimento ai prigionieri di Regina Coeli deportati a Mauthausen il 4 gennaio 1944. A 70 anni dalla Liberazione, Iafrate focalizza l’attenzione sulla storia di questo trasporto e riporta alla luce un mosaico di esperienze rimaste fino ad ora negli archivi di famiglia. Proprio sullo sfondo di questa ricostruzione deve essere letto anche l’elenco finale dei deportati, una vera e propria stilettata che riporta l’attenzione di chi legge all’orrore della guerra totale. (Fonte: Feltrinelli)

Perché ricordo oggi qui questo anniversario? Perché diversi passeggeri “non consenzienti” di quel “trasporto, diversi “elementi indesiderabili” (come erano indicati nel Mattinale del 5 Gennaio ’44, della Questura Repubblicana di Roma, che potete leggere sotto) ammassati in quei vagoni provenivano dal territorio del nostro attuale Municipio XIII-Aurelio e per diversi di loro, in questi anni, la nostra Sezione ANPI ha fatto istallare delle pietre d’inciampo (i nomi e le Vie di residenza li trovate riportati nel riquadro che segue).

Ecco i nomi e le vie di residenza dei sei Partigiani delle Fornaci, deportati con il “trasporto” del 4 Gennaio 1944 e per i quali abbiamo, negli anni, istallato pietre d’inciampo

Galliano Tabarini Via Nicolò III 8 (che dà il nome alla nostra Sezione ANPI)

Fiorino Petrucci, Via Nicolò III, 8

Bernardino Troiani Vicolo del Vicario 14 (***)

Renato De Santis, Via delle Fornaci, 39

Luigi Grassi, Via delle Fornaci, 51

Giulio Sacripanti, Via della Cava Aurelia, 74

Dunque, se tutte le storie dei deportati italiani ci riguardano, in quanto antifascisti e cittadini di questa Repubblica, nata dalla Resistenza, questa storia è per noi particolare in quanto ha toccato da vicino il nostro territorio e ci ha tolto, con la forza e la violenza, uomini che con la loro azione e il sacrificio della loro vita, hanno contribuito a fare liberi noi e i luoghi in cui viviamo: il nostro Municipio, la nostra città ed il nostro Paese.

Dunque, come facciamo sempre in queste ricorrenze, oggi e nei giorni seguenti facciamo e faremo Memoria delle loro storie e – poiché è possibile – rechiamoci presso le pietre d’inciampo a questi uomini dedicate per sostare qualche momento a ricordarli, “inciampando” nella loro storia riassunta nei dati incisi in quella piastrella di ottone dorato 10X10 che sovrasta il “sanpietrino” su cui è montata.  E’ poca cosa, certo, rispetto al loro sacrificio, ma tiene vivida la luce sui motivi della loro lotta e della loro fine.

 (*) i poliziotti italiani avevano imparato dai nazisti che un “trasporto” di deportati che contenesse meno di 300 individui era “in perdita”. La valutazione faceva riferimento al rapporto costi-ricavi studiato dalle SS per ogni deportato che – anche questo dato era stato attentamente studiato dai carnefici vestiti di nero – non sarebbe rimasto vivo, in deportazione più di 90 giorni, al massimo.
(**) In Memoria di Valrigo Mariani, in Via Padova 94 (Municipio II, di Roma Capitale) dove risiedeva, è stata istallata, nel 2011, un pietra d’inciampo.
(***) Va ricordato che in Vicolo del Vicario, 14 risiedeva anche Teresa Talotta Gullace (calabrese di Cittanova, immimigrata a Roma), assassinata il 3 Marzo del 1944, da un milite tedesco del “Battaglione Bozen”, in Viale Giulio Cesare, davanti alla Caserma dell’81° Regimento di Fanteria, mentre manifestava per la liberazione dei rastrellati dai Carabinieri a Porta Cavalleggeri il 26 febbraio del 1944, tra i quali c’era il marito Girolamo.
Questa è la storia di un gruppo di uomini, detenuti nel carcere di Roma, che furono prelevati la mattina del 4 gennaio 1944 ed avviati alla Stazione di Roma Tiburtina per essere deportati. Uomini che non avevano commesso alcun reato. Iniziarono un lungo viaggio di nove giorni, attraverso l’Italia e la Germania, con una sosta nel Lager di Dachau, che si concluse nel Campo di Concentramento di Mauthausen, in Austria, il 13 gennaio 1944. Al KZ Mauthausen, `l’inferno dei vivi`, furono immatricolati solo 257 uomini del gruppo uscito da Regina Coeli. Dal mattinale del 5 Gennaio 1944, inviato dalla Questura di Roma al Comando di Forze di Polizia e alla Direzione Generale Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, si legge:
  • Alle ore 20,40 di ieri dallo Scalo Tiburtino e’ partito treno numero 64155 diretto a Innsbruck con a bordo n. 292 individui, rastrellati tra elementi indesiderabili, i quali, ripartiti in dieci vetture, sono stati muniti di viveri per sette giorni. Il treno sara’ scortato fino al Brennero da 20 Agenti di Pubblica Sicurezza ed a destinazione da un Maresciallo e 4 militari della Polizia Germanica. Durante le ultime 24 ore sono stati rastrellati dalla locale Questura, a scopo preventivo, n. 162 persone . 

Facciamo un passo indietro. Alcuni anni fa, nel 2004, feci un viaggio con destinazione Auschwitz e Birkenau in Polonia. Passando per l’Austria mi ricordai di un fratello di mio nonno, Valrigo Mariani, nato a Roma nel 1907, di cui avevo sempre sentito parlare in famiglia. Egli fu arrestato, poi deportato da Roma nel 1944 per morire in un campo di concentramento, forse a Mauthausen, dove quindi decisi di recarmi. Giunto al Campo, consultai il data-base del Museo ed ebbi la certezza della data di arrivo e della data della sua morte. Tornato in Italia iniziai una ricerca sfibrante, ancora in corso. Passai dalla estenuante burocrazia nazista alle poche documentazioni note in Italia. Scoprii l’esistenza dell’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati nei lager nazisti) e conobbi un ex deportato, Italo Tibaldi, che aveva lavorato, dal 1945, per circa 50 anni, alla ricostruzione dei trasporti, alle liste nominative e alle matricole di circa 8.000 persone deportate dall’Italia al Campo di Concentramento di Mauthausen. Inoltre, appresi che il 4 gennaio 1944 dal Carcere Giudiziario di Regina Coeli venne composto un trasporto di detenuti che dalla Stazione Tiburtina parti’ per il Nord diretto prima a Dachau e poi a Mauthausen. Il numero dei deportati variava fra i 257 (elenchi matricolari ricostruiti da Italo Tibaldi) ed i 480 (fonte Gino Valenzano, reduce da quel trasporto).

Partii dalla sicura lista dei 257 immatricolati, fra cui compariva il nominativo del fratello di mio nonno, e la confrontai con i registri matricola di Regina Coeli. Registri salvati miracolosamente dalla Dott.ssa Assunta Borzacchiello e dai suoi collaboratori, custoditi con difficoltà nel Museo Criminologico di Roma. Mi confrontai con un periodo della storia di Roma e della fortissima resistenza al nazi-fascismo dopo l’8 settembre 1943 . Nei registri matricola di Regina Coeli ebbi la conferma ed il riscontro di soli 239 nomi dei 257 della lista ricostruita da Tibaldi. Trovai, però, altri nomi di detenuti usciti e partiti la mattina del 4 gennaio 1944, ma mai immatricolati a Mauthausen e perciò non conosciuti. 

Dalla ricerca sui diciotto nominativi non trovati nelle matricole di Regina Coeli, capii che erano persone detenute al terzo braccio del carcere sotto giurisdizione germanica. Molto utili furono i due libri scritti da Gino Valenzano, nipote del Generale Badoglio, che descriveva l’arresto suo e del fratello avvenuto a Roma ad opera della polizia tedesca, la loro detenzione al terzo braccio e la loro deportazione con tutti gli altri il 4 gennaio 1944.

Controllando i 18 nomi mancanti mi imbattei in una serie di particolari interessanti. Erano quasi tutti minori di diciotto anni, il più piccolo aveva quattordici anni. Il nominativo di Fausto Iannotti, in particolare, risultava coinvolto casualmente nella prima strage nazista a Roma avvenuta nell’ottobre del 1943, dopo l’assalto della popolazione affamata al Forte di Pietralata.

Dal controllo della lista matricolare di Mauthausen, ricostruita da Tibaldi, Fausto Iannotti risultava deportato e deceduto nel sottocampo di Ebensee. Qualcosa non tornava.

Bisognava ricontrollare le fonti e gli avvenimenti. Verificai le testimonianze del ritrovamento della fossa comune a Casal dei Pazzi, oggi all’interno del muro di cinta della Casa circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso. Ritrovai i registri dell’ obitorio di Roma del giugno 1945 e verificai il ritrovamento delle salme. Incontrai, infine, il fratello maggiore di Fausto Iannotti. Arrivai ad una certezza, ma senza riscontri perché mancavano le matricole di ingresso al terzo braccio tedesco di Regina Coeli. La ricerca si trovò ad un punto fermo.

La polizia nazista, molto attenta nello schedare e scrivere ogni cosa, probabilmente era stata scrupolosa anche nella distruzione della sua unica documentazione di immatricolazione del braccio? Qualcuno però mi disse che le forze naziste, fra il 3 ed il 4 giugno 1944, lasciarono Roma improvvisamente senza preavviso e notevolmente impreparate. A Regina Coeli il 3 giugno ’44 erano state sostituite le normali forze di polizia germanica con i componenti del battaglione `Bozen` di origine altoatesina; quando questi arrivarono trovarono il terzo braccio ed una grossa parte del carcere vuoti. L’evento, per me sconosciuto, mi fece supporre che la polizia nazista, dopo aver gestito per nove mesi il quarto braccio prima ed il terzo braccio poi, non avesse avuto il tempo di distruggere la documentazione inerente le note matricolari, di ingresso ed uscita dal carcere. Ebbi ragione e fortuna.

In seguito, altre ricerche bibliografiche mi portarono al Museo della Liberazione di via Tasso dove in un incontro con l’attuale presidente, Prof. Parisella ed il suo staff, ebbi la conferma del ritrovamento effettuato solo nell’autunno 2005, di numerose matricole, circa 2500, del braccio tedesco di Regina Coeli. Il quadro delle fonti documentali era finalmente completo e si sono potuti effettuare i riscontri necessari. Va ricordato che il ‘trasporto’ di coloro i quali uscirono nella giornata del 4 gennaio 1944 da Regina Coeli era composto da persone semplici, antifascisti di tutto l’arco della resistenza al nazi-fascismo di quei mesi a Roma. Giovani renitenti alla chiamata alle armi della Repubblica Sociale Italiana, soldati sbandati dopo l’8 settembre 1943 e reduci da vari fronti di guerra. Settanta, ottanta antifascisti noti all’Ovra ed inseriti nel Casellario Politico Centrale. Un fondatore del Partito Comunista Italiano e due nipoti del Generale Badoglio. Dodici uomini di religione ebraica ed un maestro francese in fuga dalla sua nazione ed arrestato solo il giorno prima della deportazione. 

Dei 257 uomini immatricolati, sopravvissero alla liberazione dei Campi ai quali furono destinati, solo una sessantina e non tutti riuscirono a ritornare in patria. Molti di loro morirono di fame e di stenti in una Europa gia’ libera dal nazifascismo dopo 17 mesi di sofferenze. Ad oggi, oltre a ricostruire la dignità dei fatti, resta solo da stabilire cosa e’ accaduto ai 70 uomini prelevati da Regina Coeli, portati alla Stazione Tiburtina, e di cui non si conosce più nulla perché mai immatricolati ne’ al KL Dachau e ne’ al KL Mauthausen. Alcune storie cominciano a delinearsi. Di certo vi furono alcuni uomini che fuggirono durante il tragitto, ma rimane il dubbio e l’incertezza di un’eliminazione immediata e senza immatricolazione nel Campo di Mauthausen, per quelle persone ritenute inabili al lavoro coatto. Fonte: http://www.deportati4gennaio1944.it/storia.html

Ugo Fanti, Presidente della Sezione Anpi di Roma Aurelio-Cavalleggeri “Galliano Tabarini”

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