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Memoria della Repubblica: il 2 Giugno del 1946

Continua il lungo cammino delle donne verso l'uguaglianza di genere e le pari opportunità

“Cari colleghi uomini, vi invito a considerarci non come rappresentanti del solito sesso debole e gentile, ma pregandovi di valutarci come espressione rappresentativa di quella metà del popolo italiano che ha pur qualcosa da dire, che ha lavorato con voi, con voi ha sofferto, ha resistito, ha combattuto, con voi ha vinto e ora con voi lotta per una democrazia che sia libertà politica, giustizia sociale, elevazione morale.”. (Angela Maria CingolaniMadre Costituente eletta nelle fila della Democrazia Cristiana, fu la prima donna eletta alla Costituente ad intervenire in Parlamento).

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Presidente: “ha chiesto la parola la Onorevole Teresa MatteiNe ha facoltà”.

Onorevole Mattei: “Onorevoli colleghi, parlare dopo il decano, dopo i più anziani di questa Assemblea è un compito un po’ difficile per una giovane donna. Ma, forse, uno dei pochi vantaggi che io presenterò, sarà quello di essere breve, anche perché mi sarebbe estremamente difficile diffondermi troppo in ricordi di gioventù. (Si ride). Vorrei solo sottolineare in questa Assemblea qualcosa di nuovo che sta accadendo nel nostro Paese. Non a caso, fra le più solenni dichiarazioni che rientrano nei 7 articoli di queste disposizioni generali, accanto alla formula che delinea il volto nuovo, fatto di democrazia, di lavoro, di progresso sociale, della nostra Repubblica, accanto alla solenne affermazione della nostra volontà di pace e di collaborazione internazionale, accanto alla riaffermata dignità della persona umana, trova posto, nell’articolo 7, la non meno solenne e necessaria affermazione della completa eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di condizioni sociali, di opinioni religiose e politiche. Questo basterebbe, onorevoli colleghi, a dare un preminente carattere antifascista a tutta la nostra Costituzione, perché proprio in queste fondamentali cose il fascismo ha tradito l’Italia, togliendo all’Italia il suo carattere di Paese del lavoro e dei lavoratori, togliendo ai lavoratori le loro libertà, conducendo una politica di guerra, una politica di odio verso gli altri Paesi, facendo una politica che sopprimeva ogni possibilità della persona umana di veder rispettate le proprie libertà, la propria dignità, facendo in modo di togliere la possibilità alle categorie più oppresse, più diseredate del nostro Paese, di affacciarsi alla vita sociale, alla vita nazionale, e togliendo quindi anche alle donne italiane la possibilità di contribuire fattivamente alla costituzione di una società migliore, di una società che si avanzasse sulla strada del progresso, sulla strada della giustizia sociale. Noi salutiamo quindi con speranza e con fiducia la figura di donna che nasce dalla solenne affermazione costituzionale.”.

(Il primo intervento all’Assemblea Costituente della 25enne Onorevole Teresa Mattei, ex Partigiana combattente, con il nome di battaglia di Chicchi e la più giovane degli e delle Eletti/Elette. Teresa Mattei – che divenne la Segretaria della Costituente – di cui era Presidente l’Onorevole Umberto Terracini, in sostituzione di Giuseppe Saragat – era stata eletta nelle fila del PCI, Partito dal quale, in seguito, sarà espulsa, perché contraria allo stalinismo e alla linea togliattiana. Sarà anche suo il testo del secondo comma dell’Articolo 3 della Costituzione)

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La donna che appare in questa foto, divenuta famosa, non è una politica, ma una donna comune. Si chiamava Anna Iberti e era un’impiegata del Corriere della Sera.

 

Il 2 giugno 1946, 77 anni fa, l’Italia, uscita dalla Seconda guerra mondiale, da 23 anni di dittatura fascista, dalla Resistenza e dalla Lotta di Liberazione Nazionale, cambiava volto politico con un Referendum e lo consolidava con la stesura – nell’Assemblea Costituente – della Carta Costituzionale, promulgata a Gennaio di due anni dopo e 11 mesi prima della Dichiarazione Universale ONU dei Diritti Umani (10 Dicembre 1948).

Ieri abbiamo assistito a cerimonie, le più diverse, in cui si è parlato di questa nostra Repubblica e della sua Festa. Ma forse nei discorsi ufficiali difficilmente entrerà il ricordo di quanto le donne hanno fatto per questo nostro Paese. Allora delle donne e del loro apporto alla Repubblica e alla democrazia italiana scrivo io qui qualche riga, per la nostra Memoria.

Memoria delle donne della Repubblica

Il 2 Giugno del 1946 le donne italiane si recarono alle urne e finalmente votarono in un’Elezione a carattere nazionale (l’affluenza fu pari al 90% dei 28 milioni di italiani aventi diritto al voto, bisognava avere compiuto i 21 anni all’atto della votazione). Pur essendo chiamate a votare in percentuali identiche a quelle degli uomini: le donne votanti saranno in un milione più degli uomini. Questa “supremazia” di genere le donne italiane l’avevano già esercitata sugli uomini durante le Elezioni Amministrative del 1945, dove furono elette circa 2000 Consigliere comunali, con due donne elette Sindaco. Il risultato della votazione sulla scelta della forma di governo dello Stato fu la seguente: Monarchia voti: 10.718.502, Repubblica voti: 12.718.64. (*)

Un errore normativo e la sua toppa

il Decreto Luogotenenziale del 30 Gennaio del 1945, che sanciva il diritto di voto per le donne che avessero compiuto i 21 anni di età all’atto della votazione (escluse però le prostitute) conteneva, per loro, la sola possibilità di essere elettrici, ovvero il diritto di voto cosiddetto passivo, ma non quello attivo, cioè la possibilità di essere elette. Dunque, per riparare all’errore, si dovette procedere all’emanazione di un nuovo Decreto per permettere alle donne di esercitare entrambi i diritti. La modifica legislativa necessaria arrivò un anno dopo, con il Decreto-Legge del 10 Marzo 1946 che permetteva alle donne che avessero compiuto i 25 anni di età di candidarsi alle Elezioni.

Quel voto fu l’esercizio di un diritto che rappresentò un passaggio storico fondamentale nel processo di ricostruzione dell’Italia, una conquista ottenuta con le lotte per i diritti e la parità di genere, cominciate già nell’Ottocento, e consolidate con la partecipazione femminile alla Resistenza e alla Lotta di Liberazione Nazionale. Fino al 1945, il Parlamento italiano era stato luogo interdetto alle donne. L’anno dopo – grazie al voto per l’elezione dei e delle Costituenti – 21 donne entrarono in Parlamento per scrivere la nostra Costituzione e il loro apporto sarà determinante, non solo in quella circostanza, ma anche per le riforme degli anni successivi, discusse e approvate dai Parlamenti repubblicani che seguiranno a quell’Assemblea Costituente.

Il 2 Giugno 1946 è, indubbiamente, il giorno della vittoria della Repubblica.   Ma anche, nella Storia italiana, la prima volta delle donne in un’Aula parlamentare.  Ricordare quell’inizio significa ricordare un’acquisizione di cittadinanza. La metà della società italiana entrava così, di diritto, a far parte della politica e ad essere parte del processo di decisione pubblica. Quella fu una conquista cruciale, a lungo inutilmente attesa e per la quale le donne si erano battute per decenni, inascoltate.

“Ventuno, le donne che fecero la Costituzione”

“Chi sono le 21 donne della Costituente? Quali sono le loro storie, la provenienza, l’impegno e le battaglie che hanno portato avanti sacrificando spesso la vita privata e la propria famiglia in nome di un Bene superiore? Ventuno. Le donne che fecero la Costituzione, scritto a quattro mani dalla giornalista Angela Iantosca e da Romano Cappelletto, Ufficio Stampa Paoline, prova a raccontare tutto questo, dando voce alle protagoniste, che parlano di sè stesse in prima persona, coinvolgendo il pubblico in una narrazione appassionata.

Il testo, pubblicato in occasione del 75° anniversario della Costituzione italiana (entrata in vigore il 1° gennaio 1948) e rivolto agli studenti delle scuole secondarie (13-16 anni), intende ridare dignità a chi ha lottato senza tirarsi mai indietro e vuole mostrare quanta strada ci sia ancora da percorrere alla luce della contemporaneità delle battaglie di ieri, che sono quelle che ancora oggi donne e uomini continuano a combattere.

Il libro, arricchito dalla prefazione di Livia Turco, presidente della Fondazione Nilde Iotti, è un testo utilizzabile per l’educazione civica nelle scuole, per parlare in generale della Costituzione e, in particolare, del ruolo della donna nella società. Scrive la Turco: «È molto bello sentirle parlare in prima persona della loro vita e delle battaglie sociali e politiche che hanno condotto. Leggere questo libro è come sentire direttamente la loro voce, vedere il loro viso, il loro sorriso. Sono donne che provengono da storie politiche e culturali diverse, ma tutte hanno partecipato alla lotta partigiana e antifascista. Sentono, dunque, vivissimi nel loro cuore e nella loro mente i valori della libertà, della giustizia sociale, della democrazia, che sono anche la sfida di un mondo nuovo da costruire, in cui le donne devono essere protagoniste». (Fonte: Edizioni Paoline)

Da allora, la presenza femminile nella società italiana è cresciuta, così come è cresciuta l’importanza del ruolo delle donne nella società. E l’inizio degli anni Settanta segna un decisivo scarto teorico sulla questione dei diritti delle donne. Diritti che le donne non solo si sono conquistati, ma che hanno difeso a cominciare dall’impegno profuso da quelle 21 Madri Costituenti per fare si che l’eguaglianza di genere e le pari opportunità, di cui parla la Costituzione (cfr. l’Articolo 3, primo comma) non fossero lettera morta, ma divenissero materia viva, pulsante e quotidiana.

La strada per le pari opportunità è una strada ancora da percorrere, una storia che ancora le donne stanno scrivendo. Tornare al 2 Giugno del 1946 è però fondamentale perché quella data rappresenta uno snodo inevitabile a partire dal quale si crearono le condizioni affinché le donne potessero poi dire “No” e contare davvero, come fecero nel 1974 a difesa della Legge sul divorzio o nel 1981 in occasione del Referendum abrogativo della Legge 194. La storia delle acquisizioni legislative a favore delle donne e della parità di genere, che si dispiega per tappe lungo i decenni ’70-’80, formalmente trova lì la sua origine, nonostante le torsioni teoriche, da lì inizia la sfida rivolta alle Istituzioni rappresentative (spesso popolate solo da uomini), la volontà di andare più a fondo nei meccanismi sotterranei del potere.

Dunque, ricordare quel 2 Giugno del 1946 e ricordarlo oggi dalla parte delle donne è utile alla nostra Memoria e non è affatto un esercizio di cortesia, ma serve a rammentare a tutti noi quanta strada ci sia ancora da fare per onorare i Padri e le Madri Costituenti e soprattutto il loro lavoro che ci ha consegnato una Carta Costituzionale ancora viva e pulsante.

E’ Viva la Costituzione!  E’ Vivo il 2 Giugno!

(*) Esilarante, nel Film di Dino Risi, “Una Vita Difficile” (1961), la scena – con Alberto Sordi, l’ex Partigiano Silvio Magnozzi e Lea Massari, la moglie di Silvio, Elena – della cena, in casa degli aristocratici, il giorno della proclamazione dei risultati del Referendum Monarchia-Repubblica. Silvio ed Elena, – incontrati per caso quella sera dal Marchese Capperoni, figlio della padrona di casa – erano stati invitati a cena in casa Capperoni  per non essere in tredici a tavola (ché porta male) e per assistere alla “sicura” vittoria della Monarchia. E invece, per i tifosi di Casa Savoia non andrà come sperato.

Qui il video della scena: https://www.youtube.com/watch?v=dFNV2SdV_nU

Ugo Fanti, Presidente della Sezione Anpi di Roma Aurelio-Cavalleggeri “Galliano Tabarini”


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