Ottocento anni fa il primo Presepe vivente di San Francesco d’Assisi

“Quello che stiamo vivendo è un tempo, per un verso affascinante, di grande cambiamento ma anche difficile, travagliato. per molti aspetti drammatico.” Basti pensare al post pandemia, con gli effetti prodotti a tutti i livelli: umani, economici e sociali e dall’altro alle guerre in atto. Quella che coinvolge l’Europa con l’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia e l’altra causata dell’azione terroristica di Hamas contro Israele e le azioni militari di risposta a Gaza che generano vittime, distruzioni e fame, solo per citare quelle più drammatiche. Se a tutto questo si aggiungono gli effetti dirompenti del cambiamento climatico, come è accaduto in Emilia Romagna e in Toscana, di fronte a questi accadimenti che sconvolgono la vita a popoli e stati è possibile guardare al futuro con sentimenti di speranza?    

Certamente si, ma con fatica. Tutto ciò però non può sminuire il significato e il messaggio di pace che la festività del Santo Natale rappresentano per i cristiani di tutto il mondo, e il Presepe o Presepio ci richiama alle origini con le parole “Pace in terra agli uomini di buona volontà”, riportate nel Vangelo dall’Apostolo San Luca.

È così che 800 anni fa, nella notte di Natale del 1223 a Greccio, un piccolo borgo in provincia di Rieti, San Francesco d’Assisi diede vita alla rievocazione della nascita di Cristo, ponendo il Bambinello nella mangiatoia di una grotta, creando così il primo Presepe vivente. 

Il “Poverello d’Assisi” tornato da un pellegrinaggio in Palestina, era rimasto meravigliato dalla visita fatta a Betlemme e  per ciò che aveva visto pregando nella “Grotta della Natività”. Da qui nacque l’ispirazione e l’idea di far conoscere concretamente l’evento della Natività di Gesù Bambino. Per San Francesco era diventato un obiettivo, non solo storico e religioso, quello di rendere comprensibile e visibile al popolo dell’epoca in forma semplice e concreta, uno degli eventi più importanti nella vita dei cristiani, con tutti i segni positivi che il Presepe rappresenta. 

Tommaso da Celano, il biografo del Santo di Assisi, racconta il pensiero di San Francesco durante i preparativi della Santa Messa di Natale del 1223: “Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”.

Nel concludere il suo scritto il biografo francescano, ricorda che: “In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà si racconta l’umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme”. Ecco perché il Presepe suscita tanto stupore e spesso ci commuove, e ancora oggi quando si prepara o si allestisce la sacra rappresentazione, a casa, in chiesa, nella scuola, in luoghi pubblici o di lavoro e nelle strade, si provano sentimenti di stupore.   

Come si rappresentava la Natività di Gesù prima del Presepio “inventato” da San Francesco? Le celebrazioni religiose del giorno di Natale erano e sono precedute dal tempo di Avvento, un periodo di preparazione per l’attesa del Signore, ma erano scarse le raffigurazioni pittoriche e le sculture sulla Natività. Probabilmente la più antica raffigurazione della Vergine con Gesù Bambino è presente nelle Catacombe di Priscilla sulla la via Salaria a Roma e risale al III secolo, Giotto fu il primo pittore a raffigurare a Padova una Natività. L’intuizione di San Francesco sollecitò nei secoli successivi alcuni grandi maestri della pittura italiana a raffigurare scene della  Natività, e si formarono grandi tradizioni dei presepi,  come quelli napoletani, genovesi, e in tante altre realtà italiane. Durante il Concilio di Trento si affermò il concetto della “capacità del Presepio di trasmettere la fede in modo semplice e vicino al sentire popolare”.

Oggi il Presepe rappresenta un centro simbolico attorno al quale, spesso, ruotano le festività natalizie fino al 6 gennaio, giorno dell’Epifania con l’arrivo dei Re Magi per offrire doni, e sono il simbolo delle tre popolazioni del mondo allora conosciute: Europa, Asia e Africa. La diffusione del Presepio in tutto il mondo non è solo una festa dei cristiani, ma spesso anche per chi non crede, e nei momenti di difficoltà può sempre aprirsi una speranza, come quando si fanno i proponimenti per il nuovo anno. Va ricordato infine, che la diffusione dell’albero di Natale non ha cancellato la tradizione del Presepe ma si è ad essa affiancata. 

Esistono nella nostra quotidianità alcuni rischi durante le feste natalizie sono più evidenti:  il consumismo, che può far smarrire ciò che conta nella vita e i valori che il Presepio rappresenta. Ecco perché è importante guardare la rappresentazione della Natività.

Un esempio semplice e simbolico, è quello che viene dal Presepe di strada nella periferia di Roma al Prenestino, in viale Partenope, allestito dai giovani Scout di Santa Maria Madre della Misericordia.

Sul frontale della capanna, accanto alla stella c’è una scritta che richiama l’art. 11 della nostra Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. In queste parole c’è il senso del messaggio essenziale del Presepio: “Pace in terra agli uomini di buona volontà”.  

Un commento su “Ottocento anni fa il primo Presepe vivente di San Francesco d’Assisi

  1. Come sempre i tuoi articoli, Luciano, sono puntuali e chiarissiminell’illustrare il vero significato del l’argomento trattato nonché correlarlo con le attualità
    Ciao buone feste

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