Papa Francesco alla “Cittadella della Carità“ al Casilino

 La prima visita di un Papa nella struttura della Caritas
Luciano Di Pietrantonio - 30 Novembre 2019

Dopo il grande e impegnativo viaggio pastorale in Thailandia e in Giappone, Papa Francesco ha visitato, nel pomeriggio del 29 novembre 2019 la “Cittadella della Carità” in via  Casilina vecchia, fra piazza Lodi e il Ponte Casilino.

Un incontro speciale, perché cade nell’ambito del 40° anniversario  della fondazione della Caritas Diocesana di Roma, ed è la prima volta che un Pontefice visita questa importante struttura. Tale realtà si può considerare un modello, al servizio delle persone  povere,  fragili e meno fortunate, che oggi vengono considerate e chiamate  comunemente  “gli ultimi”.

La nascita della “Cittadella della Carità”

Ma come è nata l’idea, il progetto e la sua realizzazione di questa fondamentale struttura della carità, fortemente sostenuta anche da don Luigi Di Liegro, fondatore e primo direttore della Caritas di Roma? Occorre  fare una breve riflessione, sul periodo fra la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta, per comprendere il clima politico e sociale che caratterizzava la realtà romana rispetto al contesto nazionale. Era stato realizzato nel 1987, l’Ostello di Roma Termini per i barboni, e la Caritas gestiva  d’intesa  con le Ferrovie dello Stato e l’Amministrazione Capitolina.

Si manifestavano nel nostro Paese i primi fenomeni di immigrazione di massa, basti ricordare lo sbarco a Bari di migliaia di immigrati albanesi nell’agosto del 1991 e a Roma, l’anno precedente oltre 2.500 immigrati extracomunitari, prevalentemente etnie di pakistani e bengalesi, nord africani e indiani, occuparono la fabbrica dismessa dell’ex Pastificio Pantanella, in via Casilina, nei pressi di Porta Maggiore. I locali del sito occupato vennero utilizzati come abitazioni, luoghi di lavoro scuola per imparare l’italiano e nei sotterranei una piccola moschea. In quel periodo era stata varata la legge Martelli, era febbraio 1990, con lo scopo di regolare organicamente l’immigrazione e favorire la nascita dei primi centri di accoglienza e  “malgrado il poco respiro della normativa, ha comunque impostato la lenta e iniziale stabilizzazione dei migranti”.

ROMA EX PANTANELLA GIUGNO 1990
OCCUPAZIONE DI IMMIGRATI PAKISTANI
NELLA FOTO: PRIMI DORMITORI
FOTO STEFANO MONTESI

A Roma con l’occupazione della Pantanella, che era diventata quasi una questione di carattere nazionale,  si era determinata una situazione difficile, perché i problemi che si crearono erano, nuovi e complessi, per le Amministrazioni  locali, e sul come cercare e dare risposte  a nuovi bisogni. Carenze e polemiche, ma anche dialogo e confronti, promesse e impegni, per trovare idonee risposte. Questa emergenza anomala venne risolta con soluzioni concordate per il trasferimento in altre sedi degli immigrati. La decisione, sofferta, vide la presenza dei rappresentanti dei gruppi   degli extracomunitari, il Comune di Roma e la Caritas, che poneva fine ad “ una emergenza nell’emergenza”, che significava sgombrare e chiudere la “Fabbrica degli immigrati”, così veniva chiamata dalla stampa la questione Pantanella.

In questo clima sociale e civile nella Capitale, era maturata la convinzione che si doveva operare con tempestività nel trovare soluzioni per i meno fortunati (non a caso la prima cooperativa della Caritas si chiamava “Partire dagli ultimi”),  e il Consiglio Comunale di Roma nell’ottobre del 1990, consapevole che  una parte dell’edificio di via Casilina vecchia, 19 -19a, assegnato all’Amnu,  doveva essere destinato alla Casa Ospizio per Barboni, secondo le indicazioni della Giunta Carraro, con un finanziamento, per la progettazione e la ristrutturazione, di cinque miliardi ( oggi 2,7 milioni di euro), e  l’assegnazione in comodato d’uso  alla Caritas di Roma. Nella seduta dell’8 ottobre 1991, con un voto all’unanimità, cioè di tutte le forze politiche presenti nel Consiglio Comunale di Roma, approvarono un ordine del giorno, cioè un documento che impegnava la Giunta Capitolina ad assegnare e destinare tutto l’immobile a uso sociale, e a facilitare e accelerare i tempi di realizzazione.

Questo il contenuto di quel documento, per certi versi storico: “L’Amnu detiene gran parte dell’immobile, per uso deposito cassonetti per l’immondizia ed altro, destinazione questa in palese contrasto con la natura storica dello splendido immobile seicentesco ed in palese contrasto con le esigenze dei poveri anziani che occupano in parte detto immobile, assistiti dalla Caritas. Immobile questo che ben si presta nella sua totalità alla Casa Ospizio Santa Giacinta.”  Da qui la revoca, della Giunta della concessione dell’immobile all’Amnu, e la destinazione  totale alla Caritas di Roma. Poi nel corso degli anni le trasformazioni funzionali per essere  al servizio degli ultimi.

La visita del Papa

La visita del Papa, che si è trasformato in un incontro gioioso e di famiglia, con ospiti, volontari e operatori della Caritas diocesana, che è stato accompagnato dal cardinale De Donatis, dal vescovo Palmieri  e don Benoni Ambarus. Ha iniziato la visita nella chiesa di Santa Giacinta, poi la sede del Centro Odontoiatrico, dove svolgono il volontariato oltre 40 dentisti, poi  l’Emporio della solidarietà, il primo supermercato gratuito nato in Italia, successivamente la Casa di Accoglienza  “Santa Giacinta”, che ospita 82 persone ultracinquantenni in gravi condizioni di disagio socio-economico.

Nell’incontro conclusivo il Santo Padre, di fronte a 220 persone in rappresentanza delle realtà Caritas, ospiti e operatori, dopo il saluto e le domande  del Direttore don Benoni,  di una volontaria e di un ospite, si è soffermato sulla parola vulnerabilità, affermando e parlando a braccio: “ Tutti siamo vulnerabili e per lavorare nella Caritas bisogna riconoscere quella parola, ma riconoscerla, fatta carne nel cuore. Venire a chiedere aiuto è dire “sono vulnerabile” e aiutare bene soltanto si fa dalla propria vulnerabilità. E’ l’incontro di ferite diverse, di debolezze diverse, ma tutti siamo deboli, tutti siamo vulnerabili”. D’altra parte – ha continuato Papa Francesco- anche Dio si è fatto vulnerabile per noi. Egli è uno di noi: non aveva casa dove nascere, ha sofferto la persecuzione, il dramma di dover fuggire in un altro Paese. Anche Lui, era povero, era migrante ed è per questo che possiamo parlargli senza temere. Le parole del Santo Padre sono state ascoltate in un silenzio carico  di commozione e gratitudine.

Con la visita alla Cittadella della carità, sono state cinque le visite di un Papa alla Caritas di Roma. A iniziare è stato Giovanni Paolo II, alla Mensa di Colle Oppio il 20 dicembre 1992, A distanza di 15 anni, il 4 gennaio 2007 Benedetto XVI, all’Ostello di via Marsala, per tornarci poi il 14 febbraio 2010, in occasione dell’Anno europeo di lotta alla povertà. Papa Francesco ha aperto la Porta Santa della carità, il 18 dicembre 2015, all’Ostello “Don Luigi di Liegro” in via Marsala.

 

Luciano Di Pietrantonio

 


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