A spasso per Roma (8). L.A.R. paralumi dal 1938

Intervista ai fratelli Gualdani titolari dei Lavori Artigiani Romani
Patrizia Artemisio - 20 Aprile 2022

C’è qualcosa di romantico in questa fontanella che, neanche fosse Hitchcock in uno dei suoi film, si confonde tra la folla delle più note, maestose e decorate fontane di Roma. All’angolo con via del Leoncino, figlia d’una fonte ben più antica, la fontanella Borghese non ha bisogno di fregio alcuno, il suo nome è già tutto. Fu ricostruita nel XVII secolo da Papa Paolo V, nato Camillo Borghese. Proprio quel Papa che fece rifare la facciata della Basilica di San Pietro, che costituì il primo nucleo dell’Archivio Segreto Vaticano, che restaurò l’acquedotto Traiano, che fondò il Banco di Santo Spirito, per intenderci, quello che fu ritratto da Caravaggio (Ritratto di papa Paolo V), e il cui busto fu scolpito dal Bernini.

Ecco, proprio a due passi dalla sua fontanella, c’è una bottega in via del Leoncino 29 che, a guardarla dalla strada, sembra un dipinto in cornice verde bosco, è L.A.R. Paralumi dal 1938.
Per entrare dobbiamo suonare il campanello, ad aprirci la porta viene Antonello Gualdani, che insieme a Fabrizio, è titolare di Lavori Artigiani Romani.
“Nostro nonno – racconta Antonello – nel ’38, insieme al fratello, cominciò a fare paralumi dopo aver fatto per anni astucci per gioielli, infatti sulla nostra licenza c’è ancora scritto ‘astucciari’.
All’inizio facevano gli astucci per Bulgari, così almeno mi è stato riferito, e la loro bottega era in via Belsiana, poi quando Bulgari si organizzò in maniera diversa, con una produzione industriale, loro decisero di fare paralumi, e all’epoca sembra non li facesse nessun altro.
La casa si arredava con le lampade da tavolo, non c’erano i faretti o le plafoniere, pertanto avevano una gran quantità di lavoro e, negli anni, tanti artigiani che avevano lavorato qui poi aprirono le proprie botteghe.

Qual era il materiale più usato in quegli anni?

All’epoca non esistevano i cartoncini di pergamena, esisteva la pergamena. Quindi si usavano i tessuti, quindi paralumi cuciti oppure i paralumi di pergamena cioè di pelle vera. Noi li facciamo ancora oggi ma essendo la pelle un materiale tra i più costosi ovviamente ne facciamo pochi, per gli amatori o per particolari esigenze.
E’ un materiale molto resistente e molto vivo quindi ad esempio è richiesto per le barche o per le case al mare. 

Quali le committenze più importanti?

Tante, nel mondo della politica, dello spettacolo, ad esempio i miei hanno lavorato per Luchino Visconti, i nostri paralumi sono nei film de Il Padrino, poi i film The Oceans Twelve, Cliffhanger, abbiamo lavorato per Bertolucci, per il Vaticano, per il Senato, la lampada sulla scrivania del Presidente del Consiglio a Palazzo Chigi l’abbiamo fatta noi e sta ancora lì… da troppo tempo secondo me! 

Chi è oggi il vostro cliente?

Dar Ciriola

Il nostro cliente ha una cultura ed una sensibilità sufficiente da apprezzare un oggetto fatto per bene e personalizzato, non standard.
Questo può accadere sia con grandi committenti come ad esempio gli alberghi, dove però se c’è una amministrazione di mezzo, che sia italiana o americana, non si può lavorare perché le logiche non sono quelle della qualità ma della quantità. Se invece l’albergo è gestito in modo più personale, magari da una famiglia titolare, allora si può lavorare, accade ad esempio che ci fanno fare la suite.
Poi naturalmente c’è il cliente che compra per sé, e sia che abiti a Parigi o ai Parioli o a Tor Bella Monaca, non cambia nulla, l’importante è che sia una persona che tiene a certe cose, non è una questione economica, è più una questione culturale.

L’avvento dell’arredo moderno vi ha penalizzato? 

E’ un altro tipo di luce. Ad esempio i faretti, papà diceva che i faretti stanno nella sala d’attesa, invece la gente ora se li mette a casa.
Il fatto è che non c’è più una cultura del bello, le persone guardano la televisione ma una volta anche la televisione faceva cultura. Nei teleromanzi, c’era una cultura dell’arredo e dei costumi alta, la gente poi si rifaceva a ciò che vedeva, adesso quello che la gente guarda e assimila dalla TV è trash in tutti i sensi. Ogni volta che c’è un’edizione del Grande Fratello vengono qui quelli della produzione perché vorrebbero prendere qualcosa. Chiedono se affittiamo le lampade, noi gli rispondiamo che affittiamo con un canone del 30% del valore dell’oggetto e loro alla fine rifiutano, per non spendere cinque o seicento euro! E parliamo di una trasmissione che fa girare una quantità di soldi inimmaginabile.
Una volta chi faceva le fiction curava la scenografia, era molto più diffusa una certa idea di bellezza e di eleganza. 

Sopravviverà l’artigianato artistico?

E’ un animale in via d’estinzione. Siamo come il panda. Dispiace a tutti per il panda che è in via d’estinzione ma poi si finisce col pensare: se si estingue il panda a me cosa importa? 

Il Comune di Roma ha ideato il distretto dell’artigianato artistico e la Regione Lazio sta avviando un progetto di formazione che avvicina le nuove generazioni agli antichi mestieri, cosa pensi di queste iniziative?

Anche noi siamo stati contattati, negli anni, dalla Regione per proporci l’insegnamento del mestiere facendo dei corsi, il fatto è che tu puoi insegnare ad una persona alcune cose tecniche sul come si fa un paralume ma il mestiere è un’altra cosa. Non insegni un mestiere così, tu insegni solo a fare una specifica cosa.
Il mestiere lo impari quando, come me, a quindici anni spazzi per terra e puoi solo guardare, il mestiere è essere stato a contatto con arredatori e architetti che nel corso degli anni ti hanno insegnato come si accoppiano i colori, il mestiere si insegna con la gavetta. 

Per quanto riguarda l’impegno che ci mette la politica, premetto che nostro nonno è stato partigiano, è chiaro quindi quali possano essere le nostre idee, ma a noi artigiani non è venuto mai nulla dalla politica, è tutta quanta solo propaganda. Se volessero aiutare davvero gli artigiani, considerato che per la maggior parte siamo in affitto, al proprietario delle mura di una bottega che sta lì da tanti anni, dovrebbero sgravare le tasse. In questo modo il proprietario può avere interesse a lasciarti dentro, altrimenti ti manda via. Se facciamo uno storico degli artigiani, anche importanti, negli ultimi 30 anni, non ce n’è uno che sia riuscito a rimanere dove stava.
La proprietà privata deve essere certamente tutelata ma si deve tutelare anche la tradizione, e invece per la classe politica non contiamo niente.

“Durante il giorno, danzavo con le mie vesti vistose; ma danzavo anche la notte, indossando soltanto le ombre della lampada a fregi che pendeva dai rampicanti d’oro.” Mary Renault (Il ragazzo persiano, 1972)

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Commenti

  Commenti: 1

  1. Carla Tarquini


    Coinvolgente questa storia , grazie continuate cosi , fateci scoprire e apprezzare il bello della nostra grande citta’!!!

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