“Pratone” di Torre Spaccata in bilico

Audizione dell’amministratore delegato di Cinecittà Nicola Maccanico da parte della Commissione comunale per l’attuazione del Pnrr

Ieri, 5 maggio 2022, la Commissione speciale comunale per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) presieduta da Giovanni Caudo è andata a conoscere il progetto che ha in mente l’amministratore delegato di Cinecittà Nicola Maccanico per l’investimento statale di 300 milioni di euro ricadente nell’ambito del suddetto Piano. La società pubblica di Cinecittà è soggetto attuatore del progetto. Alla riunione hanno partecipato, intervenendo nel dibattito, alcuni consiglieri municipali, il Presidente del VII Municipio Laddaga, Antonella Manotti vicepresidente del Comitato di quartiere di Torre Spaccata e Stefano Becchetti presidente del Comitato “Pratone di Torre Spaccata”. Sono intervenuti, tra gli altri, anche il consigliere dei verdi Ferdinando Bonessio e Alessandro Luparelli che negli anni passati, insieme alla rete territoriale “Cinecittà bene comune”, si è battuto insieme ai lavoratori degli Studios, ai registi, agli attori e al mondo della cultura perché Cinecittà tornasse pubblica per essere rilanciata nella sua vocazione di grande marchio mondiale del Cinema e fossero sventati i tentativi di speculazione edilizia che pendevano in modo ricorrente sul capo degli Studios.

Lo scopo di questo articolo non è quello di dare conto di tutti gli interventi, che è possibile rivedere in streaming sul sito del Comune, ma di fare alcune considerazioni di merito al progetto di Maccanico riguardante il “Pratone” di Torre Spaccata. Maccanico ha illustrato le prospettive rosee della produzione dell’audiovisivo di Cinecittà in rapporto all’evoluzione delle nuove tecnologie. Prospettive di espansione che non derivano solo dall’investimento del Pnrr ma dalla domanda del mercato. Gli Studios sono pronti a farvi fronte, ha detto, in due modi: ristrutturando ed espandendo i teatri di posa dentro Cinecittà – dai 19 attuali a 24 – e allargando la produzione nell’area del “Pratone” di Torre Spaccata, definita dal Prg come “centralità urbana”.

La notizia di una ripresa della produzione cinematografica e dell’audiovisivo è senz’altro ottima. Per tanti anni i Cdq e le associazioni aderenti alla Comunità Territoriale hanno sostenuto questa battaglia individuando in Cinecittà una delle identità culturali e produttive forti del territorio da difendere e fortificare, Basta vedere il logo della Comunità per rendersene conto. Tanti anni fa, circa venti, fu realizzato un progetto largamente partecipato dai cittadini che prevedeva anche, tra le altre cose, – di cui si è dato spesso conto su Abitare a Roma – che nel “Pratone” fosse collocato il Museo del Cinema, che era un modo per sostenere il marchio mondiale di Cinecittà-cinema.

Poi il tempo è passato inesorabile, senza che se ne facesse nulla come spesso accade a Roma quando di mezzo c’è il bene pubblico e non gli interessi privati. Maccanico ieri ha comunicato, in sostanza, che per quanto il pilastro dell’espansione esterna di Cinecittà sta in trattativa con i proprietari del “Pratone”, Cassa depositi e prestiti (Cdp), per l’acquisizione di un pezzo dell’area di circa 57 ettari, 49 di Cdp e 7,2 di privati. In sostanza, 187 mq. di Superficie utile lorda (Sul) edificabile di cui 157 mila di privati e 31 mila pubblici. Per ora – ha detto Maccanico – siamo solo a “un contratto preliminare”. Cinecittà ne vorrebbe 31 di quegli ettari (circa 82.000 mq di Sul), più del 54% dell’area, per realizzarci 8 teatri di posa su 14 ettari con gli annessi servizi e i restanti per le scenografie esterne. Facendo un conto a spanne delle cubature necessarie e commisurando i teatri a quello di Fellini, il mitico 5, il più grande di circa 3.000 mq., si arriverebbe a una superficie di circa 24.000 mq. per una cubatura di 84.000 mc. considerando i servizi accessori si arriverebbe a 100.000 e più di mc. Investimento: 65 milioni.

La prima cosa da rilevare è che il progetto di Maccanico sul “Pratone” differisce non poco dalle ultime affermazioni, pur discutibili, dell’assessore Veloccia fatte nell’intervista a Roma Today il 19 aprile scorso: inedificabilità dei 2/3 dell’area, concentrazione dei 600.000 mc. nell’altro terzo, parco lineare fra Centocelle e “Pratone” ecc.. Prendersi 31 ettari dei 57 significa ammazzare, per dirla brutalmente, la vocazione archeologica-ambientale del “Pratone”. Maccanico ha detto che per quanto riguarda l’assetto complessivo dell’intera area, pur nella responsabilità di ciascun soggetto per la sua eventuale quota parte, bisognerà aspettare anche le proposte di Cdp. Stessa cosa hanno confermato anche il Presidente Caudo e gli altri amministratori. Staremo a vedere, ma non si annuncia nulla di buono e i comitati dei cittadini interessati a salvaguardare la vocazione ambientale-archeologica della centralità e, insieme, lo sviluppo di Cinecittà faranno bene a stare, come si dice a Roma, “alleprati”.

Si potrebbe trovare una soluzione alternativa alle giuste esigenze di sviluppo della produzione cinematografica?

Proviamo a ragionare. Ad Anagnina, attorno al terminal della metropolitana, vi sono 35 ettari di proprietà del Comune di Frascati. Vicini agli Studios quanto il “Pratone”. Il Prg prevede 550.000 mc. di edificazioni. Anche lì, nel 2005, lungo processo di partecipazione dei cittadini attorno all’ipotesi principale di un ospedale pubblico e altre cose di direzionalità legate alle necessità del territorio. Non se ne fece nulla. Quell’area, servita dal ferro, sarebbe l’unica vera centralità del territorio. Ma il Prg non la prese neanche in considerazione, salvo riversarvi ipotesi edificatorie. Giovanni Caudo, quando era docente universitario, vi fece un progetto di direzionalità urbana proprio partendo dalla constatazione che l’area era già servita dalla metropolitana e che i treni che partivano stracolmi arrivavano vuoti al terminal perché intorno c’era pressoché il deserto urbano. Quell’area, con 4 ettari in più, potrebbe essere quel che cerca Maccanico per i suoi otto teatri di posa e lo spazio necessario alle scenografie esterne. Si verrebbe così a collocare lì non solo una direzionalità di valore metropolitano ma si potrebbero ridimensionare anche le cubature previste dal Prg e venire incontro anche alle esigenze di bilancio del Comune di Frascati che finora, tramite la società “Astra otto”, non è riuscito a tirare furi un ragno dal buco. I soggetti della trattativa sarebbero pubblici come per il “Pratone”. Infine, il “Pratone”, con cubature drasticamente ridimensionate, potrebbe essere restituito alla sua vocazione archeologica-ambientale e trasformato in quello che è: la prosecuzione naturale del Parco archeologico di Centocelle.

Si parla tanto di periferie. Ma quale intervento più riqualificativo, insieme al tram sulla Togliatti già finanziato e la prosecuzione del Termini-Centocelle verso Torre Spaccata e Tor Vergata, sarebbe quello delineato?

Naturalmente ciò comporterebbe una revisione del Prg riguardante le aree in oggetto. In altre capitali d’Europa sarebbe la classe dirigente a pensarci subito e a correre per realizzare nei tempi previsti (2026) gli investimenti del Pnrr.

Qui da noi, “Campa cavallo che l’erba cresce”.

 

 

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